Cos'è che li fa MUoverE ?

Chi avrebbe detto che una attività così semplice e spontanea - si cammina prima ancora di connettere verbo- poteva determinare una occasione di aggregazione, il ricostituirsi di antiche frequentazioni,risvegliare la voglia di stare insieme e condividere le emozioni di piccole avventure.Eppure guardateli con gli zaini in spalla ripieni di sorprese, attrezzature più o meno consone alla bisogna - animati da spirito di conoscenza, inerpicarsi per boschi e pendii alla scoperta del mondo che li circonda.

Ed allora ci si chiede cos'è che li spinge ad andare ed andare ed andare, cosa cercano, quali le motivazioni.Come al solito è meglio non porsi mai troppe domande:le risposte potrebbero essere deludenti banali scontate.....volgari! Lasciamoli camminare....Non ci interessa dove e perché.

Ci preme che vadano, che vadano ma che vadano pure a...Ecco, appunto!

Brahamana V sec. a.c - Indra esorta Rohita

Non c'è felicità per chi non viaggia, Rohita!
A forza di stare nella società degli uomini,
Anche il migliore di loro si perde.
Mettiti in viaggio.

I piedi del viandante diventano fiori,
la sua anima cresce e dà frutti,
ed i suoi vizi son lavati via dalla fatica del viaggiare.
La sorte di chi sta fermo non si muove.
Allora vai, viaggia, Rohita!
Indra esorta Rohita - (dai Brahamana V Sec. a.c.)

giovedì 28 gennaio 2016

Il camino di Santiago - 6° Santiago- FinisTerre - Oviedo - Santander ; 29 e 30 Aprile 1 e 2 Maggio

29 Aprile - Santiago - Finisterre

La notte è trascorsa ristoratrice. Siamo apparentemente soli in questa grande struttura e nessuno sembra
sollecitarci all'uscita. Così ce la prendiamo comoda facendo ...i nostri comodi.
Dopo il timbro canonico, usciamo in una giornata magnifica: sole e frescura. La strada è lastricata, siamo nell'area medievale, e tutto appare lindo.
Dalla altura in cui siamo abbiamo una veduta panoramica sia della campagna a sud che dell'area della cattedrale di fronte; il cielo  pulito e l'aria fresca invita al buonumore, ed è così' che ci avviamo per la ripida discesa verso la città vecchia. Il programma di oggi prevede che io ritorni con il bus a recuperare l'auto,
e Fra continuerà la sua visita alla città. Ci separiamo dopo una colazione non troppo soddisfacente
in uno di questi bar moderni tutto fumo e niente arrosto.

Faccio una bella passeggiata a piedi per raggiungere la stazione degli autobus: ben organizzata e pulita, mi soffermo a pensare al perchè noi non possiamo godere in Italia di simili strutture.
Il mio autobus è pronto sul piazzale ma dell'autista nessuna traccia: come sempre in queste situazioni
sale un pò l'ansia di avere informazioni sbagliate, ma dopo poco un signore burbero accompagnato da alcune vecchiette si avvicina all'autobus. Mi accodo. Paghiamo il biglietto - modesto per la tratta - sul bus: la cassa dell'autista è una scatola di cartone a vista!! Altro che indennità di gestione denaro.
Partenza puntuale. Il tragitto non è particolarmente interessante e neanche i passeggeri, per lo più donne anziane che salgono e scendono dopo brevi tratte, e dopo poco più di un'ora arriviamo nel piazzale di PuertoMarin. La Panda è lì così come ci aveva assicurato la barista.
Ripercorro la strada a ritroso e fa sorridere pensare che la camminata di due o tre giorni, in macchina sia poi così breve.

Arrivo all'appuntamento con Fra che è quasi l'una. Francesca ha assistito alla messa di mezzogiorno: sì proprio quella in cui lanciano il candelabro. E' la messa del Pellegrino e mi racconta dell'esperienza suggestiva e quasi mistica di partecipare al rito insieme a così tante persone oranti e cantanti in una atmosfera resa ancora più "drogata" dall'incenso emesso copiosamente ad ogni oscillazione dall'enorme candelabro
magistralmente manovrato da due gruppi di chierici in tonaca rossa. E' arcinota l'abilità della chiesa di creare situazioni di soggezione al limite della magia: qualcuno riesce a vedere statue piangere o il sangue sciogliersi. Concordo con Francesca sulla singolarità dell'esperienza.

