Cos'è che li fa MUoverE ?

Chi avrebbe detto che una attività così semplice e spontanea - si cammina prima ancora di connettere verbo- poteva determinare una occasione di aggregazione, il ricostituirsi di antiche frequentazioni,risvegliare la voglia di stare insieme e condividere le emozioni di piccole avventure.Eppure guardateli con gli zaini in spalla ripieni di sorprese, attrezzature più o meno consone alla bisogna - animati da spirito di conoscenza, inerpicarsi per boschi e pendii alla scoperta del mondo che li circonda.

Ed allora ci si chiede cos'è che li spinge ad andare ed andare ed andare, cosa cercano, quali le motivazioni.Come al solito è meglio non porsi mai troppe domande:le risposte potrebbero essere deludenti banali scontate.....volgari! Lasciamoli camminare....Non ci interessa dove e perché.

Ci preme che vadano, che vadano ma che vadano pure a...Ecco, appunto!

Brahamana V sec. a.c - Indra esorta Rohita

Non c'è felicità per chi non viaggia, Rohita!
A forza di stare nella società degli uomini,
Anche il migliore di loro si perde.
Mettiti in viaggio.

I piedi del viandante diventano fiori,
la sua anima cresce e dà frutti,
ed i suoi vizi son lavati via dalla fatica del viaggiare.
La sorte di chi sta fermo non si muove.
Allora vai, viaggia, Rohita!
Indra esorta Rohita - (dai Brahamana V Sec. a.c.)

mercoledì 27 settembre 2017

L'Augustea - 17° - 17 Agosto 2014, Domenica - Pai di sotto - Verona

17°   Pai di Sotto - Verona.

L'albergo si è praticamente svuotato dopo la colazione: un fuggi fuggi generale che ci ha lasciati ultimi ,
con i nostri tempi. Non c'è più una nuvola in cielo: l'azzurro colora perfino le montagne all'orizzonte sull'altra sponda, dove la nebbia è sparita.
Lasciare questo bel posto in una così bella giornata è proprio un peccato! ma non rimarremo delusi.

Riattrezzate le bici, che per tre giorni non abbiamo toccato, riprendiamo la marcia.
Pedalare con quel panorama e senza l'ansia di dover arrivare in tempo è proprio piacevole, non c'è molto traffico e procediamo di buona  lena. Superato Garda evitiamo la ciclabile invasa di bagnanti e restiamo sulla provinciale, peraltro percorsa da altri ciclisti della "domenica"!
La nostra meta di oggi è Verona che possiamo raggiungere salendo da Garda, ma passando per Lazise
avremo meno asperità.: non abbiamo fretta, la giornata è bella e decidiamo di non soffrire troppo.
Tuttavia l'uscita da Lazise prevede una lunga salita inaspettata, anche se non molto dura.

Fra si sente in grande forma, il sole è per lei la migliore terapia, e pedala con energia, io arranco dietro.
Incrociamo numerosi ciclisti, superiamo una rotonda che porta alla superstrada ed in discesa arriviamo a Bussolengo. L'indicazione per Verona è facile, prenotiamo l'ostello, ed ingaggiamo una gara di corsa con il vento in poppa. intonando canzoni. Fra vola.
E' tutta pianura ed in un attimo siamo alla periferia: strade larghe intervallate da semafori, superiamo e siamo superati da un'altra coppia, percorriamo una lunga circonvallazione alberata, le strade sono deserte.
Arriviamo ad un ponte sull'Adige e non troppo lontano individuiamo il castello dove dovrebbe essere il nostro ostello: Villa Francesca. E' come solito situato in cma ad una salita che percorriamo a piedi.

Alla reception un gentilissimo ragazzo di colore, che consentirà a Fra di usare i bagni per una doccia,
e dopo esserci ristorati, lasciamo le bici alla scoperta della città.
Anni prima, con i bambini piccoli, eravamo passati per Verona ma avevamo visto solo l'Arena ed il balcone di Giulietta:  è invece una città che mi ha sorpreso!.

