Cos'è che li fa MUoverE ?
Chi avrebbe detto che una attività così semplice e spontanea - si cammina prima ancora di connettere verbo- poteva determinare una occasione di aggregazione, il ricostituirsi di antiche frequentazioni,risvegliare la voglia di stare insieme e condividere le emozioni di piccole avventure.Eppure guardateli con gli zaini in spalla ripieni di sorprese, attrezzature più o meno consone alla bisogna - animati da spirito di conoscenza, inerpicarsi per boschi e pendii alla scoperta del mondo che li circonda.
Ed allora ci si chiede cos'è che li spinge ad andare ed andare ed andare, cosa cercano, quali le motivazioni.Come al solito è meglio non porsi mai troppe domande:le risposte potrebbero essere deludenti banali scontate.....volgari! Lasciamoli camminare....Non ci interessa dove e perché.
Ci preme che vadano, che vadano ma che vadano pure a...Ecco, appunto!
BIKE
UTOPIA SOCIALE
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Brahamana V sec. a.c - Indra esorta Rohita
Non c'è felicità per chi non viaggia, Rohita!A forza di stare nella società degli uomini,Anche il migliore di loro si perde.Mettiti in viaggio.I piedi del viandante diventano fiori,la sua anima cresce e dà frutti,ed i suoi vizi son lavati via dalla fatica del viaggiare.La sorte di chi sta fermo non si muove.Allora vai, viaggia, Rohita!Indra esorta Rohita - (dai Brahamana V Sec. a.c.)
lunedì 28 dicembre 2015
Camino 5° - PuertoMarin - Santiago - 25-26-27-28 Aprile 2013
Lasciamo l'ostello sempre per ultimi, ma vogliamo fare una buona colazione prima di andare.
Da ora in poi si va a ...pedagna : infatti per poter prendere la Compostela bisogna dichiarare di aver fatto a piedi almeno duecento kilometri, e noi sommando quelli fatti all'inizio, quelli dell'altro anno! la salita a O'Cebreiro e questi ultimi cento ci dovremmo arrivare.....
Lasciamo la macchina - dopo esserci assicurati che la ritroveremo! -in uno spiazzo dove c'è la fermata dei pullman, carichiamo lo zaino, imbracciamo le nostre picche e giu' per la discesa che circumnaviga il lago artificiale, ci accodiamo - ma poi li superiamo, ad altri peregrini....
Oggi ci aspetta una camminata di circa 25Km. La sera prima arrivando in macchina non ci eravamo accorti di quanto ripida fosse stata la discesa, ma ora che dobbiamo farla a ritroso ce ne accorgiamo eccome.
Il sentiero cammina a lato della strada ed il panorama seppure al limitare del bosco non è molto attraente.
Molti tratti sono allo scoperto ed il sole comincia ad essere un elemento. Dopo la lunga salita si arriva all'incrocio con la statale che attraversiamo ed il camino si fa un po' più agevole, lasciando la strada dopo un po' e passando per pascoli aperti e boschi di eucalipto (cè scritto sulla guida! che sono di eucalipto..).
Superiamo il migliare 89 a Santiago e questo ci rincuora, anche se da Ocebreiro in poi i migliari segnano la fatica. Infatti questo primo tratto è piuttosto faticoso, alternando tratti su strada a quelli nel bosco .
Incontriamo i pellegrini: da soli, in coppia a gruppi, in tutti c'è determinazione e costanza.
Facciamo commenti sui solitari...bell'impresa!.Camminare in solitudine in mezzo a scenari spesso suggestivi
deve essere l'ideale per riservare qualche riflessione a se stessi.
Finalmente dopo circa tre ore di camminata arriviamo in uno spiazzo nel bosco organizzato con tavoli in pietra e legno ottimo per la sosta e per il picnic.C'è un bar con tavolini all'aperto per il ristoro e diversi pellegrini stanno approfittando. Altri invece occupano i tavoli in pietra. Ci accomodiamo pure noi.
E' l'ora e ovviamente la super organizzata Francy prepara un pranzetto - di sandwich, frutta e dolce - coi fiocchi. Cè tempo per una pennichella e per rinfrescarci.
Anche Francesca può recuperare con il suo piede che camminando le da dolore e affaticamento.
