Cos'è che li fa MUoverE ?

Chi avrebbe detto che una attività così semplice e spontanea - si cammina prima ancora di connettere verbo- poteva determinare una occasione di aggregazione, il ricostituirsi di antiche frequentazioni,risvegliare la voglia di stare insieme e condividere le emozioni di piccole avventure.Eppure guardateli con gli zaini in spalla ripieni di sorprese, attrezzature più o meno consone alla bisogna - animati da spirito di conoscenza, inerpicarsi per boschi e pendii alla scoperta del mondo che li circonda.

Ed allora ci si chiede cos'è che li spinge ad andare ed andare ed andare, cosa cercano, quali le motivazioni.Come al solito è meglio non porsi mai troppe domande:le risposte potrebbero essere deludenti banali scontate.....volgari! Lasciamoli camminare....Non ci interessa dove e perché.

Ci preme che vadano, che vadano ma che vadano pure a...Ecco, appunto!

Brahamana V sec. a.c - Indra esorta Rohita

Non c'è felicità per chi non viaggia, Rohita!
A forza di stare nella società degli uomini,
Anche il migliore di loro si perde.
Mettiti in viaggio.

I piedi del viandante diventano fiori,
la sua anima cresce e dà frutti,
ed i suoi vizi son lavati via dalla fatica del viaggiare.
La sorte di chi sta fermo non si muove.
Allora vai, viaggia, Rohita!
Indra esorta Rohita - (dai Brahamana V Sec. a.c.)

martedì 20 febbraio 2018

Roma Berlino - Prima Parte - Roma 10 Luglio 2016 - Verona 21 Luglio Luglio 2016


10 Luglio 2016 - 1° Parte – 1° Tappa – Roma – Rignano Flaminio - 50KM

Siamo appena tornati dalla Sardegna.
Sull'agenda la domenica non è quasi segnata: infatti che si fa di domenica di importante da non dimenticare? Niente. Si parte.
Come solito una partenza forzata, perchè altrimenti non sarebbe stata. Una preparazione improvvisata e senza programmazione perchè ogni volta che ci siaccingeva c'era sempre qualcosa di più urgente da fare.

Perciò viaggio delineato solo a grandi linee, la meta mitica e possibile solo come provocazione, tappe appena abbozzate, nessuna prenotazione, pochi soldi da spenderci.....ma una consapevolezza:
che sarebbe potuto essere l'ultimo del genere, e quindi l'impresa doveva essere epica, memorabile!
E così il viaggio di quest'anno è piuttosto ambizioso:
una volta a Berlino vorrei arrivare a Copenhagen e poi ad Oslo. Da lì in qualche modo – treno, rent a car, oppure il postale dei fiordi, bello e impossibile – arrivare a Tromsoe e Capo Nord!...
Ho deciso di partire subito per avere tempo sufficiente per fare tutto il percorso che mi sono prefisso e raggiungere la meta alla fine di Agosto per tentare la fortuna di vedere le aurore boreali.

Preparativi non frenetici ma affrettati: medicine, pagamenti, tendina da recuperare da Eva – la mia
rubata in Spagna – da ultimo ci si era messa anche la spedizione di quel materiale così prezioso dato via per una miseria!
Fra mi avrebbe raggiunto lungo il percorso. Forse. I suoi molteplici impegni necessitavano di selezione. Anche Dino si sarebbe voluto aggregare, almeno per una parte del percorso: l'eco dell'impresa!

E' una giornata accaldata.
Con l'aiuto “prezioso” della mia figliolina monto la bici: ho la sensazione che sia troppo carica. Arriva Eva che saluto al volo: Fra vorrebbe sottrargli la catena antifurto, perchè la mia è effimera!
Voglio sottrarmi al teatrino, saluto Fortuna che vorrebbe farmi una foto ricordo - ma non riesce – una pedalata e via!!! Sudore stanchezza e irritazione spariscono come per incanto.

La strada è ormai collaudata: Tor di Quinto Labaro e PrimaPorta.
Dopo aver fatto un pezzo di salita, sbuco sulla Flaminia che non lascerò più fino a Fano.
Approfitto della fontanella che usano i fiorai del cimitero.
E' una lunga sosta ristoratrice che ci voleva perchè è mezzogiorno ed il caldo si fa sentire; d'altra parte ho già percorso 20 Km.

Riprendo la marcia. In questo tratto la Flaminia costeggia la linea ferroviaria.
Supero il bivio per Sacrofano e l'elenco dei paesini della cinta a nord di Roma che conosco a malapena: Riano, Castelnuovo di Porto, Morlupo, Rignano Flaminio.
La meta di oggi, la prima tappa, è Civita Castellana. Non c'è molto traffico e se non fosse per il caldo ma soprattutto per le salite, inaspettate, che per quanto non impossibili mi stanno sfiancando,
sarebbe una ….bella giornata.
Infatti superato alla bella il bivio per Sacrofano mi ritrovo ad affrontare la salitella d'ingresso a Castelnuovo e, come una tentazione, c'è un bel supermarket che mi sta aspettando. Non ho nessuno che mi rincorre, fa caldo, è ora di pranzo----mi fermo! La gentile signorina mi consente di parcheggiare la bici ed il suo carico all'interno, così posso fare un po' di provvista di acqua succo e dolci. Mi siedo al tavolino del bar chiuso e consumo il mio....riposo, allietato dalle chiacchiere di tre
operatori del market in pausa pranzo che, come solito, disquisiscono di manager e mansioni.
Il posto è ventilato e non può che far piacere, ma sono costretto a riprendere: la meta odierna, un po' ambiziosa per la verità, è ancora lontan.

Riprendo la marcia, ma forse il caldo e la fatica inaspettata del percorso mi rallentano fino a dovermi fermare sulla corsia opposta alla ricerca di un po' di refrigerio all'ombra di una pianta.
Le previsioni davano 40° all'ombra! Figurati al sole : li sto sentendo tutti.
Sono costretto a spingere la bici in salita a piedi, e da una delle poche macchine che passano mi gridano “sei matto. Fa troppo caldo....”! Forse.
Supero Morlupo ed una serie di agglomerati urbani che paiono tutti puliti e ben ordinati, ma soprattutto disabitati. Il tempo sta cambiando. Anche questo era previsto.
In fondo, intorno alla sagoma del Monte Soratte si stanno accumulando nuvoloni neri, si è alzato un leggero venticello ed ha rinfrescato; ho appena superato Rignano Flaminio e sono stanco, sono
quasi le cinque e decido che per oggi basta. Un ragazzo di un bar mi dice che proprio sotto alla curva c'è un B&B. E' la mia meta odierna.

E' una villetta senza pretese. Entro e invado l'intimità di una scena di casa con madre e figlio che sta facendo i compiti al tavolo di una grande cucina. La signora Antonella, una ragazza cicciotta di poco più di trent'anni, è sorpresa come di chi è colto con le mani nella...farina, ma alla mia richiesta di un pernotto si rivitalizza subito ed assume l'aspetto....ufficiale. Le racconto le mie esigenze pecuniarie e ci accordiamo subito, mentre mi mostra l'appartamento, con giardinetto un bell'atrio una bella e ampia camera ed il bagno. Un po' umido, arredato con gusto un po' grossolano, ma va benissimo! Da lei si fermano molti cicloturisti come me, perlopiù stranieri.

Mi spiega che la zona è di passaggio per le escursioni a S.Oreste, paese in cui sono stati ritrovati resti di età preistorica relativi al culto del dio venerato sul Soratte, monte che tra le tante curiosità custodisce i “bunker ipogei”, rifugi antiatomici fatti costruire durante la Guerra Fredda tra Usa e Urss per preservare i componenti del governo. Oggi sono diventati un museo.
Molte ancora le leggende storiche del paesino abbarbicato sul monte, come quella dei “camminatori sui carboni ardenti” durante le celebrazioni del culto del dio Soranus;
la signora mi invita ad andare ad esplorare. Certo c'è una bella salita ….. Ringrazio, non è il caso, forse domani, e mi rifuggo in bagno a fare una caldissima lunga doccia.

Ho ancora qualche taralluccio e riserve per cenare, mi guardo la televisione e mi addormento.


11 Luglio – Prima parte – 2° tappa - Capannacce ( S.Oreste ) - Narni Scalo - 48KM

Una notte un po' disturbata, ma un mattino luminoso fresco, basta affacciarsi al giardinetto.
Ha piovuto, sia nel pomeriggio che nella notte ed ha “lavato tutto” : il cielo è terso e l'aria è
pervasa dal tipico odore di terra bagnata.
La signora è subito lì, davanti al cancelletto bella pittata, che aspetta le mie preferenze per......... la colazione e si presenta subito dopo con il caffellatte in tazza grande d'altri tempi. Ottimo per me.
Ho bisogno di una chiavetta a brucola per montare la borraccia e la signora si presenta con un set mezzo arruginito. E' la cifra del B&B : funzionale ma mal tenuto. Basterebbe poco.
Devo però riconoscere la simpatia e la familiarità di trattamento.
Conosco anche la madre, una signora avanti con l'età, che si meraviglia della mia meta!

Parto che sono quasi le 10,30, un orario che si ripeterà quasi con costanza lungo tutto il viaggio.
Alla volta di Civita Castellana. Mi aspetta una piacevolisima sorpresa: non solo l'aria fresca e pulita,
ma il percorso è in lieve pendenza e per lo più ombreggiato, così arrivo in vista di Civita in brevissimo tempo e senza alcuna fatica. Al contrario godendomi questi 12 chilometri : sono partito infatti dal Km 44 della via Flaminia.

La rocca di Civita si erge in alto sopra i contrafforti dei tornanti che non mi sogno neanche di scalare. E' curioso: è la terza volta che scrivo un itinerario che include Civita ma poi non ci sono mai passato. Ora sono proprio ai piedi e non mi azzardo a salire. Dovrò venirci in macchina!
Prendo la strada sulla sinistra, una discesa ingannevole perchè subito dopo la curva anche questa si inerpica e sono costretto a fermarmi. Poco male, mi rinfresco e riprendo.
Quasi in cima incrocio una bella brigata in bici, l'ultimo pedala senza mani e senza fatica, beato lui.
Traverso il ponte sul Tevere e mi fermo di nuovo ad una cascinale: nascosta c'è una piccola fontanella di acqua freschissima. Qui le traverse si chiamano “vocabolo” e richiamano alla mente il monastero medievale con contrade e contadini: qui la Flaminia attraversa una piana di campi coltivati.

Di nuovo una salita ma poi la strada spiana e vado tranquillo, anche se il calore comincia a farsi sentire, fino al ponte sull'autostrada. Quasi mi sconforto a pensare che lì sotto c'è l'uscita per Magliano Sabino: sono ancora qui !
Tra bevute e soste circumnavigo Otricoli, anche qui per entrare in paese bisogna salire, ma poi proseguo senza grosse difficoltà alternando brevi salite a benvenute discese, come quella che mi porta al bivio per la “Madonna Scoperta”. Siamo in piena Valnerina e la strada si incunea sfiorando i rilievi. Anche Narni è lassù in alto, dopo una salita breve ma impegnativa di nuovo una lunga e piuttosto ripida discesa mi introduce …..sulla superstrada per Amelia.!
Non voglio lasciare la statale, non voglio immettermi in una superstrada, non posso tornare indietro perchè la salita mi ucciderebbe, ho il terrore che se prendo la ripida discesa che porta a Narni Scalo, poi la dovrò rifare per riuscirne domani e proseguire.
Sto li' fermo. C'è l'indicazione del Ponte di Augusto che mi piacerebbe vedere ma non oso muovermi. Fortunatamente passa un aitante e muscoloso giovinotto in bici da corsa che si appresta a salire bellamente da dove sono sceso. Lo fermo e mi faccio istruire: scendendo a Narni Scalo non c'è bisogno di risalire, si può arrivare a Terni per la piana e da li proseguire.
Ringrazio, tiro un sospiro di sollievo, e via giù per la rapida ripida a freni tirati.