Ma il nostro viaggio, la nostra peregrinazione non finisce qui. Verso le quattro riprendiamo la macchina con destinazione la fine del mondo! Ed infatti, dopo aver lasciato una anonima e trafficata periferia di Santiago, ci proiettiamo verso il mare con il sole di fronte che ci cade addosso grande e luminoso.
E' bellissimo perchè nelle due tre ore del viaggio assistiamo a tutte le trasformazioni di colorazioni che il sole
nel tramontare segna sulle montagne sulle case sui boschi che attraversiamo sul mare all'orizzonte.
La natura sì che è magica! L'aria è fresca ma non fredda e viaggiamo con i finistrini abbassati.
FinisTerrae è proprio così alla lettera: si arriva in uno spiazzo dove c'è il porticciolo, un bar il nostro ostello
ed un alimentari chiuso. C'è anche la fermata del bus. Spenta la magia del sole tutto appare un pò troppo squallido e umidoso: freddo e umido. Anche la receptionist dell'ostello che per qualche motivo, legato al fatto che abbiamo percorso in macchina e non a piedi la strada da Santiago, non vorrebbe farci entrare. Sarebbe un bel guaio perchè lì intorno non c'è altro. Ci costringe ad aspettare fuori una buona mezz'ora, ma poi alla fine entriamo. Questo è un ostello tipo i primi che abbiamo incontrato:letti a castello ammucchiati disposti su più piani, ragazzi pellegrini scapigliati buttati per terra a fumare e chiacchierare fino a tardi, nessuna possibilità di mangiare qualcosa, e perciò ci arrangiamo come solito grazie alla previdenza ed abilità di Fra.  
  
30 Aprile - FinisTerrae . Cabo FisTerre - Ribadero

Da qui il nostro itinerario ripercorre al contrario "Il camino del Norte" quello cioè che percorre la costa
atlantica lungo le regioni della Galizia e delle Asturie: è un percorso aspro e poco servito ma a detta dei pellegrini tra i più spettacolari. Noi purtroppo non avremo la possibilità di verificarne la bellezza perchè la statale che facciamo seppur tra boschi corre quasi sempre all'interno.

La notte non si è dormito molto, e la mattina alle 8 tutti fuori! Siamo sorpresi a vedere l'affannarsi di tutti quei ragazzi che in pochi minuti raccolgono le loro cose e si precipitano fuori, ma lo scopriamo subito una volta all'esterno: sono tutti fuori alla fermata dell'autobus che passerà da lì a pochi minuti e se li porterà via tutti verso Santiago. Dopo tutta quella concitazione siamo di nuovo soli in quella piazza spoglia. E' una giornata uggiosa, ed il mare che respira silenzioso neanche sembra lui. La taverna all'angolo sembra accogliente
e soprattutto calda, e ci precipitiamo dentro per una bella colazione: neanche a dirlo i proprietari sono inglesi
, oppure olandesi, e ci stanno proprio bene in quell'ambiente non certo accogliente. Comunque abbiamo il nostro latte ed il the' caldo e ci attardiamo dentro.
E' comunque sempre molto presto quando decidiamo di dirigerci verso il Cabo Finisterre ennesimo punto estremo del continente europeo.Ma prima di lasciare una passeggiata sulla sabbia scoperta dalla bassa marea con tutta la vita che pulsa sotto: una spiaggia sconfinata che non frena il desiderio di Fra di "toccare l'acqua del mare" e di raccogliere qualche conchiglia più bella di altre!
Anche se la giornata è grigia ed il sole non si vede il posto è bello e selvaggio. Arriviamo al faro a picco sul mare che sbatte sulle rocce un bel po più sotto, all'interno del faro c'è un piccolo museo con foto di mareggiate impressionanti. L'addetto ci racconta un po' di storia: quella che più ci attrae fa riferimento ad un piccolo spiazzo poco più giù nel dirupo verso il mare con una croce celtica in pietra e rocce nere affumicate. Ci racconta il nostromo che lì i peregrini sogliono accendere il fuoco ed aspettare l'alba o il tramonto del sole, novelli sacerdoti del dio.
Ma adesso non c'è sole: il cielo è grigio, il mare è grigio, la roccia è grigia, la nebbiolina che si dirada lentamente ci ha immerso in una atmosfera incantata, fuori dal tempo: noi non possiamo accendere fuochi e allora improvvisiamo movenze di una lotta antica, una danza riparatrice che offriamo agli dei del mare!

Vorremmo restare ancora ma dobbiamo andare......Salutiamo il signore del museo che non manca di segnarci il timbro sulla Compostela e riprendiamo la marcia....in macchina.
Stiamo tagliando all'interno nella provincia di Lugo verso Ribadero: siamo un po' delusi perchè non esiste una strada sulla costa o perlomeno non è agevole, e quella che percorriamo non ha niente di interessante. Ogni tanto incrociamo qualche pellegrino a piedi, ma sono piuttosto rari. Arriviamo al paese nel primo pomeriggio e la pioviggina che ci ha accompagnato finora, ancora non ci lascia.
L'ostello in cui avevamo intenzione di andare è pieno, ed anche se la struttura è moderna inserita in un parco attrezzato sul mare, è meglio così; abbiamo bisogno di dormire come si deve e l'impressione è che il posto sia caotico come quello di Fisterre.
Ripieghiamo perciò per un bel alberghetto al centro della cittadina, caldo e confortevole.

Ribadero è posto alla confluenza di un fiordo che penetra all'interno tra due alte coste frastagliate, unite da un lungo ponte in ferro sospeso sul mare: ci sono avvertenze di pericolo in caso di mareggiate o vento forte ma il ponte è percorribile. Trovarsi sospesi in mezzo a quel mare dà i brividi ed un pò di vertigine: è facile immaginare come ci si possa sentire sferzati dal vento e con le onde alte dell'oceano.
Seguiamo la stradina del parco attrezzato che ci porta ai "mirador" punti panoramici da cui si può apprezzare in sicurezza l'insinuarsi della densa massa d'acqua tra le alte sponde: un castello con una fiorita bouganville
mette alla prova le nostre abilità fotografiche.....dall'altra parte per un sentiero che si percorre a piedi arriviamo ad un costone che sovrasta una ampia spiaggia ed un mare placido.....anche qui le rocce di granito ed il panorama fanno da quinta al servizio fotografico della modella Fran, che come al solito non vorrebbe mai andare via.