Riprendiamo la strada che ben presto lascia il bosco per una lunga striscia asfaltata di cui non si vede la fine, con continui salite e discese piuttosto dure. Incrociamo una spilungona tedesca con un ampio cappello che va da sola. Potremmo deviare per la Villa di Donas, ma ci porterebbe troppo fuori. I paesini che attraversiamo sono in parte anonimi, con case basse tipiche della campagna, altre volte invece serpeggiamo per stradine e case in pietra che evocano l'atmosfera medievale. Sono le quattro e mezzo quando raggiungiamo la periferia di Palais do Rei, la nostra meta odierna. Ma anche questo è un miraggio perchè per arrivare al centro della cittadina dove è l'ostello, camminiamo ancora per tre quattro kilometri lungo un percorso ben attrezzato dove sportivi e non si dilettano indifferenti alla nostra fatica.
L'ostello è moderno e grande. Dopo esserci sistemati, usciamo per la cena. L'ostello è prossimo alla piazza del municipio molto ampia:
26 Aprile - Palais do Rei - Ribadiso
Oggi ci aspetta una tappa dura di oltre 35 Km , perchè decidiamo di proseguire dopo Melide, che la guida spezza in due tappe. Ma noi non abbiamo tempo. Fortunatamente è questa una delle tappe più divertenti perchè si svolge quasi esclusivamente in mezzo ai boschi di eucalipto e querce. La notte ha piovuto e quindi troviamo fango sul sentiero che costringe , soprattutto Francesca, ad acrobazie per attraversare.
Si sente forte il profumo del letame dei pascoli circostanti e dell'umidità tipica del bosco con l'odore delle foglie cadute a marcire. Attraversiamo paesini che sembrano disabitati, e forse lo sono, molti che hanno mantenuto il loro aspetto antico. Una maglietta con la scritta " " lasciata da un pellegrino spiritoso ci consente di scattare qualche foto.....segnali del passaggio dei pellegrini ce ne sono in quantità
picche, sassi, croci ....ma sul percorso non se ne incontrano tantissimi anche se man mano che ci avviciniamo alla meta aumentano di numero. Arriviamo a Melide, dove ci fermiamo per una sosta.Qui c'è una croce in pietra del XIV secolo ritenuta tra le più antiche della Galizia. Noi tiriamo dritti anche perchè comincia
a farsi tardi: il tempo si incupisce e l'umidità del bosco con i suoi rii che non vediamo ma che sentiamo non
rallegrano l'animo.Attraversiamo una zona industriale e poi ci ributtiamo nel bosco. Anche la temperatura si è un po' abbassata. Ci sono le indicazioni per arrivare all'ostello di Ribadiso che, dice la guida,
è uno dei più belli del camino. Fortunatamente c'è posto: non avremmo avuto nè la voglia nè la forza per proseguire e poi è quasi buio.
La cena - quella del pellegrino- che consumiamo appena in tempo perchè stanno chiudendo, nell'edificio prossimo all'ostello è molto buona con lenticchie gaspacho e salmone...calda e ristoratrice.
La struttura merita di essere descritta. Sull'argine del fiume.......al di la di un ponte in pietra quattro, cinque costruzioni basse e allungate, ad un piano e mezzo, padiglioni di un originario hospital di accoglienza e cura dei pellegrini attivo già dal 1500 e ristrutturato di recente, sulla via romana che da Lucus Augusta portava a Aseconia (Compostela). gli edifici sono stati riassegnati alle cucine - modernissime e con tavoli in legno -
ai servizi igienici, all'amministrazione e accoglienza ed infine all'ostello vero e proprio: uno stanzone riempito di letti a castello, caldo e confortevole. Le porte in legno dipinte in azzurro smorzano la severità della pietra
con cui sono costruiti i padiglioni con eccelsa arte antica. Immerso nel bosco, ai bordi del fiume in estate di giorno, il posto merita proprio di essere goduto.
Siamo fortunati perchè ci è stata assegnata quasi una camera privata: infatti ci sono solo quattro letti a castello, uno solo occupato. Durante la notte sono costretto ad alzarmi, e l'aria - che mi aspettavo più fredda, e la luna che si riflette nell'acqua sono uno spettacolo.