Sono le tre del pomeriggio e sono piuttosto stravolto, disidratato. La prima cosa che vedo è un Lidl.
Mi abbevero che quasi svengo, e cerco di riprendermi. Sono vicino alla stazione ed anche se presto non ho intenzione di proseguire oltre. Ho fatto più di cinquanta chilometri e non sono in condizione di continuare. Un alberghetto senza pretese è invece pretenzioso, e questo già mi disturba.
Ancora un altro, a cui non posso avvicinarmi, mi faccio tutto lo stradone fino all'albergo Augusto.
Mi accordo con la ragazza che prima di darmi conferma deve sentire la proprietaria del locale:
50 con cena. Benissimo. Salgo in camera mi doccio e con l'aria condizionata accesa mi addormento
per un paio d'ore, esausto.

Bello cambiato e riposato mi appropinquo alla sala pranzo per la cena: è questo un albergo per operai ed impiegati itineranti, e quelli in sala hanno una buona confidenza con la cameriera.
Pasto senza infamia e senza lode, da mensa, ma per me più che sufficiente.
Provo ad esplorare il paesino ma alle 9,30 l'unica insegna accesa è proprio quella dell'albergo!
Non un anima in giro e siamo in piena estate! In compenso un cielo stellato ed una luminosa luna.
Sono forzato ad accontentarmi della TV.

12 Luglio - Prima Parte – 3° Tappa – Narni Scalo – Campello sul Clitumno - 51Km

Caffè e cornetto non incluso! Preparo la bici e prima di partire passo per un market per acqua e dolci. Non conosco bene la direzione da prendere: la più facile è quella di proseguire per lo stradone, ma non è giusta! Devo tornare indietro e salire sulla bretella che raccorda Narni a Terni.
E' un po' trafficata ma la corsia d'emergenza, seppur sporca di brecciolino e polvere di gomme, è abbastanza ampia da farmi andare in sicurezza. La bretella è tutta dritta ed in fondo ad occupare per intero la vista la propaggine umbra degli Appennini ed il valico della Somma a 680 mt.
Mi informo speranzoso in una area di sosta se c'è un modo per evitare quella ascesa che tutti mi segnalano come ardua. Dopo vari confabuli decidiamo che la devo fare, l'alternativa porterebbe comunque ad una salita analoga, e mi danno indicazioni per arrivare al bivio di San Carlo, ai piedi della Somma.

L'area di Terni è tutto uno svincolo tra raccordi interne, la E45 - Orte Ravenna, e varie superstrade.
Dopo una rotonda salgo su uno svincolo e sono ......in superstrada! con le macchine che sfrecciano a 100 all'ora ed io che non sono certo della direzione. Mi fermo nella speranza di poter chiedere a qualcuno. Vana. Il fatto è che temo di essere sulla E45. Dopo una decina di minuti mi decido a partire e fortunatamente la direzione è quella giusta e dopo breve mi ritrovo al bivio per il paesino di San Carlo che si trova più sotto.

La Somma è una salita di 13 chilometri con una pendenza media del 4% ma con tratti più duri.
Il valico è a 680mt .E' piuttosto trafficata e con i Tir che arrancano raggruppati.
Inizia una specie di calvario di su e giù dalla bici. Fa molto caldo, è poco più di mezzogiorno,
e per lunghi tratti sono costretto a scendere e portare la bici a mano. Il paesaggio è piuttosto brullo.
Arrivo ad un distributore dopo aver fatto meno di 4 Km. Mi fermo. L'aria condizionata a tutta callara del baretto mi impedisce di stare dentro, mi siedo fuori con la mia bottiglia d'acqua.

Dopo un po' arriva tutto bello un ciclista attempato, sui generis, con il carrello posteriore.
E' un personaggio conosciuto da quelli del bar e poco dopo attacca bottone:
“ quanti anni mi dai? Settanta. No 87! ” e comincia a raccontarmi che è francese di Lione , è più di vent'anni che gira per tutta Europa con quella bici con carrello annesso, è un ex corridore e lo conoscono tutti nella zona perchè passa ciclicamente; ristoranti e monasteri lo ospitano a sbafo , ecc ecc.
Mi sembra un millantatore, ma il barista sembra prenderlo sul serio.
Vuole vedere la mia bici e quando gli dico della mia difficoltà a salire, comincia a chiedere agli autisti dei Tir di prendermi su. Mi pare un pazzo! L'avverto che non ho alcuna intenzione di trovare scorciatoie, e che la sua sceneggiata è irritante. Lo tratto un po' male, d'altra parte è francese e se lo merita comunque, e alla fine si calma.

Aspetto che se ne vada prima di ripartire. Traverso la strada per sfruttare le poche zone d'ombra che incontro, e salgo quindi contromano. Purtroppo devo continuare ad alternare tratti in sella a quelli a piedi, sempre più prolungati, e cerco ogni scusa per fermarmi: una foto, una zona d'ombra, un casolare con chiesa annessa, un panorama. Fa caldo.
Incrocio un ragazzo in bici a torso nudo che mi rassicura che la cima non è troppo distante.
Viene da Bergamo e vuole arrivare fino giù in Calabria e Sicilia. Ci scambiamo note sulle reciproche imprese – quello in Calabria è stato il mio primo tour in bici – e gli auguri.

E' vero. Non manca tanto e comincio a vedere il casolare in cima a cui devo arrivare assolutamente in sella. Sono un po' affaticato e vorrei rifocillarmi ma il bar li' non offre niente,
perlomeno niente che io reputi “valuable”.
Rimonto in sella e attraverso la galleria del valico che porta al versante di Spoleto.
Inizia una lunga discesa di oltre 5 km verso la cittadina del “Festival dei due Mondi”: cartelli ai lati della strada informano che quello è l'ulimo week end della stagione, e comincio a pensare che dovrò proseguire perchè diffcilmente troverei un posto per dormire alle mie condizioni.

Mi piacerebbe fermarmi per visitare la cittadina medioevale tutta imbandierata e le installazioni del Festival appena finito, ma le considerazioni già fatte e ….la strada che sto percorrendo a tutta velocità non mi danno alternative che proseguire. Mi ritrovo sulla superstrada per Foligno e so che non dovrei: quando sono passato ad una biforcazione mi è sembrato di vedere il cartello del divieto per bici e motorini, ho fatto lo gnorri. Ora sono 15 Km di superstrada che sto facendo agevolmente ma mi rendo conto di non poter percorrere.

Mi fermo ad un distributore e poco dopo arriva una pattuglia della stradale. Mi sono salvato! Ma come fare per uscirne? Semplice, lo chiedo agli agenti che.....decidono di “scortarmi” fino alla prossima uscita! Pazzesco io a cercare di fare velocità - piuttosto stanco – e loro dietro a 20 all'ora. Per 4 Km, la distanza per l'uscita di Campello sul Clitunno. Ringrazio saluto e mi lasciano sulla rampa.

Sono quasi le quattro e anche per oggi basta. Sono fortunato perchè a pochi metri dall'uscita c'è un
casolare: una vendita di prodotti tipici dell Umbria, piuttosto ricercati ma ben mostrati, ed una locanda per la notte. I proprietari sono gli stessi. Concordo con un bella signora per la cena più alloggio. Parcheggio la bici nel cortile e prendo possesso della camera ampia con l'affaccio di un bel balconcino sul cortile interno.

Non sento i rumori del traffico - il casolare è lungo la strada – ma sento e seguo il vociare degli avventori della locanda: una doppia famiglia, forse stranieri, con figli rumorosi annessi, una coppia di camminatori che, scoprirò dopo, ospiti come me, svizzeri , stanno camminando da Berna e vogliono raggiungere Assisi: bellissimo!
La cena – poco più di un assaggio – è frugale: pane bruscato e “olio” per gustare la loro produzione, una zuppa d'orzo in tazza, che bastava per l'assaggio della cottura, ed un bel bicchiere di vino con gusto di formaggi locali, anche questi fatti da loro.
L'oste – un omone marito della dolce signora – non consente lamentele e repliche.
A fine cena, dopo aver salutato i camminatori, ci siamo intrattenuti piacevolmente su argomenti tipo il deserto del Marocco, ed i loro guai di post-terremotati.

13 Luglio – Prima parte - 4° tappa – Campello sul Clitunno – Nocera Umbra - 43 Km

Anche qui niente colazione, ma del complesso fa parte un baretto sulla strada, ottimo alla bisogna.

La giornata è un po' grigia di nuvole, tanto per aumentare la calura. L'ingresso della Fonte è a poche centinaia di metri dalla locanda ed ho intenzione di visitarle: avrei voluto farlo la sera prima ma a piedi era distante e non aveva senso prendere la bici.
Avevo già visto anni prima il laghetto ed il tempio romano: il Clitunno è un fiume che si versa più avanti nel Topino, e che qui forma una ampia area naturalistica di piante, alberi e animali acquatici
molto suggestiva, cantata fin dai tempi dei romani: da Plinio al Carducci.
Mi piaceva fermarmi per rinverdire il ...ricordo, ma purtroppo viviamo una stagione diversa dove giustamente – sia per la manutenzione dei luoghi, sia per trarre il giusto profitto – l'accesso è a pagamento e a me, per quanto minimo, questa cosa non piace.
Quindi soprassiedo e proseguo contrariato.

La strada è trafficata e malmessa, sembra quella di una periferia. Procedo a rilento quasi di malavoglia; non c'è niente di particolarmente attraente se non il paese arroccato lassu in alto:
deve essere Trevi. Dopo una decina di chilometri si arriva ad uno slargo con la rotatoria per Foligno
ed un centro commerciale: mi fermo e l'aria condizionata mi rimette a nuovo.
La malavoglia forse era un malessere, un abbassamento della pressione dovuta al caldo.
Chiamo Fortuna e la informo di questo senza allarmarla perchè mi sono ripreso.
Tuttavia, dopo la solita provvista di acqua e succhi, indugio ancora seduto a godermi il fresco.

Riprendo con nuova lena e le indicazioni ricevute mi indirizzano verso la frazione di Sant' Eraclio.
La mia direttrice è ovviamente la Flaminia che però qui si dipana in mezzo a stradine comunali,
e non è facile ritrovarla. Attraverso il paesino e mi fermo ad una bella fontana monumentale a più
bocche dove sta abbeverandosi un bel signore Nazareno – nomen omen , con folti capelli bianchi e baffoni : a “Ponte Centesimo” posso riprendere la statale, e mi dice come fare. Condividiamo il gusto della bevuta dell'acqua fresca.
Si chiama così perchè era un ponte sul fiume Topino all'altezza del centesimo miglio di distanza da Roma della antica Via Flaminia: e' una emozione ripercorrere quei tratti ma non c'è nemmeno una targa! solo l'indicazione del paesino omonimo. Alcuni manufatti di epoca romana permangono ma sono visibili su sentieri. Peccato.

Superato Ponte Centesimo si prosegue verso nord, un'altra sosta nella piazzetta di un piccolo aggregato di case prossimo ad un quadrivio pieno di una parata di targhe direttrici:
Fabriano 16, Scheggia 16, Matelica 37, Fossombrone 72, Urbino 74 Fano 87, Ancona 89 da una parte , dall'altra Perugia 51, ValFabbrica 25, Gubbio 19, Arezzo 115.
E' l'incrocio tra via Osteria del gatto e …? Molto divertente!
Superato una specie di cava, mi immetto in una strada sterrata che mi porta in piena ValTopina :
finalmente un po' di frescura perchè la vegetazione alberata che segna il percorso del fiume si estende ai due lati della strada che è di nuovo asfaltata . E' già pomeriggio, il sole ha ripreso il sopravvento ma non fa caldo. L'intermezzo campagnolo è stato divertenete.
La zona è turistica: incrocio una macchina di una famigliola olandese alla ricerca di un agriturismo.