Oggi è domenica. Attraversiamo l'Adige, che da solo vale la visita, sul ponte della Pietra di epoca romana
che introduce alla città vecchia. Sullo sfondo il colle di San Pietro con il teatro romano e l'acropoli contornati da cipressi: tutta l'area è zona archeologica.
La città è piena di turisti l'aria è festosa, noi pure. Ci aggiriamo con il naso all'insù per le vie che dopo un pò sfociano nella grandiosa Piazza dei Signori. I palazzi rinascimentali del Comune, del Governo e del Capitano
testimoniano la grandezza degli Scaligeri.

In una strada laterale ci imbattiamo nell'urna funeraria detta le Arche Scaligere in stile gotico che raccoglie e celebra le spoglie dei suoi Campioni, tra gli altri il famoso CanGrande della Scala.
Continuando nella passeggiata l'agitazione e l'affollamento davanti ad un portoncino non lasciano dubbi:
è la casa di Giulietta. Entriamo. Fra, sotto il balcone,sembra ricordare qualcosa della visita precedente, e non manca di farsi fotografare, con grande difficoltà, davanti alla statua della Capuleti..
Aumentano vetrine commerciali e passanti, ed entriamo in Piazza delle Erbe, l'antico foro romano, oggi
mercato ortofrutticolo elegante. Dei romani hanno mantenuto oltre alla struttura rettangolare della piazza, anche il culto delle fontane, a cui non manchiamo di ristorarci.

Stasera Francy torna a Roma con il treno. Dobbiamo impacchettare la bici: "compriamo" due beste per le ruote e torniamo in ostello per prepararci.Fra monta la bici e riesce perfino a docciarsi , ed in bici risalendo l'Adige torniamo verso l'Arena, l'anfiteatro simbolo della città, sede di tante manifestazioni canore, classiche e leggere. Sono sorpreso dalla eleganza e pulizia della città che ne fanno anche , per le numerose opere storiche ed artistiche, una delle più belle visitate finora.
P.za Bra è un salotto con bar pasticcerie  e ristoranti affollati, così come il giardino all'esterno dell'Arena pieno di famiglie con bambini che giocano, corrono, mangiano il gelato.....Sembra un'altra epoca.

Leghiamo le bici, con un po' di apprensione per la presenza di extracomunitari che vendono e lanciano in aria girandole luminose, ma riusciamo a passeggiare, ma poi anche se la stazione non è lontana ci avviciniamo
Sul binario, smontiamo e impacchettiamo la bici di Fra, facendo attenzione ai soliti perditempo, magari
malintenzionati.Il treno arriva puntuale e con calma saliamo il nostro ingombrante bagaglio.
Fra va' . Ciao! E' stata una bella avventura.
Torno, non senza difficoltà perchè perdo continuamente la strada, e riesco ad arrivare in ostello poco prima di mezzanotte, poco prima di rimanere fuori.    






domenica 24 settembre 2017

Soggiorno sul Garda - L'Augustea - 14/15/16 Agosto 2014

Pai di Sotto - L'arrivo

 L'Hotel Giannini è una palazzina anni '50, alta sul lago, dotato di un bel giardino con brecciolino, sdraie sul prato verde e, nel mattonato che contorna la facciata dell'edificio, sono disposti sedie e tavolini bianchi in ferro battuto.

Siamo accolti da un signore mite che sembra aspettasse solo noi: l'albergo in effetti sembra vuoto.
Meglio così. Espongo la mia contrarietà per il vento ma il nostro oste ci informa che è notorio che, dopo la cittadina di Garda, il libeccio che viene dai monti è costante sul lago. E' questo che consente la navigazione a vela e la pratica del windsurf che le tante scuole promuovono. Fra sembra essere molto informata e soprattutto interessata. Per fortuna, ci dice, ha smesso di piovere cosa che ha fatto
nei tre giorni precedenti.
La camera è ampia, bagno in corridoio, con un bel balconcino con vista sul lago ed i monti, ma
purtroppo non possiamo stare fuori per via del troppo vento freddo.

Dopo il rifocillo vado in esplorazione sul lago: dal prato dell'hotel si arriva ad un sottopasso e sono sulla riva: alcuni temerari in costume sfidano il freddo e sembra incredibile che pochi chilometri prima sembrava di essere a Rimini. Ma si sa il Garda inizia a Torri del Benaco....!!!
C'è una navetta per raggiungere la cittadina e ne approfittiamo subito.