27 Aprile - Ribadiso - Arca
La mattina replichiamo al ristorante adiacente per una ottima colazione - con buonissimi croissant - che ci deve rinvigorire, e via sul selciato per la nostra marcia. Siamo ormai a meno di quaranta chilometri dalla meta. Usciamo dal piccolo borgo medievale per una ripida salita e....sembra che abbiamo fatto un salto nel tempo catapultati su una trafficata strada asfaltata di una cittadina moderna e operosa. Dura poco per fortuna perchè il cammino devia per il bosco. Oggi la giornata è assolata e il bosco meno fitto: non c'è più l'umidità di ieri, l'atmosfera è luminosa e camminare è veramente piacevole. Ora i pellegrini che incrociamo si moltiplicano, ma non ci si scambia parole o saluti: al massimo un sorriso, ognuno va per se!
All'ingresso di un sottopassaggio la scritta lasciata da Angelo è insieme blasfema e orante, è la sua preghiera
che ci diverte molto.
Ci fermiamo per le foto di rito al miliare 20 a Santiago!, ma abbiamo deciso di fermarci ad Arca per arrivare
presto il giorno dopo in città. Abbiamo abbandonato da un pezzo il bosco e stiamo camminando lungo una statale, alla ricerca di un ostello che sappiamo essere all'ingresso della cittadina di Arca......in cima alla salita.
Anche questo è un albergo piuttosto grande e pieno di gioventù che va su e giu' rincorrendosi con grida
e lazzi: non sono certo pellegrini loro e sembrano divertirsi molto. Fortunatamente anche qui la signora
all'accoglienza ci assegna......una camera privata! Bellissimo. Il paese non offre niente di particolare perciò
ci dedichiamo alle cure corporali.e ceniamo con quello che abbiamo.
28 Aprile - L'arrivo a Santiago de Compostela
La fortuna di avere una stanza tutta per noi ci consente di non subire il caos le grida il rumore di decine e
decine di ragazzini che raccolgono le loro cose, chiudono i sacchi si rimettono gli scarponi e vocianti e contenti si riversano fuori all'ostello incontro al nuovo giorno.
Tuttavia non possiamo restare a letto all'infinito e quindi anche noi, con minor frenesia, ci prepariamo.
Oggi è la giornata fatidica.
Usciamo dalla cittadina seguendo il flusso che si incrementa sempre più: attraversiamo un bosco e poi una periferia ordinata, un alto muro bianco accompagna la salita verso l'Hermita San Marco: è questa una altura
da cui si vede Santiago, per la gioia dei pellegrini che vedono la meta dopo il lungo e doloroso cammino;
si accalcano frenetici con le loro macchinette fotografiche, come noi d'altra parte, ad immortalare il momento ed il luogo, a riprendere la valle agognata , le statue in ferro di Papa Woitila presenti anche in questo posto, la piccola cappella di San Marco con i ceri accesi.. Lo spirito critico mi fa notare le costruzioni oblunghe che si susseguono uguali lungo il pendio, a destra e sinistra:: enormi camerate per l'accoglienza.
Dopo aver sostato un bel po' in questo luogo, sferzato dal vento, partiamo per l'ultimo tratto: una lunga discesa asfaltata che sembra non arrivare mai, e quando si entra in città, niente di suggestivo.
La gente del posto, ormai abituata, quasi non ti nota: la loro vita scorre senza curarsi delle pene del pellegrino che arriva, anche se porta il benessere di cui godono; lo scarso traffico delle prime ore del pomeriggio è
quello di una qualsiasi cittadina di provincia, le strade normali con palazzi e segnali stradali trasmettono un senso di estraneità, quasi di fastidio. Ma poi si arriva alla città vecchia, dove i tuoi simili a decine pullulano lungo le stradine piene di negozietti di gadgets e ristoranti e trattorie con il menù del pellegrino, stradine che salgono verso la cattedrale ed immettono finalmente nella grande piazza dove troneggia l'alta mole del Santuario! E' qui che probabilmente il pellegrino ritrova la pace ai patimenti del "Camino".
La piazza è immensa, ai lati eleganti palazzi rinascimentali, due ampie scalinate in ferro immettono all'interno della chiesa attraversando il Portico della Gloria maestosa rappresentazione in pietra della storia dei Testamenti, ma prima la foto immancabile con la cattedrale alle spalle i cui campanili non si riescono a riprendere per quanto sono alti. La giornata è assolata - contrariamente alla volta precedente - e l'allegrezza della luce contrasta con la fatica delle centinaia di chilometri percorsi a piedi, togliendo un pò del pathos che
la penitenza meriterebbe a ricompensa. E così la luminosità sembra quasi blasfema ai fioretti e alle rinunce
promesse e attuate: quella piazza e quella costruzione con il suo stile ruvido e contorto non dovrebbero godere del bello della natura, ma rappresentare mestizia e sofferenza.