1 & 2/3 Maggio - Oviedo - Santander - Roma

Riprendiamo il viaggio in macchina verso Oviedo la capitale del Regno delle Asturie. Il tempo è brutto e piove, la strada tra i boschi è monotona, così ogni tanto facciamo qualche deviazione verso il mare, ma i paesini che incontriamo sono poco attraenti, perlopiù paesi di pescatori con le grosse barche in secca lungo i canali attraccate con lunghe corde alla banchina perchè la marea qui entra per un centinaio di metri....
Superiamo La Coruna nella zona industriale ed arriviamo ad Oviedo sotto l'acqua verso le due.
Troviamo l'ostello il cui gestore avrebbe aperto dopo circa un'ora, come apprendiamo da altri pellegrini.
Ci sistemiamo, le camerate sono a due o quattro letti a castello e noi siamo da soli in una cameretta:
ho paura per il freddo. Usciamo per vedere un po' la città il cui centro storico non dista molto dall'ostello.

Anni prima mi era piaciuta perchè la zona medievale era ancora integra, ma oggi non abbiamo troppe possibilità di passeggiare perchè piove e siamo ormai stanchi, perciò ci rifuggiamo nella cattedrale anch'essa fredda e inospitale.Ho tempo per polemizzare su non so più quale statua o croce e questo disturba la sensibilità di Fra, perciò torniamo immusoniti all'ostello.
Consumiamo la nostra cena insieme ad altri pellegrini - francesi - che disquisivano sulla bellezza del camino del Norte, con qualcuno che l'aveva fatto più volte. Parlavano in inglese, e ciò mi infastidiva: non mi andava di sforzare l'attenzione per seguire i loro discorsi sulla storia napoleonica e della seconda guerra mondiale, anche se sembravano ironizzare in qualche modo sugli italiani.

La notte, come paventavo, era trascorsa movimentata per il freddo. La colazione, inclusa, piuttosto povera
da costringerci a comprare il dolcetto - un bel croissant - fuori. Fra nervosa aveva deciso di voler fare un giro di un'oretta da sola per la città: per fortuna non pioveva. Io avrei aspettato in macchina, con la solita ansia di non vederla tornare per tempo, immaginando chissà quali catastrofi.

Prima di lasciare Oviedo,al suo ritorno, decidiamo di visitare un complesso abbaziale del trecento:
tre chiese romaniche mantenute in ottimo stato posizionate in una radura su una collina boscosa circondate dal verde: molto pittoresco!

Arriviamo a Santander con l'acqua e ci fermiamo sul lungomare: mi sono innervosito perchè non riesco ad ottenere informazioni di dove si trovi l'ostello. Alla fine ci danno la dritta buona e arriviamo: il costo di 5 € a persona è un furto: un centinaio di persone stipate come galline da batteria in uno stanzone, forse un garage.
Non c'è aria tra un letto ed un altro con cattivo odore di zaini sbracati a terra, scarponi sotto il letto ed un puzzo di piscio che viene da tre gabinetti ( e docce) che devono servire per tutti.
Sarebbe da denuncia, se non altro per il livello di igiene infimo e per la totale mancanza di sicurezza e via di fuga! Ma siamo stanchi e non mi va di cercare ancora. Inoltre la gonalgia mi costringe quasi a trascinare la gamba, così la passeggiata per il vialone di Santander con i negozi che stanno chiudendo e l'aria pregna di pioggia, si riduce a pochi isolati.

La cucina dell'ostello è invece quasi decente e c'è chi si diletta a cucinare manicaretti! Fra vuole fare il suo solito giro in solitaria, ed io in ambasce perche alle 22 l'ostello chiude, il gestore se ne va e chi è fuori rimane fuori! Fra ritorna alle 22 meno due secondi!!!!
La notte è uno schifo: una sinfonia prevedibile di russamenti: io con la mia coperta avveneristica che faccio un sacco di rumore; le signore a fianco tutte precisine con le loro cose russano come gendarmi, mi alzo alle quattro per fare pipì e c'è gente sveglia che fuma passeggia va al bagno.Povera umanità!  
La mattina alle sei comincia il va e vieni dei pellegrini in marcia: siamo gli ultimi a lasciare. La macchina è proprio lì di fronte.

Arriviamo in breve all'aereoporto  e consegnamo la Panda: ottima scelta.
Ovviamente ci sequestrano le picche. Imbacuccato come un salame, aspetto il controllo dell'officer di RyanAir per le dimensioni del bagaglio: sono fuori dello stabilito e mi aspetto di dover pagare la fee per imbarcarlo.Fortunatamente è tardi, e danno il via per salire sull'aereo, l'officer termina il controllo proprio con il passaggero davanti a me! Tiro un sospiro di sollievo e saliamo.
A Ciampino c'è Fabrizio!