Bardata a festa per il ferragosto il paesino è carino, tipico della zona, con stradine strette e gli immancabili innummerabili negozietti di chincaglierie e souvenir pizzerie e ristoranti.
Per l'appunto troppi! Dopo aver girato fin quasi allo sfinimento, e all'orario di chiusura, come nostra abitudine, e per colpa esclusivamente mia, troviamo la trattoria adatta a noi, alla nostra tasca ed al nostro comodo....troppo umido quello scelto prima, da cui ci siamo alzati.
Da Carlo, è il nome del posto, meridionale - come il cameriere - ma noi scegliamo il piatto tipico - la trota - mediocre.
Torniamo alla navetta che, caricati altri clienti, ci porta in albergo per la nanna.

- Pai di Sotto - Oggi è Ferragosto!

L'albergo contrariamente a quel che sembrava è strapieno.
Coppie e famiglie occupano tutti i tavoli per la colazione, dentro e fuori.
La mattina è fresca e soleggiata. La colazione ottima. Il nostro oste è coadiuvato dalla moglie che ha preparato delle torte squisite, una signora dolce e brava che la sera prima ci aveva messo la lavatrice a disposizione. Il giardino è accogliente, la vista dal balcone una favola. Decidiamo di andare a vedere
Pai di Sopra, e con un piccolo sforzo ulteriore salire sul monte che ci sovrasta.

La salita è ripida, siamo a piedi, ma riusciamo a farla senza fatica.
Arriviamo alla piazza principale, forse l'unica, dove due bar/ristorante uno di faccia all'altro stanno preparando le loro leccornie per gli ospiti del ferragosto.
Più in alto c'è una chiesetta, un grande poster del Cristo, a cui si accede passando sotto un arco.
E' chiusa. C'è un belvedere con un panorama bellisimo. Il vento è padrone. Scattiamo alcune foto che
come solito alla miss non vanno bene.
Proviamo a salire per il sentiero che va al monte. Ad ogni curva la pendenza aumenta ed il fiatone pure. Invece di addentrarsi nel bosco, come pensavamo, lungo la strada si affacciano ville e villette.

Da una di queste ville esce una folta masnada di ragazzi e ragazze in mountain bike che vogliono precipitarsi per la discesa! pericolosissimo, ma Fra vorrebbe subito aggregarsi.
Decidiamo di tornare indietro e prendiamo una scorciatoia a lato di uno dei ristoranti, ancora più ripida che in un attimo ci riporta a bordo lago e ci risparmia da una fracicata clamorosa perchè improvvisamente goccioloni grossi si abbattono nella zona costringendoci a ripararci in un parcheggio. E' ora di pranzo e stiamo per infilarci in una accogliente trattoria proprio di fronte a noi, ma pian piano spiove e per caso siamo proprio alla curva dove ferma la navetta per Benaco, che passa in quel momento! Saliamo.

Arriviamo in pieno sole, tra frotte di turisti e decidiamo di approfittare del bancone degli organizzatori
la festa per prenderci due belle fette di strudel con bicchier di vino incluso: 5€ .Altro che trattoria!
Seguiamo per qualche tempo i bambini della scuola di surf che si stanno preparando, poi decidiamo di fare una passeggiata verso Garda, poco distante.
Non possiamo seguire la riva del lago perchè in quel punto le rocce e la scarpata ci si buttano dentro.
Impieghiamo un bel po' per arrivare al culmine della salita, risalendo una isteria di automobili in fila,
Da sopra si vedono spiagge e spiaggette ricoperte di verde ed insenature degne della migliore costiera Amalfitana, gente al bagno e ombrelloni.