La strada prosegue piacevolmente in mezzo al bosco e sbuca in uno slargo con un bel prato ed una chiesetta. Mi fermo per visitarla ed ho la sorpresa di essere accompagnato dal giovane Padre Maurizio – della congrega di Madre Teresa, in divisa semiborghese - che la conduce insieme ad altri tre confratelli. La chiesa è la Parrocchia di Maria SS in Pieve Fanonica, antica del primo millennio e dotata di un patrimonio importante fino al xix secolo. Il recente terremoto che ha colpito la zona se da una parte ha consentito delle ristrutturazioni dall'altra ha lesionato alcune reliquie importanti come un Cristo in Croce che il frate mi mostra.

“Il numero delle anime è di 596, non vi ha quasi nessuno che faccia professione d’incredulità. Vi è però qualche isolato tentativo di propaganda socialista importato dall’elemento forastiero addetto ai lavori della stazione ferroviaria. Trovandosi la popolazione quasi tutta dispersa per i campi e per i boschi è …...”
E' un report del parroco anteguerra. Ancora oggi è parrocchia per una decina di chiesette sparse per la valle e i boschi.

Finisce anche la porta boschiva e la strada arriva ad uno svincolo. Prima di inerpicarmi mi fermo al baretto che lo costeggia. E' pieno di gente. Scambio due parole con uno di loro che mi ammonisce sul meteo che prevede temporali, ed un po' alla volta si avvicinano altri cinque sei avventori: sono quasi le cinque e la gente ha staccato dal lavoro e viene a prendersi la meritata birra.
Proseguo quasi subito e salito di nuovo sulla rampa la strada è di nuovo piana fino alla stazione di Nocera Scalo. Altra sosta per un bel gelato servito da una biondina tutta pepe. Seduto al tavolinetto fuori a godermi il venticello, ascolto le confidenze della bella giovanotta ad un conoscente su serate danzanti e balli preferiti. Varia umanità.
Nocera è ormai a poco più di 2 Km, ma in salita anche se non durissima. Arrivo sulla piazza principale ampia e sampietrata. Su un lato della piazza c'è l'unico albergo della città! Entro pregustando il giusto riposo a secondi, ma la signora mi gela perchè tutto l'albergo è occupato da una orchestra giovanile che presneterà un concerto l'indomani. Sono sconfortato ma la signora mi rassicura che a pochi km c'è una pizzeria che ha le camere. E' in salita? Assolutamente no!

Giro l'angolo e la strada si inerpica tanto che sono costretto a scendere e spingere! Mi viene da piangere. La strada continua in salita. Sono tentato di passare la notte all'interno di una edicola con Madonna. Ma non si può. Mi trascino con le forze residue. Ripida la discesa ripida la salita, ma finalmente giù in fondo il casale della pizzeria!
La signora sta già preparando le vivande per gli avventori della sera, ma trova il tempo per ascoltare le mie lagne ed accordarmi per cena e alloggio! Finalmente.



Le camere sono tipo motel americano: una costruzione ad un piano allungata a monte del ristorante, una decina di appartamentini monocamera a spina fronte e retro, ognuna con il proprio piccolo patio ed all'interno letto bagno e cucinino. Ottimo per un week end per due!
Comoda e moderna e con una bella doccia che non tardo ad usare.
Il tempo di rinfrescarmi e vado al ristorante per una bella margherita e birra. Ci scappa anche un antipasto italiano; il ristorante è piuttosto frequentato ma la sorpresa che allieta la serata è costituita da una cinquantina e più di bambini vocianti in maglietta bianca – probabilmente di una colonia o campeggio nei pressi – con le loro accompagnatrici, ragazze giovanissime, che sono lì per la pizza e patatine fritte. Un casino! Ma che bello.

Alla fine della serata mi intrattengo con il figlio della signora, è la famiglia che gestisce il resort, al quale chiedo come poter evitare i saliscendi che mi aspettano l'indomani. Non si può.
Me ne torno al mio patio a.....rimirar le stelle!

14 Luglio – Prima parte – 5° tappa – Nocera Umbra (loc.tà ) - Acqualagna 50 Km

Anche se la notte ha piovuto, non me ne sono accorto: dopo la fatica il sonno è profondo.
C'è il sole, ma l'azzurro intenso del cielo è inframmezzato da corpose formazioni vaporose di bianche nuvolaglie, e tutt'intorno e dalla parte opposta il verde degli ordinati campi coltivati.....: una atmosfera bucolica e pastorale, arcadica come suggerisce qualcuno, in cui il suono di una specie di fabbro, o maniscalco, si inserisce ad hoc! Non posso non fermare questo momento di allegrezza.

Scendo dalla signora che mi offre pure il caffè e che saluto con riconoscenza: le chiedo il nome,
che non ricorderò più ma che, inusuale, testimania la tradizione contadina dei luoghi.

La strada, che riprendo quasi malvolientieri, riparte con una salita che faccio a piedi, sia per non affaticarmi subito ma anche per indugiare ancora e godere dello spettacolo della natura.
Non c'è nessuno, ogni tanto incrocio qualche macchina, ma sparisce subito.
Risalgo e cerco di sfruttare l'abbrivio delle discese per spingermi in salita: è un po' rischioso ma sembra funzionare! mi lancio e riprendo a pedalare a metà salita. E' un sistema che ho imparato qui ma che ho poi affinato con l'esperienza.

Supero qualche frazione e sono emozionato perchè uno dei prossimi paesetti è Gualdo Tadino, meta delle vacanze estive di zio Alfredo e famiglia che accompagnavo con l' Appia III serie di papà! Che ricordi. Entro nel paese che è ormai una città, infatti la parte che conoscevo io è diventato centro storico ed è più in alto e non mi va di raggiungere. Ma non posso esimermi dal mandare un segno
del mio passaggio ad Alberto, e quindi mi fermo ad un distributore sia per chiedere l'itinerario migliore che per acquistare una cartolina.

Non faccio in tempo ad accostare la bici al muro che vengo investito dall'entusiasmo del gestore che si complimenta per la mia avventura che incoraggia e racconta di altri ciclisti che hanno sostato nel suo piazzale, si rammarica di non poter seguire le nostre gesta come vorrebbe, è prodigo di suggerimenti per la strada migliore da prendere …...quella che porta a Fabriano è la più impervia (sarei voluto passare per andare a salutare i parenti di Germano) e da evitare, ma soprattutto mi offre il ristoro di una bibita alla mente, ghiacciata, che mi fa servire da una bella ragazza al banco del bar.
Incontri del “terzo tipo” con una umanità sempre disponibile e con un sacco di cose da dire che rendono questi viaggi speciali.
Non ha però la cartolina che posso trovare dal tabaccaio più avanti: la troverò in una bella cartoleria
ben fornita. La buca della posta è poco più avanti. Tutto fatto.

Continuo lungo la Flaminia che adesso si allarga in più corsie. Al bivio per Fabriano non mi faccio tentare e proseguo: la strada spiana e dopo un paio di chilometri con abitazioni, il panorama si riapre a campi e prati in tutte le direzioni, sulla destra i primi contrafforti di quello che, scopriro' poi, è la riserva del Monte Cucco. In fondo un'altro piccolo centro abitato che però non arriva mai: non sembra ma la strada sale impercettibilmente e mi sto affaticando. Finalmente entro nel paesino -
e mi fermo ad un bel giardino rialzato rispetto al piano stradale, curato con panchine e fontana.
E' mezzogiorno, la pace regna serena: una mamma con carrozzina si perde dietro l'angolo che sale,
un signore parla al cellulare con lo sportello della macchina aperto, se passa qualche macchina non si sente e non si vede.
Mi soffermo ad ascoltare la conversazione del tizio al cell: parla di mappe e costruzioni. Deve essere un geometra del comune, oppure un architetto.
Il suo lavoro è libero, la sua casa o il comune o lo studio è lì a due passi, i clienti li raggiunge con un giro in macchina senza stress, senza fumi, senza traffico. Il tempo è rallentato i rapporti sono diretti. Quando si dice la qualità della vita!

Riprendo con in mente questi pensieri e quello che mi circonda mi conferma su quanto diversa possa essere l'esperienza di vita. Salgo, salgo ma senza grossi patemi ed anche il caldo non è così impossibile. Arrivo a Pian delle Macinare, dove un paio di cartelloni pubblicitari invitano alla pratica del parapendio ed ad escursioni ed esercitazioni montanare. Dovrò segnalarlo a Fra.
Per leggere bene....ho divuto fermare la bici, manco a dirlo, di fronte ad una bella fontana.
L'ombra è di un caseggiato padronale, ma in giro non c'è anima viva.
Risalgo in bici discesa svolta a destra al lato di un muraglione di un altro paesino e...comincia la salita per il Passo della Scheggia! Ne faccio un po' e mi fermo per consumare il mio panino.

Tutto silenzio, ma poi sento delle voci: mi avvicino, li saluto, sono marito e moglie. Abitano a Roma da cui scappano per venire in queste valli ogni volta che possono; mi rincuorano sulla salita.
Infatti la faccio tutta fino al valico dei 632 slm: invano cerco un selfie!
E' uno dei passi più facili degli Appennini che collegano le valli umbre al mare.

La strada si ributta nella vallata. Si chiama Scheggia per via di una formazione rocciosa di argilla rossa stratificata che ricorda la scheggia di legno oppure un taglio di capelli a zazzera.
Si ripresenta ad ogni tornante ed è proprio impressionante, appesa esposta sopra il profondo fossato.
Ad ogni curva scatto una foto!
Alla fine della lunga discesa la flaminia diventa ...una superstrada con gallerie. Ne faccio una ma è troppo pericoloso e sono costretto ad uscire. Come faccio ora?
Mi indicano la Flaminia Vecchia, dismessa e vietata al transito di auto, infatti eccone una che arriva!

Sotto un costone, con apprensione mi avventuro, incoraggiato dalla signora della dritta.
E' una gola segnata dal corso di un fiume il Metauro che si puo vedere dall'alto e che mi accompagnerà fino a Fano. L'asfalto è rovinato ma il panorama e la frescura meritano.
Ad un' ansa mi fermo perchè ci sono diverse auto parcheggiate: che fanno lì? chiedo, il bagno!
Ed infatti affacciandomi frotte di giovani e meno giovani si bagnano e si tuffano in un'acqua verde smeraldo che non deve essere proprio caldissima.
E' un'area turistica con gazebo e punti ristoro che si susseguono fino alla perferia di Cagli, che si staglia un po' sopra.

C'è un grande distributore Agip e chiedo ad una tizia notizie per un albergo: mi chiede “ per dormire?” Mi pare ottusa, mi dice che a Cagli non ce ne sono. Il più vicino è a cinque km.!
Sono idrofobo perchè non c'è niente di peggio che deludere una aspettativa che si sta per pregustare! Non posso credere che lì non ci siano hotel. Ma mi devo rassegnare perchè l'informazione me la conferma un giovane ciclista.
Per fortuna la strada è una specie di ciclabile, anche se percorsa da auto; arrivo ad Acqualagna
dove ci sono due alberghi: scarto il primo scelgo il Leon D'oro.
Stanza appena dignitosa, ma con ristorante per una pizza al forno elettrico.
15 Luglio – Prima parte – Acqualagna

Piove! Non me la sento di andare. Dopo la colazione mi vesto di tutto punto ed aspetto che spiova.
Non accade. Decido di restare per un'altra notte. Nel pomeriggio l'intensità della pioggia scema e decido di prendere il bus per Cagli a 2 €. Visito il borgo medievale e le sue chiesette. Notevole la Torre del Bastione, una costruzione fortificata rinascimentale.
Approfitto di un market per la cena che consumerò in camera.