L'atmosfera all'interno, anche qui in contrasto con la prima visita fatta anni fa, è ariosa e illuminata:
la ricordavo tetra e buia, affumicata dal fumo delle centinaia di candele accese, l'odore acre e dolciastro dell'incenso. Al centro della croce romanica attaccato al soffitto con un lungo cavo, il grande candelabro
che viene fatto oscillare pericolosamente dai chierici nella favoleggiata cerimonia spettacolare della messa di mezzogiorno, ed infine la statua di San Giacomo a cui si accede in fila dietro l'altare maggiore, per un abbraccio al santo, un omaggio di pochi secondi! Così finisce la visita al santuario, con l'uscita da una porta laterale.
Seguiamo il flusso dei pellegrini che dopo una sosta alla piazza adiacente si dirigono verso una fila numerosa:
è qui che danno la Compostela, l'attestato del pellegrinaggio. E' anche questo un momento che emoziona:
ti consegnano una pergamena con il tuo nome scritto in latino con penna a inchiostro a certificare che hai fatto almeno 200Km del camino a piedi: noi ci siamo rientrati per il rotto della cuffia !
E mentre tutti si affollano a cercare la migliore trattoria per un giusto premio alle sofferenze patite, mi dirigo presso l' ostello, di cui avevo notizia : è un antico convento sulla collina opposta al santuario ed a cui si accede, neanche a dirlo, per una erta ardita. E' una ottima sistemazione ad un prezzo decente.
Quando torniamo nella piazza, novelli topolini della favola ci facciamo guidare dal suono che proviene dall' Hostal do los Reyes Catolicos, antico ospedale per i pellegrini trasformato oggi in un lussuoso e costoso
paradores : è un concerto dei Giovani Virtuosi della Galizia che suonano musica colta al piano e al violino.
All'uscita del concerto si è fatta sera. Rifacciamo la rambla in discesa e pian piano ritorniamo all'ostello: siamo sufficientemente stanchi e la cittadina non offre molto.
La nostra sistemazione è costituita da un letto ed un comodino in una camerata enorme! Per fortuna non c'è quasi nessuno, anzi nessuno nella nostra ala così possiamo sceglierci il posto a piacere: non oso pensare a cosa possa essere quella camerata piena di pellegrini. Sicuramente peggio di una camerata di soldati.
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giovedì 19 novembre 2015
Il Camino di Santiago - 4° - Leon Astorga O' Cebreiro PortoMarin
23 Aprile - Leon - Ruitelan
La notte è stata ristoratrice. Non essere costretti a lasciare il letto in fretta e furia come le altre mattine, ci ha
permesso di riorganizzare al meglio i bagagli e ....le vivande: la sera infatti la brava Francesca aveva preparato una cenetta con i fiocchi. Dedichiamo la mattina alla visita della città che la sera prima avevamo solo intravisto alla luce dei lampioni. Sappiamo che la cattedrale la Real Basilica de San Isidoro del XII secolo è un monumento imperdibile: all'interno - abbiamo letto - c'è il pantheon dei re di Asturia ed affreschi degni della cappella sistina, ma la Cattedrale è chiusa (o a pagamento) e quindi soprassediamo....
Leon è la città romana sede della VII Legio - da cui il nome - ed una ampia e solida muraglia la circonda
completamente, Decidiamo sbagliando di percorrere le mura dall'esterno... non vediamo niente e ci stanchiamo a camminare. Decidiamo perciò di rientrare per una delle porte che si aprono lungo le mura .
Ci accontentiamo di visitare la chiesa che ha un curioso sistema di riscaldamento dei banchi
(troppo deve far freddo d'inverno..!!). All'uscita una scolaresca chiassosa e ridente mitiga l'austerità del luogo. Torniamo a piedi alla macchina e godiamo della festosità e dei festoni messi per la giornata di festa.
All'uscita da Leon ci fermiamo ad ammirare una costruzione moderna con enormi statue in bronzo stilizzate:
è la chiesa della Virgen del Camino - patrona di Leon , che però all'interno è meno interessante.