C'è un passaggio, forse privato nel Parco Baia delle Sirene, e decidiamo di scendere - a piedi si può. Fra- vincendo i suoi timorati pudori - si immerge nelle acque freddine del lago, una cosa che avrebbe voluto fare da un bel pò: è come solito bellissima e bello è il pomeriggio.
Si riveste e risaliamo, ma prima di lasciare quel bel posto, facciamo un salto alla Punta San Vigilio........ dove solo i ricchi possono stare: porsche e mercedes parcheggiate lì intorno, motoscafi attraccati in banchina. E' l'ora dell'aperitivo e si pasteggia a champagne. Che ci vuoi fare, a noi è sempre piaciuto il lusso......degli altri!
L' hotel si chiama "Locanda San Vigilio" ma è una locanda a 12 stelle !! d'altra parte il panorama ed il posto sono da favola.

Torniamo contenti verso Benaco, in discesa. Le auto sono sempre lì in fila per entrare a Garda.
Il nostro paesino è isola pedonale, animato per le orchestre ed i complessi che si esibiscono.
Scegliamo il nostro ristorante, questa volta sul lungolago, ma pur spendendo poco non mangiamo un granchè. La gente canta e balla: canta Bobby Solo, che tenerezza.
Sta intonando "Love me Tender" alla moda del mitico Elvis, ma fa quasi ridere. Si riprende con la sua "Lacrima sul viso" .
Torniamo alla piazzetta dove ci aspetta il nostro amico con la navetta già piena.E' passata mezzanotte

- Torbole   -  Windsurf!

Oggi è il 16 Agosto e come suggerito dal nostro oste e convenuto , prendiamo l'autobus che ci porterà a Riva del Garda e soprattutto a Torbole, patria del windsurf gardesano, meta agognata da Fra fin  dall'inizio.
Il Tempo è incerto ma non frena il nostro desiderio di stare all'aria aperta.
Lungo tutto il tragitto bagnanti, ciclisti surfisti e velisti condividono il nostro stesso desiderio ed è un continuo susseguirsi a movimentare e colorare lo sfondo del lago e dei monti, già superbo di per se.

Il bus procede a rilento specie n prossimità dei centri più grandi, in cui si formano code lunghe più di un chilometro, d'altra parte il periodo lo richiede. Finalmente Torbole! alla periferia di Riva
E' qui che ci sono le scuole di surf più prestigiose ed il desiderio segreto della miss è di farne parte.
Il lago è punteggiato di decine e decine di vele e surf dai molteplici colori, è increspato per un vento di libeccio non proprio debole, ma soprattutto è illuminato da un sole che per l'ennesima volta ha avuto la meglio sulle nuvolaglie.

Una puntata al Carrefour per il meritato ristoro che consumiamo, come molti altri, sui sassi del bordolago.
Prima però una visita alle scuole di surf, i cui nomi sono noti a Fra, a cui si propone invano per la stagione ( avrebbe dovuto conoscere il tedesco.) Ci soffermiamo a scattare foto al "parcheggio" delle vele:
immagini suggestive delle rastrelliere su cui sono posate in ordine e per classi vele e surf coloratissimi.
In un vasto capannone, che deve servire anche da officina, attrezzatura di livello professionale.

Fra non resiste alla tentazione di bagnarsi, e questo lo sapevo; ma l'acqua deve essere molto fredda perchè
tutti i surfisti hanno la muta e i pochi bagnanti temerari riescono dopo un minuto.Si prepara con il suo costume azzurro ma l'acqua deve essere proprio fredda se perfino lei dovrà impiegare più di dieci minuti con l'acqua a metà coscia per acclimatarsi ed immergersi. Una rapida sbracciata ed altrettanto rapidamente esce.
L'adrenalina raccolta nell'acqua fredda la sprigiona attraverso la pelle, i cui pori si sono chiusi a difesa, ora rabbrividita ed increspata ma manifesta tutta la sua gioia per la sensazione di benessere che quel bagno le ha trasmesso: una frustata di energia.
Inascoltato ammonitore, non posso fare a meno di inorgoglirmi per la bellezza di questa figlia: l'azzurro gli dona proprio, e tutti la guardano, non solo per l'impresa ! Che bella ragazza.