16 Luglio – Prima parte – 6° Tappa – Acqualagna – Misano Adriatico - 50Km

E' ancora tempo variabile ma non piove e l'asfalto si sta asciugando.
Mi sono stancato di aspettare ed anche se il cielo è grigio e minaccioso decido di andare.
Pochi chilometri per arrivare al famoso Passo del Furlo: una gola che il fiume che scorre più sotto, il Candigliano, ha tagliato grazie alla forza corrosiva delle sue acque tra le pareti calcaree dei monti Pietralata e Paganuccio. E' qui che i romani, ma ancheda molto prima, avevano individuato il passaggio più semplice per “l'altro mare”. E' qui che passava la Via Flaminia ed ora il tratto della gola è diventato un parco protetto dove passeggiano turisti e cicloturisti.

Il panorama col fiume verde e denso che scorre in basso, la vegetazione, la serenità che induce l'ambiente silenzioso, l'aria frizzantina di una mattina inoltrata con il cielo che si sta aprendo tra le nuvole, tutto contribuisce all'allegrezza ed alla pace interiore! La targa che ricorda l'apertura del “Forunculus” a colpi di scalpello risale ai tempi di Vespasiano e mi inorgoglisce per l'ascendenza.

Proseguo la marcia che si è ormai stabilizzata: non ci sono più salite impervie e attraverso paesini che si susseguono senza soluzione. Altri ciclisti mi superano in bello stile ma io vado del mio passo.
A Fano mancano una 20 di Km che ormai sono niente! D'improvviso un tornante per superare una collinetta: niente paura! Lo supero agevolmente. Il cielo si è definitivamente aperto ed il sole splende. Arrivo a Fano che è quasi l'una.
Mi accoglie l' Arco Trionfale di Augusto a segnare il termine della Via Flaminia.
Chiedo ad un ragazzo nero, un po' spaesato e sorpreso, di immortalare il mio arrivo sotto l' Arco.
Deve credermi matto. Mi attardo per altre foto e via, attraverso la strada centrale acciottolata che porta al mare, una piazza e finalmente l' Adriatico. Brutto!

Un lungomare quasi industriale, una spiaggia libera desolata – forse il tempo instabile – un lungo molo isolato. L'acqua quasi melmosa . Una delusione: scatto qualche foto quasi incredulo e me ne vado. Alla fine della città una pista ciclabile protetta che costeggia la ss16 – nota per la sua pericolosità – e la ferrovia e che porta fino a Pesaro. Inaspettata. 15 Km di strada dritta che che in un attimo arriva alla periferia ed alle spiagge attrezzate della cittadina.

Proseguo. E' primo pomeriggio, e il sole è alto. Ora si susseguono paesini marinari noti per le vacanze. Vorrei fermarmi ed inizio a chiedere prezzo e disponibilità: sono tutti pieni, anche per una sola sera, ma è comprensibile è sabato! Più avanti c'è un camping super attrezzato da diecimila posti. Anche i prezzi sono super : 18 la tenda, 10 la persona, 15 la bici.... Per dormire per terraaa?!!
Mi pare matta e me ne vado polemizzando. Mi sono scocciato: ogni volta la ricerca del posto per dormire è una angoscia! Le mie esigenze quasi mai coincidono.
Sono arrivato a Misano Adriatico, ci sono innumerevoli alberghi, uno alla fine lo trovo!
Una camera singola all'Hotel Hamilton: 35 € senza colazione. La stanza è un rettangolo
due per sei con balconcino e bagno: Benissimo!

Per la passeggiata serale vengo attratto dal rombo delle moto di un motodromo nelle vicinanze.
Forse una gara o forse solo centauri che testano le loro abilità in pista. Seguo il rumore ma non lo
trovo. Abbandono l'idea e torno sul lungomare alla riccerca di una cenetta con pesciolini.
Macchè, stabilimenti tutti chiusi o ristoranti a prezzi inaccessibili. Ripiego sulla solita pizza? O magari un gelato? Niente, torno in albergo, digiuno. In compenso ho camminato, camminato, camminato!


17 Luglio 2016 - Domenica
Misano Adriatico – Lido Adriano

Scambio qualche parola cordiale con il proprietario.
Mi ha sorpreso, ma non troppo, la presenza praticamente esclusiva di tedeschi nell'albergo
superpieno: è notorio la predilezione di questi per la riviera adriatica. Tuttavia deve esserci una attività di promozione locale, che unita al passaparola garantisce il pienone.
Ed è così: la famiglia che ha l'albergo ha vissuto in Germania ed oggi si godono i loro sacrifici con presenze che ormai si tramandano con ricambi generazionali.

Mi offre il caffè, la colazione era infatti esclusa, e mi fa piacere che chieda notizie sulla mia impresa
e sul blog dove leggerne. I clienti intenti a consumare la loro colazione guardano con divertita curiosità le mie manovre di carico della bici. Sono pronto, saluto e via!

E' presto, poco più delle 9,30, e riprendo l'Adriatica, piuttosto trafficata.
Supero Cattolica e quindi il vialone di Rimini: evito il lungomare.
E' la stessa strada percorsa con Francesca.
Traversato il canale prima sosta al market per spuntino e beveraggi.
La Rimini minore, che si stende a nord del canale con una sequela infinita di stabilimenti,
è altrettanto piena di villeggianti e sfocia nella più nota Bellaria con la stazione ferroviaria
che richiama reminiscenze felliniane di vacanze stile anni cinquanta.

L'ingresso nel vialone di Cesenatico è immediato. La bici va che è una bellezza e non mi sembra di faticare ma alla pineta che sbucherà poi a Cervia decido di fermarmi e mentre famigliole più o meno chiassose hanno abbandonato momentaneamente le spiagge assolate e accaldate per consumare il pranzo al riparo dell'ombra degli alti pini, mi allungo su una panchina e, manco a dirlo, schiaccio il mio profondo pisolino.

E' primo pomeriggio quando decido di ripartire. Tutto facile.
Ho intenzione di non deviare all'interno e salto Ravenna. Vorrei restare sul litorale
per raggiungere i lidi ravennati. Non è semplicissimo.
Le lagune ed i canali che raggiungono il mare infatti costituiscono una ampia area protetta
che riprende il mare al Lido di Classe : chissà dove è la abbazia di S.Apollinare.

La casina all'ingresso del parco è ben organizzata, con pannelli esplicativi sulla fauna protetta,
depliant ed un addetto alle informazioni con cui ho modo di polemizzare sulla scarsa pubblicità
a luoghi ed iniziative, i canali sono navigabili con canoe, che all'estero sono spesso fonte perfino di profitto. Come spesso accade sono poco generoso verso queste persone e soprattutto poco informato. Loro viceversa sono sempre più che disponibili.
In questo caso il ragazzo, ricercatore superlaureato, rassicura le mie perplessità sulla capacità
di attraversare il parco, senza una cartina, ma con le sole indicazioni verbali.

Mi avventuro, e devo ringraziare la presenza di altri ciclisti che mi insegnano la strada giusta
che, non segnata e innestata in un sentiero seminascosto, non avrei mai preso.
Attraverso un ponte di legno su un ampio canale, uno dei riferimenti che mi erano stati indicati,
e rinfrancato anche dalla presenza di altri ciclisti che mi sfrecciano in andata e ritorno, seguo il sentiero che costeggia un ampio campo che si apre. Sono ormai all'uscita del parco che si evidenzia
per la presenza di caseggiati e strada asfaltata. Sono al Lido di Dante.
Non ci sono però alberghi. Niente paura: il Lido Adriano è poco distante. Il cavolo!
Devo aver sbagliato strada oppure ancora una volta la mancanza di indicazioni mi penalizza.
Mi ritrovo infatti su una stretta strada asfaltata che si prolunga rettilinea per chilometri senza indicazioni di sorta. E' piuttosto pericolosa perchè trafficata da auto a velocità sostenuta, non c'è corsia di emergenza e sono accecato da un sole enorme che sta per tramontarmi davanti.
Sono arrabbiato e stanco, non mi posso fermare nè tornare indietro e non c'è un cane a cui chiedere
informazioni. Posso solo andare avanti. Per quasi 18 Km!

Poi improvvisamente un incrocio, la strada a destra, ed arrivo al lido Adriano.
Per fortuna cartelli pubblicitari promuovono le pretese di alcuni alberghi.
Una strada più avanti e trovo il mio : Pensione Regina.
Il proprietario è un cinquantenne burbero e dinamico. Ci accordiamo subito per 50€ con la cena.
Mi sistema la bici all'interno del cortile. E' una pensione storica, gestita da oltre cinquant'anni prima dai genitori, e come tutti sovrapiena di clienti.
Ha una faccia conosciuta e poichè a fianco alla cassa c'è una gigantografia di una squadra azzardo:
"ciclista?..." No, la squadra è quella del Parma dello scudetto: forse lui era uno dello spogliatoio, ma non un calciatore.

Ho appena il tempo di una doccia per sistemarmi e scendere per la cena. Ottima.

Dopo cena la solita passeggiata. Il paese non offre niente. Una rotonda pretenziosa ed illuminata
ma non c'è nessuno. Molti preferiscono il bar con gelati e tavolini in pineta.
Vengo attratto dalla voce di soprano che intona un aria d'opera: è un karaoke organizzato dal bar
poco più lontano. Mi confondo con gli astanti all'ascolto di questi dilettanti coraggiosi.
Sto andando via quando si esibisce una bella ragazza robusta ed in carne: non si rende conto
che la sua voce non è intonata e strilla suscitando l'ilarità. Torno in albergo. Buonanotte-


18 Luglio - Lido Adriano - Codigoro

Neanche a dirlo, la mattina è assolata e frizzantina.
Anche oggi il caffè mi viene offerto e dopo aver recuperato e caricato la bici parto tra l'indifferenza generale. Il lungo viale che taglia a metà la pineta che fronteggia il mare è segnato dalla moltitudine
di bagni e accessi al mare e campeggi che rendono unico questo tratto di riviera romagnola : sono
alla Punta Marina di Ravenna .

La corsa in bici è agevolata dallo scarso traffico e dai pochi bagnanti che attraversano; anche se è piena stagione e non è prestissimo, c'è poca gente in giro. Arrivo in un breve al canale che deve essere attraversato in battello: è una costante di questi posti e non mi fa più meraviglia.
E' appena partito ed ho quindi tempo di guardarmi intorno.
Si passa dall'altra parte, dove hanno inizio i cosiddetti Lidi Estensi: Lido Spina, Lido di Volano...

Ho infatti deciso di risalire lungo la costa magari fino a Chioggia e poi da li' raggiungere Verona passando da Vicenza. La cittadina che sto percorrendo verso il mare, Porto Corsini, è dotata di pista ciclabile piuttosto ingombra di ciclisti, che costeggia la pineta, ma poi all'altezza di CasalBorsetti fa una deviazione e sfocia in una specie di superstrada: è la via Romea che arriva fino a Venezia, famosa per la sua pericolosità.
Anche se ci sono innummerevoli Tir e camion, la strada è ben asfaltata e dotata per buona parte di corsia di emergenza: così a parteil timore iniziale, vado avanti tranquillo.
Decido di uscire all'altezza del Lido Spina, una cittadina di mare con i suoi caseggiati bassi e le villette, e dopo un paio di rotonde arrivo ad una piazza pedonale con panchine.
Anche se non sono particolarmente stanco decido di fermarmi e prendere una bottiglia di acqua
prima che il market chiuda. E' 1,30 e mi fermo per un po'.