C'è su un tavolo il timbro del pellegrino ed approfittiamo per aggiungerlo alla nostra Charta.Peregrini
La prossima tappa è Astorga, nome storpiato per la romanica Asturica Augusta.
Ci si arriva salendo per una stradina ripida e subito si nota la pulizia e l'ordine che le antiche case in pietra
conferiscono alla cittadina. Arriviamo all'ora di pranzo ed è tutto chiuso. Anche qui da visitare la cattedrale gotica con i caratteristici bastioni, ma è chiusa. C'è anche il Palazzo Episcopale di Gaudì, ma quello che a noi più attrae è.....una fabbrica di cioccolata! Guarda caso è aperta, e allora ci facciamo servire da un omino
smunto in parannanza due tavole di cioccolata al 70%. Anche qui l'interno e la merce esposta sono molto meno attraenti dell' apparenza esterna.
Lasciamo Astorga e riprendiamo la strada che ora attraversa tortuosa un bosco di querce e castagni con tornanti che ci riportano in cima fino .....ai 1500 mt della Croce di Ferro! Poco prima avevamo incrociato due camminatori un ragazzo e una ragazza sbucare fuori dal bosco e così l'atmosfera, l'ambiente che ci circondava e la luce del pomeriggio erano di quelli che rallegrano l'animo, ma vedere all'improvviso questo spazio aperto con una enorme croce di ferro piantata sopra una collinetta di .....sassi lasciati dai pellegrini ci ha emozionato e fatto capire lo spirito del pellegrinaggio: un cammino di fede!
La suggestione del luogo ci ha indotto a fermarci ed anche se non proprio "titolati" abbiamo voluto partecipare di quel momento di testimonianza: i pellegrini che giungono in questo luogo lasciano sulla collinetta, oltre il solito sasso, anche un segno del proprio passaggio: una scarpa rotta, una sciarpa un cappello......Francesca ha voluto lasciare ......., io la stecchetta che si era rotta dell'occhiale da sole.
Il panorama che si godeva a perdita d'occhio da quell'altura e' veramente notevole, da lì in poi la strada scende con le stesse curve della salita fino ad arrivare a Ponferrada famosa per il castello dei Templari che ci fermiamo a visitare - la parte non a pagamento -
L'uscita dalla città è piuttosto anonima , ma ben presto ci ritroviamo incanalati nella vallata del fiume Bierzo
che risale verso la sorgente, la natura con poco, ma che è tantissimo per noi poveri uomini, crea dei quadri veramente pittoreschi....sulla sinistra il fiume che scorreva piano, sulla destra muraglioni, tutto intorno il verde dei prati e del bosco ed in mezzo noi con la nostra macchinetta sull'asfalto che sembrava creato anch'esso dalla natura.....un idillio, ed era ancora niente.
Arriviamo, alla periferia del paesetto, al nostro rifugio per la notte: il Pequeno Posada di Ruitelan!
Ci accoglie un curioso signore di mezza età peloso in canottiera e parannanza: sta tagliando dei pomodori e cucinando per la cena - ma noi non siamo interessati: faremo da soli più tardi in giardino. La struttura è veramente piccola, e siamo stati fortunati a trovare posto, ma carina arredata con .....il gusto di un gay! Tendine e colori vivaci.....ecco cosa incuriosiva di quella specie di omone. Ma la sua natura non disturba anche se non fa niente per nasconderlo.
Non c'è molto intorno, perciò anche una passeggiata non può che essere breve.
Domani abbiamo deciso di arrivare a piedi al O' Cebreiro, una delle mete più magnificate del Camino.
La camera piuttosto piccola comprende 4 letti a castello per un totale di otto persone: un solo posto vuoto,
due uomini e una donna di mezza età, due ragazzone sicuramente tedesche per la stazza, noi due.
Gli altri sono già a letto, a fatica Francesca ed io troviamo posto....una finestrella ai piedi non garantisce niente contro il freddo. La luce è già spenta secondo il volere di un dispotico tenutario.
Il concerto notturno, il freddo, l'olezzo di calze e calzettoni stremati non aiutano certo ad un riposo ristoratore, e dopo giri e rigiri nei letti improvvisamente le note a volume esagerato della Traviata di Verdi
ci annunciano che è già mattino... Il dispotico della sera si presenta accendendo la luce sollecitando tutti a lasciare il letto incurante del nostro sonno. Quasi tutti si alzano mogi mogi con i visi stravolti e le membra doloranti, non Francesca, non io che reagisco nervosamente intonando a voce strillata i versi dell'opera!