    




  




S























lunedì 28 dicembre 2015

Camino 5° - PuertoMarin - Santiago - 25-26-27-28 Aprile 2013

25 Aprile - PuertoMarin - Palais do Rei

Lasciamo l'ostello sempre per ultimi, ma vogliamo fare una buona colazione prima di andare.
Da ora in poi si va a ...pedagna : infatti per poter prendere la Compostela bisogna dichiarare di aver fatto a piedi almeno duecento kilometri, e noi sommando quelli fatti all'inizio, quelli dell'altro anno! la salita a O'Cebreiro  e questi ultimi cento ci dovremmo arrivare.....
Lasciamo la macchina - dopo esserci assicurati che la ritroveremo! -in uno spiazzo dove c'è la fermata dei pullman, carichiamo lo zaino, imbracciamo le nostre picche e giu' per la discesa che circumnaviga il lago artificiale, ci accodiamo - ma poi li superiamo, ad altri peregrini....
Oggi ci aspetta una camminata di circa 25Km. La sera prima arrivando in macchina non ci eravamo accorti di quanto ripida fosse stata la discesa, ma ora che dobbiamo farla a ritroso ce ne accorgiamo eccome.
Il sentiero cammina a lato della strada ed il panorama seppure al limitare del bosco non è molto attraente.
Molti tratti sono allo scoperto ed il sole comincia ad essere un elemento. Dopo la lunga salita si arriva all'incrocio con la statale che attraversiamo ed il camino si fa un po' più agevole, lasciando la strada dopo un po' e passando per pascoli aperti e boschi di eucalipto (cè scritto sulla guida! che sono di eucalipto..).
Superiamo il migliare 89 a Santiago e questo ci rincuora, anche se da Ocebreiro in poi i migliari segnano la fatica. Infatti questo primo tratto è piuttosto faticoso, alternando tratti su strada a quelli nel bosco .
Incontriamo i pellegrini: da soli, in coppia a gruppi, in tutti c'è determinazione e costanza.
Facciamo commenti sui solitari...bell'impresa!.Camminare in solitudine in mezzo a scenari spesso suggestivi
deve essere l'ideale per riservare qualche riflessione a se stessi.
Finalmente dopo circa tre ore di camminata arriviamo in uno spiazzo nel bosco organizzato con tavoli in pietra e legno ottimo per la sosta e per il picnic.C'è un bar con tavolini all'aperto per il ristoro e diversi pellegrini stanno approfittando. Altri invece occupano i tavoli in pietra. Ci accomodiamo pure noi.
E' l'ora e ovviamente la super organizzata Francy prepara un pranzetto - di sandwich, frutta e dolce - coi fiocchi. Cè tempo per una pennichella e per rinfrescarci.
Anche Francesca può recuperare con il suo piede che camminando le da dolore e affaticamento.

Riprendiamo la strada che ben presto lascia il bosco per una lunga striscia asfaltata di cui non si vede la fine, con continui salite e discese piuttosto dure. Incrociamo una spilungona tedesca con un ampio cappello che va da sola. Potremmo deviare per la Villa di Donas, ma ci porterebbe troppo fuori. I paesini che attraversiamo sono in parte anonimi, con case basse tipiche della campagna, altre volte invece serpeggiamo per stradine e case in pietra che evocano l'atmosfera medievale. Sono le quattro e mezzo quando raggiungiamo la periferia di Palais do Rei, la nostra meta odierna. Ma anche questo è un miraggio perchè per arrivare al centro della cittadina dove è l'ostello, camminiamo ancora per tre quattro kilometri lungo un percorso ben attrezzato dove sportivi e non si dilettano indifferenti alla nostra fatica.
L'ostello è moderno e grande. Dopo esserci sistemati, usciamo per la cena. L'ostello è prossimo alla piazza del municipio molto ampia:

26 Aprile -   Palais do Rei - Ribadiso

Oggi ci aspetta una tappa dura di oltre 35 Km , perchè decidiamo di proseguire dopo Melide, che la guida spezza in due tappe. Ma noi non abbiamo tempo. Fortunatamente è questa una delle tappe più divertenti perchè si svolge quasi esclusivamente in mezzo ai boschi di eucalipto e querce. La notte ha piovuto e quindi troviamo fango sul sentiero che costringe , soprattutto Francesca, ad acrobazie per attraversare.
Si sente forte il profumo del letame dei pascoli circostanti e dell'umidità tipica del bosco con l'odore delle foglie cadute a marcire. Attraversiamo paesini che sembrano disabitati, e forse lo sono, molti che hanno mantenuto il loro aspetto antico. Una maglietta con la scritta "                    " lasciata da un pellegrino spiritoso ci consente di scattare qualche foto.....segnali del passaggio dei pellegrini ce ne sono in quantità
picche, sassi, croci ....ma sul percorso non se ne incontrano tantissimi anche se man mano che ci avviciniamo alla meta aumentano di numero. Arriviamo a Melide, dove ci fermiamo per una sosta.Qui c'è una croce in pietra del XIV secolo ritenuta tra le più antiche della Galizia. Noi tiriamo dritti anche perchè comincia
a farsi tardi: il tempo si incupisce e l'umidità del bosco con i suoi rii che non vediamo ma che sentiamo non
rallegrano l'animo.Attraversiamo una zona industriale e poi ci ributtiamo nel bosco. Anche la temperatura si è un po' abbassata. Ci sono le indicazioni per arrivare all'ostello di Ribadiso che, dice la guida,
è uno dei più belli del camino.  Fortunatamente c'è posto: non avremmo avuto nè la voglia nè la forza per proseguire e poi è quasi buio.
La cena - quella del pellegrino- che consumiamo appena in tempo perchè stanno chiudendo, nell'edificio prossimo all'ostello è molto buona con lenticchie gaspacho e salmone...calda e ristoratrice.
La struttura merita di essere descritta. Sull'argine del fiume.......al di la di un ponte in pietra quattro, cinque costruzioni basse e allungate, ad un piano e mezzo, padiglioni di un originario hospital di accoglienza e cura dei pellegrini attivo già dal 1500 e ristrutturato di recente, sulla via romana che da Lucus Augusta portava a Aseconia (Compostela). gli edifici sono stati riassegnati alle cucine - modernissime e con tavoli in legno -
ai servizi igienici, all'amministrazione e accoglienza ed infine all'ostello vero e proprio: uno stanzone riempito di letti a castello, caldo e confortevole. Le porte in legno dipinte in azzurro smorzano la severità della pietra
con cui sono costruiti i padiglioni con eccelsa arte antica. Immerso nel bosco, ai bordi del fiume in estate di giorno, il posto merita proprio di essere goduto.
Siamo fortunati perchè ci è stata assegnata quasi una camera privata: infatti ci sono solo quattro letti a castello, uno solo occupato. Durante la notte sono costretto ad alzarmi, e l'aria - che mi aspettavo più fredda, e la luna che si riflette nell'acqua sono uno spettacolo.

27 Aprile - Ribadiso - Arca
La mattina replichiamo al ristorante adiacente per una ottima colazione - con buonissimi croissant - che ci deve rinvigorire, e via sul selciato per la nostra marcia. Siamo ormai a meno di quaranta chilometri dalla meta. Usciamo dal piccolo borgo medievale per una ripida salita e....sembra che abbiamo fatto un salto nel tempo catapultati su una trafficata strada asfaltata di una cittadina moderna e operosa. Dura poco per fortuna perchè il cammino devia per il bosco. Oggi la giornata è assolata e il bosco meno fitto: non c'è più l'umidità di ieri, l'atmosfera è luminosa e camminare è veramente piacevole. Ora i pellegrini che incrociamo si moltiplicano, ma non ci si scambia parole o saluti: al massimo un sorriso, ognuno va per se!
All'ingresso di un sottopassaggio la scritta lasciata da Angelo è insieme blasfema e orante, è la sua preghiera
che ci diverte molto.
Ci fermiamo per le foto di rito al miliare 20 a Santiago!, ma abbiamo deciso di fermarci ad Arca per arrivare
presto il giorno dopo in città. Abbiamo abbandonato da un pezzo il bosco e stiamo camminando lungo una statale, alla ricerca di un ostello che sappiamo essere all'ingresso della cittadina di Arca......in cima alla salita.

Anche questo è un albergo piuttosto grande e pieno di gioventù che va su e giu' rincorrendosi con grida
e lazzi: non sono certo pellegrini loro e sembrano divertirsi molto. Fortunatamente anche qui la signora
all'accoglienza ci assegna......una camera privata! Bellissimo. Il paese non offre niente di particolare perciò
ci dedichiamo alle cure corporali.e ceniamo con quello che abbiamo.