Risalgo sulla Romea e subito Porto Garibaldi, l'attraversamento su uno dei rami del Po.
Prossima tappa il Lido di Volano.
Nonostante mi sia dotato di cartine anche particolareggiate, la zona è un incrocio di passeggiate in bici, districarsi in quel dedalo di strade acque e canali mi confonde. Decido di restare sulla sinistra della estesa laguna delle Valli di Comacchio . Devo però farmi indicare la strada. Una ragazza mi suggerisce di non passare per la pineta perchè anche se è la strada più diretta che i ragazzi villeggianti usano percorrere, c'è il rischio di perdersi e di fare molta più strada.
Seguo il consiglio ma dopo un po' la strada finisce e sono sulla spiaggia.
Devo tornare indietro e questa volta imbocco il percorso giusto e mi ritrovo a circumnavigare un enorme lago, anche questo meta di villeggiatura.

Mi sto discostando dal mare e sono in aperta campagna, con il sole che picchia e niente e nessuno intorno. La strada è pianeggiante e per nulla faticosa ma è monotona.
Mi fermo all'ombra di un grosso albero posto all'ingresso di una grande villa.
Ci sono le indicazioni per l'Abbazia di Pomposa che decido di visitare.
Mi dicono che non posso sbagliare: vedrò l'alto campanile da lontano.
Mi avventuro per i campi e per le vie in mezzo che si intersecano perpendicolarmente. Non ci sono riferimenti e vado con il sole che mi sbatte in faccia. Un cartello indica ora la direzione.
E' vro si vede il campanile e rincuorato arrivo all'abbazia,

Si trova in un' ampia distesa alberata, ma apparentemente non c'è acqua. C'è l'Abbazia e il monastero ma è stata ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Tuttavia l'interno è ancora notevole per gli affreschi...ecc.

La ragazza addetta all'ufficio turistico sta leggendo un libro, forse studia. Risponde con gentilezza
alle mie note polemiche: c'è una fontana. Mi riempie di depliant e mi suggerisce di andare a vedere
gli affreschi che si sono conservati. Passo così una piacevole oretta aggirandomi come turista.

Il paesino a 5 km è Codigoro....ma non è dove è nata Milva?, no non lo è, e rimuginando arrivo
in centro. Sono ormai le cinque del pomeriggio e questa è la mia meta odierna ma all'alberghetto
che ho individuato non risponde nessuno. Alle mie insistenze la persona che si affaccia mi annuncia
che è tutto pieno. Boh?! Una convenzione con qualche fabbrica.
Ce n'è un altro verso il centro, ma è gestito da una russa o giu di li e non ci accordiamo sul prezzo. Un altro ancora è fuori del paese lungo un canale che scoprirò poi è pieno di zanzare. Anche se è piuttosto dimesso non posso fare troppo lo schizzinoso. E' gestito da un siciliano Salvatore che in verità sembra un morto di fame, ma è estremamente cordiale, conviene
con le mie esigenze, mi racconta che sta cercando di tirar su questo albergo che fino a qualche tempo prima ospitava prostitute e i loro clienti. E' lì con la sua famiglia, emigrato da un paesino
in provincia di Ragusa, e sta tentando la fortuna. Decido di fermarmi anche perchè ci mette anche la cena.
La stanza è quella che si affitta agli operai, con due letti. A me va bene è pulita ed ha la doccia
grande. Affaccia sul cortile interno, dove ho messo la bici smontata, anche questo ingombro di
povere suppellettili e dove corrono libere galline e gatti. E' un po' sporco.

Anche la cena è modesta: più che familiare! un piatto di pasta ed una fettina. Ma va bene, così.
Goro, Goro di sopra ,Codigoro! Centri contadini poveri. Dopocena rifaccio a ritroso la strada lungo il canale verso il centro. Le lampade dei pochi lampioni illuminano i moscerini e le zanzare.
Non ci sono negozi aperti. Su un lato della piazza principale una grande tavolata festeggia una squadra di pallavolo che deve aver vinto qualche trofeo. Ragazzini si rincorrono davanti alla chiesa.

Non c'è altro. Sul lato opposto del canale una gelateria è il luogo di riunione dei giovani: sono tentato ma il problema sono i soliti uno, due tre gusti....Me ne ritorno in albergo. Qualcuno sul ponte con una lunga lenza cerca i pesci dall'alto argine. Qualcuno porta i cani a fare pipì.
E' poco piu delle nove: sembra mezzanotte e sta scendendo la nebbia.


19 Luglio - Codigoro ; Adria; Rovigo

Salvatore è uscito per la spesa. La Sig.ra molto gentile mi offre caffè e brioche. Una in più la porto
per la merenda. Rifaccio a ritroso il canale e quindi la ciclabile verso Pomposa.
Nel tragitto di uscita dal paesino ritrovo il cappellino che avevo perso, senza rendermene conto, la sera prima: un'anima gentile l'aveva poggiato visibile su un cornicione.
La periferia sembra da questo lato meno povera, anzi la ciclabile funziona anche per i runners e ne incrocio qualcuno. Me ne vado allegrotto, ma in realtà in paese sul ponte del canale avevo letto un cartello che indicava la strada per Agri: è questa che devo prendere!
Ritorno indietro e riercorro questa ciclabile per la terza volta: devo aggiungere 10 Km al chilometraggio odierno.

La strada è una statale di campagna: costeggio interminabili campi di mais e poichè non ci sono
costruzioni ad ostacolare lo sguardo, tranne qualche fattoria, ho lo sconforto di vedere dipanarsi
ne nulla la strada che devo percorrere.
Non c'è quasi nessuno e questa situazione comincia a pesare.
Per la strada gli abbondanti residui di paglia del taglio dei covoni, che quando passa qualche trattore tira su nell'aria.
In lontananza agglomerati di poche case con il campanile che svetta.

La strada è piana ma tutta la situazione è faticosa. Mi fermo all'ombra di un caseggiato di fattoria
con all'interno persone molto indaffarate: arriva un Suv e riparto.
Ora la vegetazione sta cambiando: mi sto avvicinando al Po che supero su un grande ponte.
Mi fermo per una foto: lo spettacolo ogni volta che ho incrociato questo fiume è di maestosità!
Incredibilmente sull'altro lato una coppia di cicloturisti mi saluta. Sono carichi se possibile più di me .

Riprendo con più lena. Ma mi fermo subito perchè scorgo lungo il ciglio una famigliola di paperotti che sorvegliati della chioccia cercano di nascondersi dall'intruso tra la vegetazione del canale.
Devo fare una foto. Ed altre ne farò più avanti allo spettacolo del Po che in questo tratto si allarga
e al centro mostra alcune dune sabbiose ingombre di volatili, forse anche fenicotteri.
Siamo in pieno Polesine.

E' ormai ora di pranzo ed arrivo ad una cittadina ben messa:è Agri.
Dopo un breve giro per il centro storico - tutto chiuso data l'ora e la stagione, decido di fermarmi
in un giardino da dove sento arrivare la musica di un pianoforte.
Dopo un breve battibecco con un ragazzo che sta parlando al cellulare ad alta voce, disturbando
la quiete del posto, finalmente posso godermi i virtuosismi di studenti del conservatorio.
Quel giardino con la villa è infatti un conservatorio di musica che avrei la possibilità di visitare
data la gentilezza di alcune signore - forse insegnanti - all'ingresso, ma che si può limitare solo
ad ascoltare la musica dall'esterno dell'aula poichè non si deve disturbare .

Passo ancora un po di tempo beandomi, e lascio il posto malvolentieri.
Ora per arrivare a Rovigo c'è un lungo rettilineo alberato: una fettuccia su cui le auto sfrecciano
pericolosamente ad alta velocità. Così per 15 Km.
All'ingresso in città seguo le indicazioni per il centro. La strada è acciottolata e mi fermo ad una
chiesa - o istituto pubblico - circolare e con cupola, contornata da un giardino con panchine.
Alcuni ragazzi e ragazze schiamazzano sulla scalinata. Mi informo per un albergo ma non sembra una cosa semplice, soprattutto per i prezzi. Rovigo è capoluogo è c'è un BestWestern che a meno di 80€ on si può: gli altri suggeriti dalla receptionist sono della stessa catena e quindi stessi prezzi.
Sono sconfortato. Non è tardissimo ma continuare non mi va per niente.

C'è un istituto di salesiani che sembra fare proprio al caso mio: sicuramente lì posso trovare un riparo per la notte. In realtà mi danno indicazioni per dove riferirmi. Anzi chiamano l'albergo
e chiedono conferma di disponibilità e come raggiungerli. E' facile.
L'albergo è ad una stella - sempre per lavoratori o comitive di passaggio - ma il prezzo è 30€, non mi devo lamentare! La camera è sufficiente.

Per mangiare ritorno in centro. Su alcuni cartelli leggo di una festa con distribuzione di cibarie che potrebbe fare al caso mio, ma stranamente nessuno sa dove si trova la località della festa:
"Non sono di qui...." E' la risposta che incredibilmente mi sento dare da più di una persona.
Rovigo deve essere un posto di immigrati. Passo per il centro piuttosto ricercato con locali alla moda e presumibilmente cari, dove alcuni giovani attendono al rito dell' happyhour.

Sono quasi le sette e i negozi stanno chiudendo. Mi affretto in una pizzeria, anche questa gestita da
gente immigrata da Padova, e che non conosce la località della festa. Ma il mio è un pur parlè perchè sono rassegnato all'insipienza dei locali.

Rimedio in extremis una Peroni da 66cl, e consumo la mia cena in un giardino pretenzioso con fontana: non sono il solo. Una famigliola ed una specie di barbona, ma poi chissà, mi fanno compagnia. Ritorno in bici e le strade sono ormai tutte vuote: ore 8,30.


20 Luglio - Rovigo - Ronco all' Adige

La colazione non è inclusa! E' la sorpresa della mattina. Sorpresa perchè la sera la signora si era raccomandata sull'orario, ma quando scendo è tutto sparecchiato. Che pretendo?!
Giusto. Mi prendo un caffè al bar servito dal marito e scambio opinioni su cicli e bicicli con i soliti perdigiorno sempre presenti in quei posti.

Mi organizzo per la partenza. L'idea è quella di passare per Vicenza , così da rinverdire soste precedenti. L'uscita da Rovigo non è semplicissima

martedì 31 ottobre 2017

L'Augustea - Seconda Parte - 18 - 29 Agosto 2014 - Verona - Munchen

18 Agosto 2014 - Seconda parte  1° - Verona - Bivio per Falcade.

Franceschina è partita e sono rimasto solo. Pensavo che la convivenza sarebbe stata più traumatica
ed invece, a parte qualche piccola scaramuccia, siamo stati molto bene insieme. Almeno io.
Sono contento per lei che abbia apprezzato il Lago di Garda in tutta la sua lunghezza: dopo le sofferenze di qualche mese fa, spero che questa passeggiata l'abbia rimessa in sesto.

Sono solo e la mattina devo svegliarmi presto, l'ostello deve essere liberato alle nove.
Non ho dormito male: la grande camerata era divisa in piccole stanze, singole e doppie, da una struttura in legno leggero che seppur consentiva un minimo di privacy, non risparmiava dai....rumori notturni. Il bagno ed il lavabo, una fontana ovale in acciaio con 6 bocche, ricordava più una colonia penale, impressione confermata da una colazione a dir poco spartana: caffellatte - da tirar su con mestolo enorme da una buatta da 30 litri - in ciotola di latta e un pezzo di pane, con cucchiaio da minestra! Peccato. Eppure l'ostello è ospitato in un palazzo d'epoca con un grande parco.