Fortunatamente si asciuga e si riveste in fretta consentendo al sangue di riaprire le arterie e riprendere la sua corsa rianimando tutti gli organi per qualche momento traumatizzati.
E' ancora primo pomeriggio ma il costone di montagna che sovrasta Riva e la separa da Torbole impedisce al sole di resistere a lungo, e piano piano le ombre si allungano sulla spiaggia ed anche la temperatura è meno piacevole. La gente comincia a raccogliere le proprie cose ed anche noi decidiamo per una passeggiata verso Riva.

Inutilmente cerco di ricordare a Fra che su quelle rive era già stata in una precedente vacanza da bambina.
Non ricorda. Ci fermiamo in un giardino per consumare il nostro snack.
Passiamo sotto l'arco che introduce alla zona storica di Riva, ma senza addentrarci troppo.
Chiediamo ad un negozio di bici il costo della borsa da trasporto, troppo cara.
Ci avviamo verso la fermata del bus: l'ultimo della sera!, che aspettiamo con una certa trepidazione.
Quando scendiamo davanti l'hotel è ormai buio.La serata la passiamo lì : domani si riprendono le bici!!!

 
      








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mercoledì 20 settembre 2017

L'Augustea - 15/16 - 13 & 14 Agosto 2014 - Ostiglia - Roverbella - Pai di Sotto (Torri del Benaco)

13 Agosto 2014 - Osiglia - Roverbella

La colazione la mattina è al bar, frugale ed ordinaria, rallegrata dal buonumore e dalla parlata chiassosa della signora. Siamo un pò rammaricati per non aver incontrato alcun segno della
Via Augusta che partiva da questi luoghi, ma la signora ci rassicura che nel mezzo della piazza di Cornelio avrei potuto ammirare le vestigia della città antica e che il percorso in duemila anni si è modificato: ad esempio l'albergo stesso è costruito su un area che prima della guerra era paludosa e ci passava un canale; inoltre i bombardamenti della seconda guerra mondiale ed il recente terremoto, e quelli precedenti, hanno stravolto la topografia del territorio.

Non abbiamo tempo per visitare il museo Archeologico che sicuramente ci avrebbe dato ulteriori informazioni: sono già le undici ed abbiamo fretta di partire prima che il tempo cambi.
Si prosegue sulla riva sinistra del Po da qui in poi e proprio all'imbocco della ciclabile ecco per la prima volta la targa della Via:un segnale che ritroverò in molti altri tratti del cammino e che mi sarà da guida.

Il cielo piano piano si sta ingrigendo e rende l'atmosfera malinconica: la maestosità del Fiume, il suo andare apparentemente lento, denso, gli scorci e la fauna che lo rincorre, danno l'impressione rassicurante di un vecchio saggio.
Pioviggina ma non disturba. La ciclabile è frequentata e ben messa. Lasciamo la riva all'altezza di una chiusa e per qualche decina di metri aggiriamo il Mincio: lo scavalliamo traversando due ponti in ferro. Tevere, Reno, Po Mincio.....una lezione sui fiumi d'Italia!

Improvvisamente ci troviamo in una distesa desolata, in un tratto sterrato, con il cielo ora plumbeo.
Stiamo seguendo le indicazioni per Mantova che però non sono molto chiare. Io proseguo dritto verso la campagna...sbagliando. Chissà dove mi sarei ritrovato senza Fra che ogni volta mi riporta sulla
retta via. Perciò giriamo a sinistra, il sentiero taglia la campagna.....siamo immersi nell'acqua:
canali, canaletti, erba bagnata, cielo gonfio. Ci ritroviamo in una cittadina con basse case rosse e viali alberati, forse Governolo, in fondo al canale più largo una residenza maestosa.  

Chiediamo conferme ad una gazzella dei carabinieri. All'uscita dalla cittadina a destra riprende la ciclabile ed entriamo in un bosco, il parco del Mincio, con postazioni per il birdwatching.
Questa zona farebbe felice un idrografo con chiuse e canali che si susseguona lungo il fiume.
Superiamo una numerosa famiglia francese in bici, ed usciamo alla periferia di un altro paesino: nel parco giochi c'è una fontana che fa al caso nostro.
Le indicazioni anche qui sono dubbie ma imparerò che dritto significa a destra! Almeno qui.