28 Aprile - L'arrivo a Santiago de Compostela

La fortuna di avere una stanza tutta per noi ci consente di non subire il caos le grida il rumore di decine e
decine di ragazzini che raccolgono le loro cose, chiudono i sacchi si rimettono gli scarponi e vocianti e contenti si riversano fuori all'ostello incontro al nuovo giorno.
Tuttavia non possiamo restare a letto all'infinito e quindi anche noi, con minor frenesia, ci prepariamo.
Oggi è la giornata fatidica.
Usciamo dalla cittadina seguendo il flusso che si incrementa sempre più: attraversiamo un bosco e poi una periferia ordinata, un alto muro bianco accompagna la salita verso l'Hermita San Marco: è questa una altura
da cui si vede Santiago, per la gioia dei pellegrini che vedono la meta dopo il lungo e doloroso cammino;
si accalcano frenetici con le loro macchinette fotografiche, come noi d'altra parte, ad immortalare il momento ed il luogo, a riprendere la valle agognata , le statue in ferro di Papa Woitila  presenti anche in questo posto, la piccola cappella di San Marco con i ceri accesi.. Lo spirito critico mi fa notare le costruzioni oblunghe che si susseguono uguali lungo il pendio, a destra e sinistra:: enormi camerate per l'accoglienza.
Dopo aver sostato un bel po' in questo luogo, sferzato dal vento, partiamo per l'ultimo tratto: una lunga discesa asfaltata che sembra non arrivare mai, e quando si entra in città, niente di suggestivo.
La gente del posto, ormai abituata, quasi non ti nota: la loro vita scorre senza curarsi delle pene del pellegrino che arriva, anche se porta il benessere di cui godono; lo scarso traffico delle prime ore del pomeriggio è
quello di una qualsiasi cittadina di provincia, le strade normali con palazzi e segnali stradali  trasmettono un senso di estraneità, quasi di fastidio. Ma poi si arriva alla città vecchia, dove i tuoi simili a decine pullulano lungo le stradine piene di negozietti di gadgets e ristoranti e trattorie con il menù del pellegrino, stradine che salgono verso la cattedrale ed immettono finalmente nella grande piazza dove troneggia l'alta mole del Santuario! E' qui che probabilmente il pellegrino ritrova la pace ai patimenti del "Camino".
La piazza è immensa, ai lati eleganti palazzi rinascimentali, due ampie scalinate in ferro immettono all'interno della chiesa attraversando il Portico della Gloria maestosa rappresentazione in pietra della storia dei Testamenti, ma prima la foto immancabile con la cattedrale alle spalle i cui campanili non si riescono a riprendere per quanto sono alti. La giornata è assolata - contrariamente alla volta precedente - e l'allegrezza della luce contrasta con la fatica delle centinaia di chilometri percorsi a piedi, togliendo un pò del pathos che
la penitenza meriterebbe a ricompensa. E così la luminosità sembra quasi blasfema ai fioretti e alle rinunce
promesse e attuate: quella piazza e quella costruzione con il suo stile ruvido e contorto non dovrebbero godere del bello della natura, ma rappresentare mestizia e sofferenza.

L'atmosfera all'interno, anche qui in contrasto con la prima visita fatta anni fa, è ariosa e illuminata:
la ricordavo tetra e buia, affumicata dal fumo delle centinaia di candele accese, l'odore acre e dolciastro dell'incenso. Al centro della croce romanica attaccato al soffitto con un lungo cavo, il grande candelabro
che viene fatto oscillare pericolosamente dai chierici nella favoleggiata cerimonia spettacolare della messa di mezzogiorno, ed infine la statua di San Giacomo a cui si accede in fila dietro l'altare maggiore, per un abbraccio al santo, un omaggio di pochi secondi! Così finisce la visita al santuario, con l'uscita da una porta laterale.
Seguiamo il flusso dei pellegrini che dopo una sosta alla piazza adiacente si dirigono verso una fila numerosa:
è qui che danno la Compostela, l'attestato del pellegrinaggio. E' anche questo un momento che emoziona:
ti consegnano una pergamena con il tuo nome scritto in latino con penna a inchiostro a certificare che  hai fatto almeno 200Km del camino a piedi: noi ci siamo rientrati per il rotto della cuffia !

E mentre tutti si affollano a cercare la migliore trattoria per un giusto premio alle sofferenze patite, mi dirigo presso l' ostello, di cui avevo notizia : è un antico convento sulla collina opposta al santuario ed a cui si accede, neanche a dirlo, per una erta ardita. E' una ottima sistemazione ad un prezzo decente.
Quando torniamo nella piazza, novelli topolini della favola ci facciamo guidare dal suono che proviene dall' Hostal do los Reyes Catolicos, antico ospedale per i pellegrini trasformato oggi in un lussuoso e costoso
paradores : è un concerto dei Giovani Virtuosi della Galizia che suonano musica colta al piano e al violino.

All'uscita del concerto si è fatta sera. Rifacciamo la rambla in discesa e pian piano ritorniamo all'ostello: siamo sufficientemente stanchi e la cittadina non offre molto.
La nostra sistemazione è costituita da un letto ed un comodino in una camerata enorme! Per fortuna non c'è quasi nessuno, anzi nessuno nella nostra ala così possiamo sceglierci il posto a piacere: non oso pensare a cosa possa essere quella camerata piena di pellegrini. Sicuramente peggio di una camerata di soldati.    



     .      

  
   

giovedì 19 novembre 2015

Il Camino di Santiago - 4° - Leon Astorga O' Cebreiro PortoMarin

Leon  - PortoMarin 23-24-25 Aprile 2013

23 Aprile - Leon - Ruitelan

La notte è stata ristoratrice. Non essere costretti a lasciare il letto in fretta e furia come le altre mattine, ci ha
permesso di riorganizzare al meglio i bagagli e ....le vivande: la sera infatti la brava Francesca aveva preparato una cenetta con i fiocchi. Dedichiamo la mattina alla visita della città che la sera prima avevamo solo intravisto alla luce dei lampioni. Sappiamo che la cattedrale la Real Basilica de San Isidoro del XII secolo  è un monumento imperdibile: all'interno - abbiamo letto - c'è il pantheon dei re di  Asturia ed affreschi degni della cappella sistina, ma la Cattedrale è chiusa (o a pagamento) e quindi soprassediamo....
Leon è la città romana sede della VII Legio - da cui il nome - ed una ampia e solida muraglia la circonda
completamente,  Decidiamo sbagliando di percorrere le mura dall'esterno... non vediamo niente e ci stanchiamo a camminare. Decidiamo perciò di rientrare per una delle porte che si aprono lungo le mura .
Ci accontentiamo di visitare la chiesa                che ha un curioso sistema di riscaldamento dei banchi
(troppo deve far freddo d'inverno..!!). All'uscita una scolaresca chiassosa e ridente mitiga  l'austerità del luogo. Torniamo a piedi alla macchina e godiamo della festosità e dei festoni messi per la giornata di festa.