Alle otto, dopo una colazione misera, con le note di classica a tutto volume, siamo scaraventati fuori.
24 Aprile - Ruitelan - Cebreiro - Portomarin
Nonostante la nottata, intraprendiamo la seconda tappa a piedi del nostro Camino pieni di energia ed allegria. Gli altri pellegrini sono già via con i loro pesanti zaini; noi ci attardiamo a prepararci vicino... alla macchina, ma poi via anche noi su per la leggera salitella. Il percorso segue a ritroso il fiume per poi attraversarlo ed immergersi nel bosco: passiamo un villaggio di contadini con mucche cavalli e cani.
Nella chiesetta del Battista prendiamo il nostro stamp.
L'atmosfera agreste e la giornata assolata sono la medicina migliore agli sbalzi umorali di Francy, che purtroppo deve affrontare questi brulli e faticosi sentieri aiutandosi con i bastoncini per via del piede.
Ma queste sono le condizioni che a lei piacciono di più, l'avventura e la scoperta, la fatica fisica la caricano.
Arriviamo ad un posto di ristoro molto apprezzato dai pellegrini stranieri che si fermano festosi a recuperare
le forze.E' uno spiazzo all'interno di una specie di borgo con un singolare tipo di capanne di pastori a forma di cono rovesciato e sulla capoccia uno spesso strato di muschio indurito e brunito.
Riprendiamo il cammino dopo aver fatto acqua. Il sentiero si inerpica sulla collina e piano piano mostra
le vallate tutto intorno e cocuzzoli e pascoli a perdita d'occhio. La salita è piuttosto impegnativa ma dopo una prima parte nel bosco ora si procede con la visuale aperta.Arriviamo a metà della salita dove c'è un miliare del camino:l'ingresso in Galizia. Approfittiamo per una sosta e per scattare alcune foto insieme ad una coppia che fa un po' come noi: un po' in macchina, un po' a piedi.
Arriviamo a O' Cebreiro dopo un paio d'ore di cammino, e ci accorgiamo subito che ne è valsa la pena:
si tratta infatti di un villaggio celtico praticamente incorrotto dal Medioevo!
In realtà il villaggio che risale al IX secolo era stato creato per accogliere i pellegrini sulla via di Santiago,c'e' una chiesa che custodisce il reliquario del Milagro de O' Cebreiro: nel 1300 un prete poco credente vide trasformata in carne l'ostia ed il calice riempito di sangue che fuoriuscito macchiò la sua palabra.
Ma la caratteristica di questo villaggio sono le abitazioni, in pietra, come le strade, a mo di capanne circolari con entrate basse e senza finestre e con quella paglia muschiata sui tetti che avevamo già visto e che rende il tutto molto suggestivo con quell'idea di incontaminato e di fissità del tempo. Si chiamano pallozas queste abitazioni, alcune trasformate in museo altre in ristorante.
Noi abbiamo avuto la possibilità di visitarne una che riproduceva il modo di vivere della popolazione locale
con il pagliericcio e la stalla per gli animali all'interno della capanna.
Ci attardiamo, insieme ad altri turisti, a godere di questa piccola meraviglia, ed arriva l'ora di tornare a prendere la macchina che avevamo lasciato all'ostello.Francesca mi aspetterà qui perchè ancora sofferente con il piede. Affronto la strada a ritroso, ora in discesa, con l'intento di fare il prima possibile, ed infatti se per salire abbiamo impiegato oltre due ore e mezza, per tornare avrò impiegato un'ora in meno, e senza stancarmi. Ma arrivato alla macchina colpo di scena! le chiavi sono rimaste con Francesca! Non posso tornare su a piedi, impiegherei troppo tempo. Non ho modo di comunicare con Francesca..... non ci sono auto di linea che riportino su e non è il caso di fare l'autostop perchè non conosco la strada.