Chiamo Fra al telefono per sapere come è arrivata: è a casa sana e salva. Preparo la bici e parto.

E' proprio vero: l'aria frizzantina della mattina mette sempre di buonumore. E' una bellissima giornata
e la discesa ripida dall'ostello e la vista dell'Adige così tumultuoso mi danno subito la carica.
Sono fortunato perchè dopo qualche centinaio di metri trovo una officina per ciclista già aperto.
Ne approfitto per farmi stringere i freni ed acquistare una camera d'aria di scorta.

Attraverso i viali alberati in direzione della pista ciclabile che partendo da lì mi dovrebbe portare a Trento e poi Merano: è il tratto Italiano di Eurovelo7.
Non è difficile da trovare e dopo poco mi trovo sulla sponda di un canale. Speravo di percorrere l'argine del fiume ma mi devo accontentare percè quella è la pista, ingombra di ciclisti e maratoneti.
La pista si interrompe all'improvviso alla periferia di Bussolengo e perdo le indicazioni.
Un ciclista, anziano come me ma più in gamba letteralmente e con cui condividerò una parte del cammino superandoci a vicenda, mi da la dritta giusta e riprendo il canale.

Anche se il panorama è noioso - coltivazioni di mele e qualche vigneto - mi diverto ad ingaggiare
gare di velocità e resistenza con gli altri ciclisti, tra cui una signora tenace e abilissima, ed un'altra troppo veloce per me a cui cerco di stare dietro.
Il ciclista dell'indicazione mi ammonisce sul "muro" che troverò alla fine della ciclabile, ed infatti dopo qualche chilometro vedo che tutti si fermano e tornano indietro: siamo a Rivoli Veronese
in piena Valpolicella e la strada continua con una salita del 10% per superare un promontorio che domina tutta la valle. Salgo con un bel piglio, forte della mia Bottecchia e dei corti rapporti che posso inserire e dopo un pò.......mi auguro di arrivare almeno alla prima curva che mi nasconda dagli altri ciclisti per non fare una troppo brutta figura.

Ci riesco a malapena ma poi devo scendere: è troppo per me, non ho fatto neanche duecento metri e per arrivare in cima ce ne vogliono . Padre e figlio piccolino mi superano
ed io sono costretto a spingere. Finalmente arrivo in cima - dislivello 220 mt per due chilometri almeno- alternando tratti in bici ad altri a piedi attraversando un bosco che perlomeno dà un pò di frescura . Cè un belvedere da cui si può ammirare la valle sottostante, le anse sinuose del fiume ed in lontananza il forte Wohlgemuth (è tutto scritto su un cartellone!)
Due ciclisti tedeschi - moglie e marito - raggiungono affranti il punto panoramico: il versante da cui sono saliti, e che mi appresto a scendere,  è molto più duro.
Infatti con una ripida e lunga discesa sono a valle, sulla statale per Rovereto.

In occasione del bimillenario dell' Augustea anche i nostri amministratori si sono cimentati nel segnare un percorso ciclabile che si collega con quelli oltr'Alpe. Peccato che hanno pensato di far passare la pista attraverso i vigneti che si sviluppano a destra e sinistra della statale, quindi con stradine bianche strette e bitorzolute con continui inutili faticosissimi saliscendi e pericolosi attraversamenti della statale per andare da una parte all'altra e con un incremento della percorrenza
di almeno tre volte. Non ho visto ciclisti percorrerla ed io, dopo il primo tratto, ho proseguito sulla statale piuttosto ampia e non molto trafficata da non risultare pericolosa.

C'è un bar che sembra chiamarmi per uno spuntino con dolce e per smaltire al tavolino una stanchezza che mi assale improvvisa.Dormirò per un'ora!
E' pomeriggio quando riprendo la marcia. All'ingresso di Rovereto un grande supermercato mi consente di rifornirmi di beveraggi e tarallucci. Decido di continuare fino al prossimo paese perchè penso che a Rovereto, turistica, i prezzi possano essere troppo alti. Intanto il tempo sta cambiando
e grossi nuvoloni neri incombono minacciosi. E' stata una giornata lunga e faticosa e mi fermo
ad un complesso alberghiero al bivio per Falcade, la località sciistica.
Mi accordo con la signora. L'albergo è vuoto ma la camera confortevole e ne ho proprio bisogno.
Al risveglio piove! Cerco una pizzeria.


19 Agosto 2014 - 2° Seconda Parte – Bivio per Falcade


Piove a dirotto. Mi sono vestito come per partire e prendo la bici dal garage degli attrezzi.
Mi fermo sulla porta. Ho pagato il conto e aspetto che spiova.
Non lo fa. A mezzogiorno torno in camera a cambiarmi. Non posso proseguire.

Una giornata persa.
La pioggia non scema di intensità e sono relegato nell'albergo che in questa stagione è deserto.
La antica hall, la nuova è in un altro fabbricato, è molto ampia con comode poltrone rivestite di velluto rossiccio, il bancone della concierge in legno massiccio ha ancora alle spalle la cassettiera vuota delle chiavi delle camere;alle pareti, rivestite anch'esse in listelle di legno, appesi quadri e fotografie della valle di genere sciistico e montanaro, sui tavolinetti riviste datate, un grande lampadario centrale in vetro; sul pavimento immensi tappeti fiorati.
Nonostante la penombra in cui è immersa, la hall, illuminata solo dalla grigia luce esterna che traversa le porte d'ingresso e che sfuma i particolari, rende tuttavia l'idea di una sobria agiatezza.
Provo a rilassarmi leggendo un giornale su una poltrona ma l'atmosfera uggiosa mi crea sonnolenza.

Non c'è niente da fare e me ne torno in camera. Accendo la televisione e steso sul letto alterno sonno alla veglia. Ogni tanto do un'occhiata alla finestra : la pioggia insistente sta innaffiando in abbondanza il rigoglioso giardinetto fiorito, con vialetti per passeggiare.
In inverno con la neve e l'alta montagna di fronte imbiancata , ora quasi completamente coperta da nuvole nere e gonfie, il panorama sarà completamente diverso.

Verso il tardo pomeriggio smette di piovere. E' troppo tardi per ripartire. Avviso la signora che sosterò per la seconda notte. Esco finalmente per un giro del paesino: quattro case di numero
Niente di particolarmente interessante se non una casa in pietra del '700. esseri umani: tre!
Torno sulla statale alla ricerca di una pizzeria di cui avevo letto l'insegna, oltre un chilometro indietro, ma è chiusa; poco male mi è servito per camminare.
Consumo la mia pizza e birra in un bar del paesino: incrocio altre tre persone e leggo il giornale!


20 Agosto 2014 – 3° Seconda parte – Bivio per Falcade – Merano

Il cielo è ancora scuro ma perlomeno non piove. Non posso attardarmi ancora anche perchè ho l'ostello prenotato a Merano, che ho provveduto ad allertare di un eventuale ritardo.
Sebbene l'asfalto sia ancora bagnato decido di avventurarmi.
Ringrazio la signora per il caffè e rimontati i miei onerosi bagagli, riparto.

Trento è distante meno di quaranta chilometri: sono le dieci posso arrivare il primo pomeriggio.
La statale non è molto trafficata ma è piuttosto bagnata e questo mi crea apprensione specie lungo le discese. Ma non piove ed anche se mi bagno per gli schizzi della ruota posteriore, procedo con lena su una strada quasi completamente piatta, che scorre a lato dell'autostrada invece trafficata.

L'asfalto è ora asciutto ed anche se vento e nuvolaglie incombono la mia Bottecchia vola.
A pochi chilometri da Trento la statale si allarga consentendo alle auto velocità oltre i 100 e più di una volta vengo richiamato perchè non dovrei trovarmi lì. Mi viene l'ansia di arrivare e togliermi da una situazione di pericolo.
Ecco la zona industriale, dall'altra parte la città. Un paio di giri a vuoto e poi la dritta per la ciclabile
dell'Adige che mi porterà fino a Bolzano. Il cielo è ancora uggioso ma le nuvole sono più alte e appare qualche sprazzo di azzurro. Una bellissima ciclabile attrezzata risale sull'argine il fiume maestoso che comincia a mostrare le sue turbolenze correndo veloce e denso.

Filari infiniti di coltivazioni delle famose mele del trentino costituiscono il muro che quasi senza soluzione di continuità mi accompagnerà per i prossimi quaranta chilometri.
La ciclabile è trafficata di famiglie in bici che trascorrono il pomeriggio estivo percorrendola per brevi tratte. Qualche professionista testa la velocità della propria bici da corsa. Io procedo placido quasi senza sforzo. Sono contento dell'efficienza di questa terra.

Una deviazione improvvisa mi fa perdere l'orientamento: ho l'impressione che sto tornando indietro,
ma non è possibile perchè non sono mai uscito dalla ciclabile; tuttavia sto allontanandomi dal fiume. Attraverso una zona boscosa che non fa vedere molto, forse nasconde una area industriale,
una centrale idroelettrica, forse c'è una diga.
Vado avanti con un po' di apprensione ma ecco che la boscaglia si dirada e improvvisa la ciclabile riprende, ma forse non è più il fiume ma un canale laterale.
Le nuvole si sono finalmente diradate e la giornata è adesso più luminosa.

I cartelli segnano la distanza da Bolzano e sono una consolazione. Ma non si arriva mai.
Quando il traffico delle bici si intensifica capisco che siamo ormai vicini alla meta. Non è vero.
Mancano ancora dieci più cinque chilometri: interminabili.
La ciclabile si restringe in un lunghissimo vialetto, che ora costeggia una strada, immerso tra gli alberi. Una salitina, si attraversa la strada, un sottoponte, un viale: sono a Bolzano.

Tutte le volte che siamo venuti in trentino per sciare non abbiamo mai visitato questo capoluogo.
Ed anche questa volta non lo faccio.
Sono poco più delle cinque e Merano dista solo una ventina di chilometri: se riesco ad arrivare
recupero la giornata persa a Falcade di sotto. Anche se il tempo è ancora incerto, ogni tanto schizzetta, il cielo però si è aperto e tra un po' il sole spaccherà di nuovo.
Mi fermo in un bruttissimo centro commerciale in vetro e cemento, squallido e desolato per recuperare e consumare il mio panino.

Riparto per Merano. La ciclabile costeggia la ferrovia: piatta e dritta, e perciò volo.
Sono arrivato! Oggi ho fatto 112 chilometri e non sono stanco!

Di Merano, anche se solo sfiorato, non avevo un ricordo positivo. Decenni prima, nel favoloso viaggio in autostop con Franco, Roma-Londra, in una locanda in cui chiedevamo ristoro hanno simulato di non conoscere l'italiano e alle nostre richieste rispondevano in tedesco! Brutti crucchi.
Non si sono mai meritati di essere Italiani.

Dalla ciclabile l'ingresso nella cittadina è stato naturale, ed il centro non troppo lontano. L'indicazione dell'ostello mi ha guidato, evitando inutili domande. Traversato il ponticello in ferro sul tumultuoso Pfeiffer, curva a sinistra a costeggiare il torrente per un breve tratto, quindi a destra sul viale alberato e subito l'edificio moderno e ordinato dove ha sede l'ostello.
Una accoglienza degna, la ragazza ricordava la mail del possibile ritardo, efficiente e in dieci minuti
sono in camera, a due letti con balconcino, a farmi la doccia. Sono poco più delle 19.

Il mio commate è un tedescone grosso con cui scambio qualche parola in inglese: è gentile e mi offre di condividere la sua cena: formaggio e salame e vino rosso! Lo ringrazio ma preferisco una cena come si deve e la faccio nella trattoria indicatami. Ottima: spaghetti al pomodoro e spitzer.