All'uscita da Leon ci fermiamo ad ammirare una costruzione moderna con enormi statue in bronzo stilizzate:
è la chiesa della Virgen del Camino  - patrona di Leon , che però all'interno è meno interessante.
C'è su un tavolo il timbro del pellegrino ed approfittiamo per aggiungerlo alla nostra Charta.Peregrini
La prossima tappa è Astorga, nome storpiato per la romanica Asturica Augusta.
Ci si arriva salendo per una stradina ripida e subito si nota la pulizia e l'ordine che le antiche case in pietra
conferiscono alla cittadina. Arriviamo all'ora di pranzo ed è tutto chiuso. Anche qui da visitare la cattedrale gotica con i caratteristici bastioni, ma è chiusa. C'è anche il Palazzo Episcopale di Gaudì, ma quello che a noi più attrae è.....una fabbrica di cioccolata! Guarda caso è aperta, e allora ci facciamo servire da un omino
smunto in parannanza due tavole di cioccolata al 70%. Anche qui l'interno e la merce esposta sono molto meno attraenti dell' apparenza esterna.
Lasciamo Astorga e riprendiamo la strada che ora attraversa tortuosa un bosco di querce e castagni con tornanti che ci riportano in cima fino .....ai 1500 mt della Croce di Ferro! Poco prima avevamo incrociato due camminatori un ragazzo e una ragazza sbucare fuori dal bosco e così l'atmosfera, l'ambiente che ci circondava  e la luce del pomeriggio erano di quelli che rallegrano l'animo, ma vedere all'improvviso questo spazio aperto con una enorme croce di ferro piantata sopra una collinetta di .....sassi lasciati dai pellegrini ci ha emozionato e fatto capire lo spirito del pellegrinaggio: un cammino di fede!

La suggestione del luogo ci ha indotto a fermarci ed anche se non proprio "titolati" abbiamo voluto partecipare di quel momento di testimonianza: i pellegrini che giungono in questo luogo lasciano sulla collinetta, oltre il solito sasso, anche un segno del proprio passaggio: una scarpa rotta, una sciarpa un cappello......Francesca ha voluto lasciare ......., io la stecchetta che si era rotta dell'occhiale da sole.
Il panorama che si godeva a perdita d'occhio da quell'altura e' veramente notevole, da lì in poi la strada scende con le stesse curve della salita fino ad arrivare a Ponferrada famosa per il castello dei Templari che ci fermiamo a visitare - la parte non a pagamento -
L'uscita dalla città è piuttosto anonima , ma ben presto ci ritroviamo incanalati nella vallata del fiume Bierzo
che risale verso la sorgente, la natura con poco, ma che è tantissimo per noi poveri uomini, crea dei quadri veramente pittoreschi....sulla sinistra il fiume che scorreva piano, sulla destra muraglioni, tutto intorno il verde dei prati e del bosco ed in mezzo noi con la nostra macchinetta sull'asfalto che sembrava creato anch'esso dalla natura.....un idillio, ed era ancora niente.
Arriviamo, alla periferia del paesetto, al nostro rifugio per la notte: il Pequeno Posada di Ruitelan!
Ci accoglie un curioso signore di mezza età peloso in canottiera  e parannanza: sta tagliando dei pomodori e cucinando per la cena - ma noi non siamo interessati: faremo da soli più tardi in giardino. La struttura è veramente piccola, e siamo stati fortunati a trovare posto, ma carina arredata con .....il gusto di un gay! Tendine e colori vivaci.....ecco cosa incuriosiva di quella specie di omone. Ma la sua natura non disturba anche se non fa niente per nasconderlo.
Non c'è molto intorno, perciò anche una passeggiata non può che essere breve.
Domani abbiamo deciso di arrivare a piedi al O' Cebreiro, una delle mete più magnificate del Camino.

La camera piuttosto piccola comprende 4 letti a castello per un totale di otto persone: un solo posto vuoto,
due uomini e una donna di mezza età, due ragazzone sicuramente tedesche per la stazza, noi due.
Gli altri sono già a letto, a fatica Francesca ed io troviamo posto....una finestrella ai piedi  non garantisce niente contro il freddo. La luce è già spenta secondo il volere di un dispotico tenutario.
Il concerto notturno, il freddo, l'olezzo di calze e calzettoni stremati non aiutano certo ad un riposo ristoratore, e dopo giri e rigiri nei letti improvvisamente le note a volume esagerato della Traviata di Verdi
ci annunciano che è già mattino... Il dispotico della sera si presenta accendendo la luce sollecitando tutti a lasciare il letto incurante del nostro sonno. Quasi tutti si alzano mogi mogi con i visi stravolti e le membra doloranti, non Francesca, non io che reagisco nervosamente intonando a voce strillata i versi dell'opera!
Alle otto, dopo una colazione misera, con le note di classica a tutto volume, siamo scaraventati fuori.