Ritorno all'ostello ed in maniera concitata riesco a farmi capire dal nostro ospite che mi suggerisce di chiamare un taxi. Sta passando molto tempo e decido di accettare. Il tassista vuole essere pagato giustamente anche per il ritorno, mi accordo per venti euro. Devo aspettare che torni da un'altro servizio. Finalmente arriva ed in breve tempo sulla statale torniamo al Cebreiro dove troviamo una Francesca preoccupatissima che mi fosse successo qualcosa. Torniamo indietro e finalmente apriamo la macchina.
Sono passate quasi tre ore ed è ormai pomeriggio inoltrato, ma la nostra meta per la notte non è distante.
Arriviamo a PuertoMarin che ci sono ancora un paio d'ore di sole: attraversiamo un moderno ponte su un bel bacino artificiale che ha sommerso una parte della città vecchia incluso il vecchio ponte romano - alcuni edifici sono stati smontati e ricostruiti. Non sembra avere niente di particolare oltre alla bella vista sul lago
ed i boschi oltre. Troviamo facilmente l'ostello che ci ospiterà. Cerchiamo invano di comprare qualcosa da mangiare e ci dobbiamo accontentare di quello che abbiamo: un bel brodo caldo che pero...dobbiamo tirar su con posate rimediate perchè in tutto l'ostello c'è si una cucina ma non ci sono nè posate ne' stoviglie......!!
Camerate separate e fila interminabile di scarpe e scarponi all'esterno: ritroveremo i nostri?
mercoledì 18 novembre 2015
Venerdi 13 Novembre
Oggi Il Novembre nero.
Nero come la carneficina. Nero come il califfato.
Nero e buio, perchè una via di uscita non si sa come faranno a trovarla.
Buio come quello che hanno fatto scendere sulle vite, sul futuro di centinaia di migliaia di esseri umani
a cui vorrebbero imporre la loro ideologia.
decapitato, massacrato, stuprato e schiavizzato. Senza ragione. La loro è una non ragione.
Perfino il nazismo nella sua follia aveva una motivazione.
Perfino Al Qaeda nell'attacco alle Torri Gemelle, aveva una strategia.
Il califfato no. La strage di Parigi no.
La vendetta.Forse.
Hanno fatto crescere questo bubbone ed ora le metastasi rischiano di diventare incontrollabili.
Il primo nucleo di questi pazzi scatenati l'hanno costituito i militari sunniti di Saddam, a cui il "lungimirante" stato americano non ha voluto riconoscere prebende e pensioni. Colpa della guerra in Irak? Si!
Assad dice che gli attentati di Parigi sono ciò che subisce il suo popolo da almeno due anni: ma intanto compra in nero il petrolio dei pozzi che il califfato gli ha sottratto.
Obama definisce questi attacchi un orrore, ma allo stesso tempo fornisce le armi ai ribelli che si oppongono
ad Assad. E siccome i ribelli rispondono ad un'unica Jiahd, che è quella del califfato, è questi che stanno armando. Putin, forse il miglior stratega e anche quello che si crede più furbo, adesso accusa che paesi
che fanno parte del G20 finanziano lo stato islamico. Però non dice chi sono e lui si esclude.
Stessa accusa che si fa - ma non ufficialmente - al Qatar i cui soldi, che impiega negli investimenti in occidente, sembra che non puzzino!
La Turchia anche sta facendo il gioco sporco, da una parte consentendo il passaggio dei combattenti
che vanno ad infoltire con mezzi e soprattutto con intelligenze occidentali le forze del califfato, dall'altra osteggia i curdi - che vorrebbe sterminare - che sono l'unico argine all'espansione del califfo.
L'Europa in tutta questa faccenda sembra non esistere: la Francia che fa per conto suo, l'Inghilterra a rimorchio degli Usa, Germania e Italia alle prese con i profughi.....
E sullo sfondo, ma sempre in primo piano, il conflitto israelopalestinese tirato da tutte le parti dai due maggiori contendenti dell'area: l'Iran sciita che appoggia Hamas e gli Hetzobollah ed Assad in questa fase, appoggiato anche da Putin, e l'Arabia Saudita sunnita e "protettorato" Usa che finanzia i ribelli siriani.( la popolazione siriana è in prevalenza sunnita ma lo stato è guidata dalla famiglia di Assad sciita che ha perpetrato violenze inaudite verso la popolazione che alla fine si è ribellata)
E così mentre i Grandi della Terra giocano con i soldatini, e continuano con il loro balletto di inetti, lo stato islamico si è allargato a macchia d'olio: sembra che occupi un territorio dove vivono oltre sei milioni di persone, utilizza le tecnologie inventate dagli occidentali ma poi le demonizza, impone alle donne di non esistere, ai bambini di non acculturarsi, agli uomini di non vivere, impone la propria lettura di comandamenti pseudoreligiosi (!) ; non conoscono cultura non hanno civiltà. Tra i loro maggiori crimini, intollerabili, quello di aver distrutto irrimediabilmente testimonianze della storia, come i loro predecessori talebani..