Mi concedo perfino un gelato nella passeggiata tra i vialetti dedicati alla principessa Sissy, di cui
c'è una statua, che qui sugli argini del fiume amava trascorrere il suo tempo.
Atmosfera fin de siecle, ordinata, pulita, silenziosa.


21 Agosto 2014 – 3° Seconda parte – Merano Rutten

L'attraversamento della Val Venosta era stata oggetto di una attenta analisi pre partenza.
Le difficoltà altimetriche che avrei dovuto affrontare, la lunghezza del percorso, il superamento del passo Resia e l'incognita dei monti …..., mi avevano consigliato di non avventurarmi in quel tratto.
C'era addirittura una compagnia che trasportava ciclisti con le bici in pullman da Venezia, passando per Bolzano fino a Fussen ed oltre. Tuttavia al di la del costo e delle difficoltà di orario e logistiche, mi dispiaceva rinunciare all'impresa di attraversare in bici i 70 chilometri della Val Venosta ed i suoi caratteristici paesotti alpini.

Ma da Merano c'è un comodissimo e modernissimo trenino – il trenino del Val Venosta – che sosta in ognuno dei sette paesi della valle, per terminare a …...ai piedi del Passo Resia: da lì un comodissimo autobus di linea attrezzato per il trasporto delle bici, porta su fino al valico!
E' fatto apposta per i ciclisti che salgono e scendono a tappe o salgono in bici e tornano in treno:
consigliato da tutti. Non me lo posso far scappare.

Alle 10,30 colazionato e riposato lascio l'ostello e percorro il lungo viale alberato che porta alla stazione, che sembra quella dei giocattoli con il grosso orologio in alto. Arrivo un po trafelato perchè sono in ritardo ed il prossimo treno sarebbe tra un'ora. Acquisto il biglietto e consegno la bici che sarà trasportata con un pulmino alla stazione di destinazione: la mia è il capolinea....... Devo prendere l'acqua, manca qualche minuto e vado alla ricerca di un market che non può mancare intorno alla stazione: in breve rischio di perdere il mio treno. E invece no.

Seduto accanto ai chiacchiericci, in un misto di lingue e di argomenti, di decine e decine di turisti con cartine e commentari, in una carrozza nuova di zecca mi godo il panorama per la verità meno attraente delle aspettative: colline più che montagne. L'andatura del treno è fatta per ammirare il paesaggio.
All'arrivo ritiro concitato la mia bici dal van: il bus è già pronto e gli stralli per le bici sono limitati.
Questi bus hanno infatti a corredo posteriore un intelligente sistema di aggancio verticale delle bici.

L'autista si rende conto della mia neofità e mi da una mano ad agganciare la bici ( ho paura che mi si rovini, ma il sistema è super collaudato), devo però prima smontare i bagagli.
Questa volta il panorama della salita, impervia per quanto la strada sia ampia, è quello che supponevo: la vegetazione piano piano si dirada e rimane il grigio delle rocce dei monti tutt'intorno.
Alcuni ciclisti a gruppi o solitari stanno salendo con fatica, almeno in alcuni tratti.
Attraversiamo........con il caratteristico campanile che spunta dal lago che si è formato per ….....
: il paese come era è sommerso!

Al valico il bus ha il capolinea. L'autista mi allerta sui confini: siamo in Austria ed in Svizzera, e mi ragguaglia, se capisco bene, sulla necessità di pedaggi per percorrere le strade austriache: anche in bici! Mi indica perciò la strada che dovrò fare.
Scendo e sono solo. Un frequentatissimo autogrill lì in cima mi consente di prendere una gustosissima ciambella e succo di frutta: la fatica fatta in treno e bus va recuperata.

C'è una leggerissima salita e poi tutta discesa, aveva detto l'autista, ma io sono già al limite.
Incrocio un ciclista anziano come me che sembra enormemente soddisfatto di essere salito fin li'
e ci salutiamo. Subito dopo, fatto qualche decina di metri... oddio il precipizio!!!
Per sette interminabili chilometri affronto una discesa con 12 tornanti che si perde in una gola paurosa: dall'altro lato della strada ciclisti con rapportini al limite
si arrampicano pedalata dopo pedalata per questa erta credo io al 40%! Quando incrocio i loro sguardi il sorriso è un ghigno deformato dalla fatica. Il mio invece è deformato dalla …..paura.
Stringo fortissimo i freni col pensiero se si dovessero rompere: sono in verticale come su una pista nera da sci. Corpo a valleeeee.....L'ultima curva si lascia a sinistra la casetta di Martina, il confine
svizzero con l'Italia. Ma io sono già in Svizzera.

Su non posso tornare, in Italia neanche l'unica strada che posso percorrere è una statale che corre lungo il fianco della montagna. Mi rendo conto presto che lì non posso stare, le macchine anche se rade sfrecciano e passano anche camion e Tir: devo superare un lungo tunnel che per fortuna è finestrato ma è tutto in curva e non sarei visibile. Per fortuna non passa nessuno.

C'è qualche lunga salita ma con pendenze alla mia portata, qualche discesa; dopo una quindicina di chilometri la strada si raccorda con quella austriaca che scende dal valico di Resia. Questa è chiaramente una superstrada e nonostante la mia spacconata di voler raggiungere.......in bici, una coppia di tedeschi mi fa notare che sarebbe vietato e che la ciclabile è più a monte. Non do retta ma dopo meno un Km sono costretto ad uscire e tornare indietro al paesino.
Mi rassegno a prendere anche qui il bus e alla fermata ritrovo …..i due tedeschi (o austriaci?) di prima. L'autista, un giovane, non ha la stessa pazienza dell'italiano e mi sollecita a montare la bici: è il tedesco ( o austriaco) ad aiutarmi.

Scendo al capolinea con i crucchi e lì aspettiamo un nuovo bus in coincidenza. Persone salgono e scendono come su un bus locale; scendono anche i miei accompagnatori involontari che segnalano
all'autista la mia destinazione e dove farmi scendere per prendere dopo due ore l'autobus che mi porterà finalmente a Rutten, meta della giornata. Mi lascia in mezzo al deserto, se non fossi in mezzo alle montagne, e l'attesa oltre che noiosa è anche apprensiva: passerà l'autobus? Passa e si addentra in circoli ripetuti tra le montagne......bellissime: attraversa alcuni villaggi disegnati e arrivo finalmente a destinazione.

Mi preoccupo subito di trovare l'alloggio. Come solito il discrimine è il prezzo. Trovo una locanda un po' cadente ma con le mura esterne dipinte con le scene di caccia e di prati verdi tipiche.
Non vado troppo per il sottile, la camera è un po' squallida ed il bagno esterno, ma fuori è freddo e brumoso e sono ormai le sei, le strade sono vuote e come dice la canzone di Paolo Conte”....qui c'è un bagno caldo....”.

22 Agosto 2014 – 4° Seconda parte Rutten - Peiting

La colazione è inclusa e devo dire soddisfacente, anche se posso portare via solo un panetto di marmellata. Come solito accettano solo cash quindi giro e rigiro in cerca del Pos.
Pago, ringrazio e saluto. Risalgo la via principale e proprio sullo spiazzo dei bus c'è l'imbocco della ciclabile che mi porterà a Fussen: solo 15 Km.

Queste ciclabili in Germania sono il prototipo di come dovrebbero essere tutte le ciclabile d'Europa.
Ben segnate : qualora includano più itinerari questi sono tutti riportati ed ai bivi e alle biforcazioni
ci sono segnaletiche per guidarti. La segnaletica è importante perchè oltre la destinazione a breve e a lungo, riporta il codice della pista – per l'Augustea il codice è R4 – ed il chilometraggio; è separata dalla strada carrabile, che è vietata alle bici, e quindi è supersicura; l'asfalto è curato e segnato con mezzerie, separando dove incluso il percorso pedonale.
Per i lunghi percorsi, le ciclabili corrono a fianco alle statali, alternando la pista sul lato destro e sul lato sinistro. A volte, come mi è successo, la pista finisce al margine della......campagna!

In realtà l'Augustea – dal Po ad oltre Augsburg e di cui quest'anno ricorre il 2000esimo dalla costruzione, tanto celebrato in Internet – non è proprio ben segnata e per larghi tratti segue la storica
“Romantik rutte”.

La ciclabile di questa mattina segue un piccolo corso d'acqua e si insinua, tra piccoli villaggi e case isolate, in una boscaglia per poi sfociare in una ampia radura verde, vasta a vista d'occhio.
Sulla destra su una altura tra i monti, con mia sorpresa, il castello del principe Ludwijg di Neuchaiten: il castello di Disneyworld che avevamo visitato qualche anno prima. Solo non ricordavo che la cittadina fosse Fussen.

La pista taglia il prato a zigzag ortogonali, è domenica ed oltre a numerose bici e runners, dal cielo scendono paracudisti che centrano con precisione un bersaglio.
La giornata è assolata ma non fa caldo.
Soprattutto il percorso è piatto e procedo piacevolmente. Al termine della radura una svolta a destra
e la strada riprende il bosco ed il ruscello più sotto. Un movimento numeroso di macchine che tutte si dirigono ad un parcheggio desta la mia curiosità ed un ragazzo con due figli mi informa che quello è un posto per vacanze: il ruscello forma una cascata caratteristica, si mangia e si balla, si fa trecking nel bosco. Ideale per bimbi e ragazzi, che sono infatti numerosi.

Mi fermo per scattare qualche foto ma il mio intento è di proseguire.

Arrivo nel primo pomeriggio ad un incrocio plurimo, isolato nella campagna. Nonostante le indicazioni non riesco a trovare la direzione. Faccio un paio di giri e poi desisto. La cittadina che dovrei raggiungere è Pfeitning, e senza il soccorso di una valente ciclista non ne sarei uscito.
La ragazza mi guida fino all'ingresso della cittadina.
Ingordo mi faccio allettare da un segnale che indica la distanza in 5 Km a …......., la famosa cittadella medievale. Perdipiù è tutto in discesa ed in un lampo sono arrivato.
A piedi spingo la bici sulla salita che attraversa il fossato e la porta del castello, ed inizio la ricerca dell'albergo.

Niente da fare.
Anche volendo pagare 80€, sembra proprio che non ci sia posto. Non ho alcun aiuto dall'Ufficio Turistico per solito efficiente. Devo tornare a Pfeitning, ma questa volta il tratto è in salita ed è più tardi e mi sono innervosito. Fortunatamente proprio all'ingresso del paese un ristorante- albergo
che non mi lascio sfuggire. Il proprietario, un ometto di mezza età d'altri tempi rubicondo e cordiale, mi prende in simpatia e mi concede la camera. Si chiama Johan, Giovanni, come me
e su questo abbiamo di che complimentarci. Conosce Roma, parola magica che apre tutte le porte,
e l'Italia ed, anche se io vedo tutti i tedeschi di una certa età con la divisa della Vermacht,
a me dimostra simpatia.

Un ottimo gelato per concludere la serata. I proprietari della gelateria sono dei ragazzi italiani!

23 Agosto 2014 – 5° Seconda Parte – Pfeitning - Augsburg

La mia camera è in una ala un po' dismessa del caseggiato, sopra il ristorante, ma è ampia e luminosa con tutte le cose al proprio posto, e perciò mi consente una buona dormita.