24 Aprile  - Ruitelan - Cebreiro - Portomarin

Nonostante la nottata, intraprendiamo la seconda tappa a piedi del nostro Camino pieni di energia ed allegria. Gli altri pellegrini sono già via con i loro pesanti zaini; noi ci attardiamo a prepararci  vicino... alla macchina, ma poi via anche noi su per la leggera salitella. Il percorso segue a ritroso il fiume per poi attraversarlo ed immergersi nel bosco: passiamo un villaggio di contadini con mucche cavalli e cani.
Nella chiesetta del Battista prendiamo il nostro stamp.
L'atmosfera agreste e la giornata assolata sono la medicina migliore agli sbalzi umorali di Francy, che purtroppo deve affrontare questi brulli e faticosi sentieri aiutandosi con i bastoncini per via del piede.
Ma queste sono le condizioni che a lei piacciono di più, l'avventura e la scoperta, la fatica fisica la caricano.
Arriviamo ad un posto di ristoro molto apprezzato dai pellegrini stranieri che si fermano festosi a recuperare
le forze.E' uno spiazzo all'interno di una specie di borgo  con un singolare  tipo di capanne di pastori a forma di cono rovesciato e sulla capoccia uno spesso strato di muschio indurito e brunito.
Riprendiamo il cammino dopo aver fatto acqua. Il sentiero si inerpica sulla collina e piano piano mostra
le vallate tutto intorno e cocuzzoli e pascoli a perdita d'occhio. La salita è piuttosto impegnativa ma dopo una prima parte nel bosco ora si procede con la visuale aperta.Arriviamo a metà della salita dove c'è un miliare del camino:l'ingresso in Galizia. Approfittiamo per una sosta e per scattare alcune foto insieme ad una coppia che fa un po' come noi: un po' in macchina, un po' a piedi.
Arriviamo a O' Cebreiro dopo un paio d'ore di cammino, e ci accorgiamo subito che ne è valsa la pena:
si tratta infatti di un villaggio celtico praticamente incorrotto dal  Medioevo!
In realtà il villaggio che risale al IX secolo era stato creato per accogliere i pellegrini sulla via di Santiago,c'e' una chiesa che custodisce il reliquario del Milagro de O' Cebreiro: nel 1300 un prete poco credente vide trasformata in carne l'ostia ed il calice riempito di sangue che fuoriuscito macchiò la sua palabra.
Ma la caratteristica di questo villaggio sono le abitazioni,  in pietra, come le strade,  a mo di capanne circolari con entrate basse e senza finestre e  con quella paglia muschiata sui tetti che avevamo già visto e che rende il tutto molto suggestivo con quell'idea di incontaminato e di fissità del tempo. Si chiamano pallozas queste abitazioni, alcune trasformate in museo altre in ristorante.
Noi abbiamo avuto la possibilità di visitarne una che riproduceva il modo di vivere della popolazione locale
con il pagliericcio e la stalla per gli animali all'interno della capanna.
Ci attardiamo, insieme ad altri turisti, a godere di questa piccola meraviglia, ed arriva l'ora di tornare a prendere la macchina che avevamo lasciato all'ostello.Francesca mi aspetterà qui perchè ancora sofferente con il piede. Affronto la strada a ritroso, ora in discesa, con l'intento di fare il prima possibile, ed infatti se per salire abbiamo impiegato oltre due ore e mezza, per tornare avrò impiegato un'ora in meno, e senza stancarmi. Ma arrivato alla macchina colpo di scena! le chiavi sono rimaste con Francesca! Non posso tornare su a piedi, impiegherei troppo tempo. Non ho modo di comunicare con Francesca..... non ci sono auto di linea che riportino su e non è il caso di fare l'autostop perchè non conosco la strada.
Ritorno all'ostello ed in maniera concitata riesco a farmi capire dal nostro ospite che mi suggerisce di chiamare un taxi. Sta passando molto tempo e decido di accettare. Il tassista vuole essere pagato giustamente anche per il ritorno, mi accordo per venti euro. Devo aspettare che torni da un'altro servizio. Finalmente arriva ed in breve tempo sulla statale torniamo al Cebreiro dove troviamo una Francesca preoccupatissima che mi fosse successo qualcosa. Torniamo indietro e finalmente apriamo la macchina.
Sono passate quasi tre ore ed è ormai pomeriggio inoltrato, ma la nostra meta per la notte non è distante.
Arriviamo a PuertoMarin che ci sono ancora un paio d'ore di sole: attraversiamo un moderno ponte su un bel bacino artificiale che ha sommerso una parte della città vecchia incluso il vecchio ponte romano - alcuni edifici sono stati  smontati e ricostruiti. Non sembra avere niente di particolare oltre alla bella vista sul lago
ed i boschi oltre. Troviamo facilmente l'ostello che ci ospiterà. Cerchiamo invano di comprare qualcosa da mangiare e ci dobbiamo accontentare di quello che abbiamo: un bel brodo caldo che pero...dobbiamo tirar su con posate rimediate perchè in tutto l'ostello c'è si una cucina ma non ci sono nè posate ne' stoviglie......!!
Camerate separate e fila interminabile di scarpe e scarponi all'esterno: ritroveremo i nostri?