Le popolazioni volenti o nolenti piano, piano, sotto minaccia, si sottomettono e addirittura il califfo pianifica la controcrociata, per cui nei prossimi cinque anni, dopo aver conquistato il mediooriente ed il nord africa, sbarcherà in Spagna e metterà la sua bandiera nera su Roma.
E' credibile? Oggi forse no e non credo che arriverà mai a costituire un pericolo vero per l'occidente, ma il terrorismo può colpire in ogni momento ed in qualunque posto, almeno fino a che gli stati occidentali per la brama del profitto consentiranno ai loro trafficanti di morte - che sono poi industrie strategiche di molti degli stati avanzati - ad armarli e finanziarli. Ed il prezzo continueremo a pagarlo noi cittadini inermi ma anche un po' stupidi.
Tuttavia non può essere sufficiente togliere l'ossigeno al califfato.
Il terrorismo si alimenta di motivazioni molteplici.
L'emarginazione di giovani di seconda e terza generazione sempre meno interessati all'integrazione con un occidente così ostico nei loro confronti e lontano dalle loro tradizioni ed usanze che li costringe alla ghettizzazione. Una vita priva di gratificazioni e prospettive difficile da vivere specie in periferie molto spesso degradate dove l'attività principale è la ricerca dello sballo. Situazioni che animano un revanscismo, che si produce prima all'interno della propria famiglia e del proprio gruppo sociale, accusato di inedia e sottomissione, ma che sfocia facilmente, se ben guidato da chi ha un interesse diverso, nell'intolleranza, nell'aggressività, nell'odio verso gli altri che non sono come te.
E' in questo brodo di coltura in cui pescano gli Imam.
Ma non solo, perchè a quelli si aggiungono centinaia di combattenti acculturati e politicizzati per i quali tutti i mali del mondo sono conseguenza - ed è vero -delle politiche espansionistiche ed imperialiste svolte dalle potenze occidentali nei secoli passati - e sussistenti ancor oggi in maniera più subdola e più pervasiva - in nome di un capitalismo che deve essere abbattuto ad ogni costo.
Ci sono poi quelli che si arruolano per il solo gusto di combattere, a cui piace maneggiare armi ed avere sempre un nemico da abbattere.
Ma perchè molti di questi, sempre piu giovani, rinunciano alla propria vita facendosi esplodere, oppure la rischiano in azioni mortali?
Marco Polo nel suo Milione ci ha raccontato la storia del Veglio della Montagna e della sua della Setta degli Assassini ( etimo da "fumatori di hashish" !)
Questo Veglio aveva allestito, all'interno del suo castello inespugnabile in una valle tra due montagne, una replica del Giardino del Paradiso che Maometto aveva promesso ai martiri della sua causa: pieno di fiori e frutti, di femmine e di miele e vino!
In questo eden il Vecchio faceva entrare solo quelli che voleva far diventare Assassini: giovani vigorosi che vivevano appunto come se fossero nel paradiso in terra.
Quando il Veglio voleva far uccidere qualche suo rivale oppure impegnare quei giovani in azioni terroristiche o criminali molto pericolose ed in cui potevano perdere la vita,
per convincerli a combattere, prima stordiva quei giovani con le droghe e li portava fuori dal Giardino:
quando quelli si risvegliavano e si rendevano conto che dove si trovavano non era il loro Eden, erano disposti a fare qualsiasi azione anche la più rischiosa che il Veglio comandava loro perchè se la scampavano tornavano nel Giardino del Veglio, se morivano avrebbero raggiunto l'Eden di Maometto.
Si tratta di personaggi e avvenimenti realmente accaduti: la Setta degli Assassini era un gruppo di fanatici religiosi che imperversò nel 1200, fedelissimi al loro signore.
Il califfato ha ricostruito il giardino di Maometto, ed è la stessa attrattiva che muove i novelli assassini:
morire per un dio inesistente!.