Riprende a piovigginare proprio all'ingresso della periferia di Mantova: le indicazioni ci fanno fare un giro vizioso, allungando dentro e attorno alle case, forse per evitare la provinciale più pericolosa.
Al passaggio a livello comincia un acquazzone di quelli buoni: tutta l'acqua trattenuta si sta rovesciando ora: non resta che ripararci sotto una pensilina del bus. Sulla destra la paletta che indica la direzione per Palazzo Te', uno dei vanti di Mantova
Bloccati per oltre mezz'ora decidiamo di andare, schizzati dagli schizzi che alziamo passando sulle numerose pozzanghere....arriviamo ad  una piazza porticata, dove ripararci, ma ormai non piove più.

Turisti e viandanti affollano intruppati i portici ed i negozi lì sotto. Leghiamo le bici per andare a vedere il castello dei Gonzaga.
Rispetto al castello di Ferrara questo è rinascimentale ed è tutto raccolto in una grande piazza.
Mantova ha la forma di un grande quadrato circondata dal Mincio che qui si allarga per formare
tre grandi laghi :il Superiore, Medio, Inferiore. La zona storica si trova all'angolo superiore del quadrato.
Mantova è la città di Virgilio, del Mantegna, di Matilde di Canossa, ma soprattutto dei Gonzaga: la piazza della residenza dei duchi, piazza Sordello  piu' che un castello raggruppa una serie di edifici storici, costruiti in epoche diverse, il Palazzo del CAPITANO, il Palazzo Ducale che conserva al suo interno, oltre agli altri, uno dei capolavori del Mantegna - nativo di qui, "La Stanza Degli Sposi" commissionata da Ludovico Gonzaga.

Sarebbe opportuno spendere dei soldini per visitare il palazzo ed i meravigliosi affreschi e le sculture di autori fondamentali per la storia dell'arte, ma il tempo ridotto e la nostra ritrosia legata al budget,
ci devono far contentare di ammirare l'esterno e dare una sbirciatina ai giardini.
Nell'androne della toilette su un maxischermo scorrono foto e descrizione delle bellezze interne ed esterne del  palazzo ducale e degli altri edifici di piazza Sordello ma l'acustica è pessima e desistiamo.
Fuori intanto è tornato il sole e la passeggiata è più piacevole. Anche il palazzo del Capitano è a pagamento, ci rifuggiamo nel Duomo, niente di particolare tranne il corpo intatto del Santo Biagio
patrono della città; il palazzo Vescovile è adiacente al Duomo e di fronte al palazzo Ducale.

Poco prima, intrufolandoci in un cortiletto scopriamo la statua del Rigoletto. La vicenda della famosa
opera verdiana, anche se di fantasia, si svolge a Mantova ed il duca protagonista è proprio il duca di Mantova. E allora giù con le foto.
Lasciamo P.za Sordello e riattraversiamo l'arco del palazzo medievale, e siamo di nuovo sotto i portici che portano a P.za delle Erbe, un'altra zona importante con il palazzo della Ragione.

Sono quasi le sei del pomeriggio, facciamo la spesa e ci avviamo verso il B&B prenotato che si trova
ad una 15Km. L'uscita è attraversando il lago superiore, ma sbaglio e per un po' giriamo a vuoto.
Ci affidiamo a due signore, madre e figlia calabre! , ma al primo bivio ci sembra di tornare indietro.
Dopo un pò incrociamo un runner che si sta infilando in un parco: ci dice di seguirlo per la gioia di Fra. All'uscita siamo sulla strada giusta per Roverbella.
Superiamo Goito, reminiscenze risorgimentali del famoso sistema di difesa austriaco che costituiva il quadrilatero di fortezze con Mantova e Peschiera e Legnago e Verona, dove cominciammo a suonargliele, e dopo un lungo rettilineo arriviamo all'albergo.

La signora ci aspetta all'ingresso perche'.....la struttura è chiusa, ma le camere sopra il ristorante no.
Siamo praticamente gli unici ospiti ed approfittiamo della disponibilità di vettovaglie per cenare come si deve.
Usciamo il dopocena per il solito gelato. Non c'è molta vita, anzi in giro alle nove d'estate non si vede un' anima. Risolviamo dopo una lunga camminata con un bar in chiusura: ottimo.


14 Agosto 2014 .  Roverbella -Pai di sotto.

Il cielo è gonfio. Le signore che ci preparano la colazione non ci rassicurano: pioverà.
Ma in fondo al viale nella nostra direzione il cielo sembra aprirsi, e decidiamo di partire.
Dopo un paio di chilometri in cui ci si rallegrava per la buona sorte, il cielo davanti e a lato è sgombro di nuvole ma non sopra di noi e  all'improvviso goccioloni pesanti ci investono in mezzo
alla campagna e non possiamo fare niente per evitare la peggiore fracicata mai presa!

Fortunatamente ad una curva ci siamo potuti riparare dentro un cascinale accolti dalla sorpresa di  una signora che stava spazzando all'interno di un capannone.L'aia era piuttosto ampia e noi e le bici abbiamo trovato riparo in un capanno delle ....uova, cercando di asciugarci in qualche modo, in attesa che spiovesse. L'acquazzone è durato una decina di minuti e sgocciolando la pioggia cessò del tutto.
Dopo aver scambiato con la signora commenti sulle colture locali ed i danni che questi scrosci recano, ci siamo rimessi in viaggio.

La strada proseguiva asfaltata fino ad una nuova chiusa sul Mincio, fiume storico, poi improvvisamente ancora campagna. Siamo entrati in un paesino rurale con case basse rosse e strade vuote. Forse Borgetto di Valeggio
L'ambientazione ricordava il film Novecento dei fratelli Taviani con i canali ed i filari di lecci.

Ci siamo ritrovati all'uscita del paese lungo una superstrada, una circonvallazione, con una lunghissima salita che, seppure la pendenza non fosse troppo dura, ci ha sfiancato.
Il tempo s'è messo al bello asciugando quella sensazione di umidità che ci si era appiccicata addosso.
Dopo la salita una bella e lunga discesa verso Peschiera tra le case che man mano che ci avvicinavamo al lago di Garda si facevano sempre più ricche e piene di vegetazione.

L'ingresso e l'uscita da Peschiera è stata traumatica. Ci siamo infatti trovati ad attraversare una ampia rotonda con strade che si dipanavano per ogni dove, Bergamo, Brescia Milano , e salivano verso l'autostrada. Dopo aver percorso due volte la rotonda abbiamo preso l'unica via che non sbucava in autostrada .
La nostra direzione era Lazise, confermata da un ristoratore in un grande spiazzo per Tir, un'altra piccola salita, una rotonda una discesa e finalmente il lungolago, dove la ciclabile si snoda proprio
sulla riva. Ma siamo in prossimità del Ferragosto e la riva è gremita come fossimo su una spiaggia
del Tirreno....

Ombrelloni, sdraio, palloni e tamburelli creano, complice la splendida giornata che è uscita, una atmosfera di allegria, che però ci rallenta non poco, anche perchè siamo costretti ad entrare ed uscire
sulla statale che corre parallela e su cui incrociamo gruppi di ciclisti in tute sgargianti.
l'aria è tiepida e c'è il sole. Superato Garda, dopo una breve salita ed una curva, siamo investiti da un vento contrario e costante. L'acqua del lago, prima piatta, qui si increspa con onde ampie e lunghe.
Il panorama è grandioso: in fondo alla valle le nubi scure e minacciose si confondono con i rilievi dei monti che contornano il lago lungo tutto il suo perimetro, bruni sulla sponda opposta, confusi tra nebbia e foschie. Dal nostro lato il sole ci accompagna caldo così come il vento, fastidioso.

Arriviamo a Torri del Benaco, località prossima alla nostra meta, e ci fermiamo per un giro.
Nel giardino del Castello Sforzesco tavolate e baracchini approntati per la festa di metà agosto.
Fra è attirata dal porticciolo dove alcuni surfisti provano le loro abilità.
Riprendiamo la pedalata ostacolati dal vento e dalla salita ma alla fine arriviamo all'albergo prenotato da tempo: Hotel Giannini dove ci ristoreremo per tre giorni.