La colazione è nella sala breakfast, che raggiungo dall'esterno: è una sala grande ma non troppo ed arredata in modo accogliente. Ampie finestre fanno entrare la luce di un'altra bella giornata ;
gli altri avventori , per lo più coppie anziane, sono già al loro tavolo. Il mio è già pronto ed una solerte cameriera mora in divisa e crinolina mi chiede l'ordinazione.
Ovviamente la colazione è di stile anglosassone con salsicce e formaggio: c'è un uovo alla coque
nel suo contenitore. Non l'ho mai mangiato così e chiedo lumi su come farlo. Per evitare una figuraccia rinuncio. Peccato. Come solito, data l'abbondanza, faccio provviste per il viaggio.....

Saluto John, pago e preparo la bici, ma prima di lasciare faccio un giro della cittadina e scopro con grande sorpresa e soddisfazione la traccia dell'Augustea con tanto di monumento e targa dedicata:
è il primo segno dopo oltre mille chilometri! Quindi sono sul percorso giusto.
Riesco a fermare una ragazza per immortalare il momento.

La strada per i primi chilometri è tutta in discesa e vado con il sole in faccia.
La ciclabile fiancheggia la statale a sua volta immersa nel bosco.
Supero …...., e dopo poco si apre una ampia radura. La strada corre rettilinea fino al limitare del bosco successivo. Il cielo si è coperto ma non in maniera minacciosa. Raggiungo e vengo superato da gruppi di ciclisti, che non sembrano avere l'aria di vacanzieri: forse usano la bici per spostarsi da un villaggio all'altro. Questi infatti si susseguono distanziati e quasi identici. Silenziosi campagnoli ma ricchi, i campi intorno sono tutti coltivati, si sale per la chiesa di stile ortodosso con il tetto nero a spiovere molto accentuato, nevicherà'? , la facciata a listoni di legno bianco/grigio il portale anch'esso scuro centrale: il solito giardino ben messo e fiorito a contornare. Poi la strada ridiscende.

Non c'è anima viva in giro: ogni tanto qualche trattore enorme.

La bici va col vento. Le indicazioni mi guidano senza bisogno di cartine. Ancora un bosco e l'asfalto lascia il posto allo sterrato che mi crea un po' di apprensione: una striscia tra gli alberi.
Comincio ad incrociare persone e bici. Il sole è di nuovo alto. Il numero di humanbeen si incrementa, ritorna l'asfalto, alcune case, sto fiancheggiando un river importante. Esco su un ponte romanico! Sono a ….... il fiume è il …..
Scatto un paio di foto e consumo uno spuntino. Non mi va di fermarmi a visitare anche perchè
prenderebbe troppo tempo. Riprendo perciò la marcia, ma dopo poco mi fermo perchè non c'è più alcuna indicazione della pista ciclabile, la strada si inoltra in mezzo a caseggiati e villette a schiera. Non c'è anima viva, anche perchè sono le due, e non so a chi chiedere la direzione giusta. Faccio avanti e indietro nella via delle villette e vedo un signore che si è appena affacciato a prendere un oggetto nel suo giardinetto.

Incredibile, ma vero, il signore che è uscito in giardino è lo stesso a cui avevo chiesto notizie a Fussen sull'assembramento!!!! Come sia stato possibile a oltre 50 km di distanza, in una stradina
semiprivata, vuota di esseri umani, che la persona, che avevo già incrociato un giorno prima per caso, fosse la stessa che casualmente uscisse in giardino mentre io disperso passavo cercando lumi, è un fatto che attiene al mistero! Dopo un attimo di reciproco spavento per esserci riconosciuti, increduli alla fortuità del caso, avrà pensato che l'avevo seguito con male intenzioni, mi fornisce le informazioni corrette: dal ponte è sull'argine sinistro che prosegue la ciclabile.

Ancora incredulo, torno indietro e prendo la via giusta con tanto di indicazione per Augsburg: non posso più sbagliare. La pista che si avvicina e si allontana dal fiume, prosegue sterrata nello stesso bosco da cui ero arrivato. Poi ne esce e si trasforma in un lungo rettilineo asfaltato che attraversa paesetti silenziosi. E' primo pomeriggio e la bici va da sola. Ogni tanto incrocio il segnale della “Romantik rutte”. Arrivo ad una rotatoria che immette in una autobhan: c'è una sola via per me ma
è contromano: nessuna indicazione della pista ciclabile.

Dopo aver fato un paio di giri prendo l'unica strada possibile e mi ritrovo su una strada molto ampia
con il cartello di 4 km ad Augsburg! Sono contento per l'ardire e per la buona sorte: mi sarei potuto ritrovare in autostrada! Poco più avanti le rotaie del tram segnalano l'avvicinamento alla città.
La pista costeggia sulla sinistra un folto bosco ma il rettilineo non finisce mai. Non ho l'indirizzo dell'ostello che avevo prenotato ma per strada non c'è nessuno e si sta rannuvolando. Vado verso il centro, supero un paio di rotonde, mi fermo al semaforo. Chiedo per lo “jugendeberge” ma senza successo. A sinistra c'è l'indicazione di un ostello per la gioventù: credo di essere arrivato.
E' al primo piano, sono costretto malvolentieri a lasciare la bici incustodita. Chiedo della prenotazione ma non è il posto giusto né sanno indicarmelo. Chiedo per una camera, ma vedo che la frequentazione è losca....non mi fido, riprendo la carta di identità e torno a prendere la bici.
Piove a dirotto. Sono bloccato. Per fortuna dura poco e per ulteriore maggior fortuna allo stesso incrocio di prima, ma in direzione diversa, leggo il cartello dello Jugendeberge!
E' un attimo e sono sotto la doccia. Una bella camera a quattro letti: sosterò due notti.

Ho perso la carta di identità!!! Ho il passaporto ma questa è una disdetta.
Torno di corsa all'ostello sbagliato ma non è lì. Incolpo tra di me i brutti ceffi che avevo incontrato all'androne e che mi avevano fatto temere per la bici, ma non ci sono più. Risalgo la strada in su e in giu',se mi è caduta il forte vento potrebbe averla sospinta, ma è ancora bagnato e sotto il marciapiede è tutto un rivolo. Mi rassegno anche perchè sta facendo buio.
Ora dovrò fare maggiore attenzione

Sto finendo i soldi e quindi ceno con i panini della colazione. Poi esco e faccio un giro per il quartiere della residua zona anteguerra.


24 Agosto 2014 – 6° Seconda parte – Augsburg

Il programma prevede un giorno di sosta per visitare questa importante città storica.
Augsburg infatti, non solo è uno dei transiti più importanti della Augustea, ma era uno degli avamposti romani della ….....: mi aspetto perciò di trovare importanti testimonianze e vestigia dell'epoca romana.

Purtroppo Augsburg, come tante città tedesche, è stata rasa al suolo letteralmente durante la seconda guerra mondiale. E' stata ricostruita sulle rovine: una parte del Duomo e la
via dei Signorotti si sono parzialmente salvate dalla distruzione e lì intorno hanno cercato di ricreare il centro storico. Le vestigia romane sono perciò racchiuse in un museo e solo una grande statua di Augusto è visibile dall'esterno. Anche il Dom non è visitabile (forse è tardi).

Alle spalle del duomo è intatto il vecchio quartiere ebraico: affacciate ad un canale case strette e lunghe come in Olanda, con le mura imbrunite e il selciato per le vie. Tutto il quartiere sembra essere un centro culturale intorno alla casa natale di Bertold Brecht di cui troneggia una statua in bronzo, anch'essa scurita.

La via principale che conserva caseggiati del '700, oggi adibiti a ristoranti e centri benessere, è una strada ampia con i negozi dello shopping attraversata dalle rotaie del tram. Corre dal duomo ad un convento di …... . Entro nella chiesa enorme e resto stupito. Tutte le pareti e l'abside sono affrescate con figure in tonalità pastello molto accese, contornate da fregi e stucchi dorati e bianchi.
L' altare ha un trionfo enorme dorato con grossi candelabri e sfoggio di marmi ed un grande Cristo
in croce appeso al centro che scende dal soffitto.

Alle spalle un grande organo con tre file di alte canne metalliche suona una musica da chiesa ininterrottamente, creando una atmosfera mistica e suggestiva. E' tutto pulito e pochi sono i turisti.
Tutta la coreografia è ovviamente moderna e potrebbe sfiorare il kitsch, se non fosse per l'aurea cristallina e di nettezza che inspira. Faccio foto a non finire per andare a studiarmela meglio su Internet. L'esterno non ha niente di particolare se non un ampio giardino ghiaiato.
Avevo letto che l'Augustea passava per il bosco che ho costeggiato nell'entrare in città: mi dirigo lì per cercarne le indicazioni. C'è si un cartello ma niente di più, Notevole invece il bosco che si estende per almeno 15 Km in lunghezza, con sentieri sterrati ben delineati in cui corrono runners e bikers. Il bosco è attraversato da un torrente nervosetto e poco più avanti è stato costruito uno stadio
con il percorso agonistico per kajak e canoe: qui si sono svolte le gare olimpiche del.....
Tutto è ordinato e ben tenuto, con le panchine e punti di ristoro e di aggregazione (club).

Percorro il bosco in lungo e in largo e rientro città. Mi concedo una pizza e birra, dopo aver vagato per ore alla ricerca del posto giusto, e per terminare un bel gelato che mi confeziona un ragazzo....italiano. Chissà perchè tutte le gelaterie in germania sono gestite da italiani!

25 Agosto 2014 – 7° Seconda parte – Augsburg – Dachau

Da qualche tempo sto cercando di acquistare una copertura per il trasporto della bici. In Italia è molto costosa, spero non lo sia qui. Mi indicano infatti un centro commerciale appena all'uscita della città in cui c'è un enorme rivendita di bici e accessori. E' fuori itinerario ma mi faccio tentare.
La rivendita è infatti molto grande, c'è tutto, ma i prezzi non sono quelli che cercavo.
Riprendo la mia strada.

Per completare l'Augustea dovrei arrivare a ….....40 Km a nord. Decido invece di dirigermi verso Munchen con sosta a Dachau.

L'uscita dalle città è sempre problematico. L'intrico di autostrade e strade di servizio ai poli industriali delle periferie, con cartelli che indicano la stessa destinazione in tutte le direzioni , sono ogni volta un rebus da risolvere. Per fortuna dopo poco imbocco la statale giusta con la sua ciclabile a lato ed un bel cartello giallo che mi dice che Dackau è appena a 27 Km.

La strada è un susseguirsi di su e giu' ma mai troppo impegnativi. Alterna ampie distese di campagna senza alberi, ai soliti paesotti – ognuno che brandisce il suo alto gonfalone a strisce bianche e azzurre contornato dalle figure scolpite a testimoniare le attività e le abilità locali.
Contrariamente al solito, qui si vede un po' di movimento di gente e di macchine.

Mi colpisce un cartello, scritto in tedesco e perciò a me incomprensibile, che riporta un qualche
riferimento all'acqua: non capisco se sono colonnine antincendio oppure il terminale per il paese le di qualche centrale idroelettrica.

Arrivo all'ostello di Dachau, prenotatomi dalla ragazza di Augsburg, nell'orario di chiusura di metà giornata. Devo aspettare una mezz'ora. Con me aspetta anche un signore sulla cinquantina in vacanza in solitaria in macchina. E' un po' ambiguo; sparso nel portabagagli il suo bagaglio che
raccoglie in una sacca. Scambiamo qualche parola, ma poi la ragazza ci assegna la stessa stanza.

La camera a due letti ampia con i soffici piumini leggeri e caldi. Doccia come si deve.
L'ostello è ultramoderno e ultrapulito. Si articola su due piani con ampie scalinate opposte
C'è una ampia sala breakfast, una sala conferenze, quella per le proiezioni, una biblioteca. Depliant sul campo.
Il turismo della “rimembranza” crea ricchezza, per le stesse persone, e/o i loro figli, che non si erano accorti di niente.
E noi? Ci saremmo accorti? E se pure, avremmo denunciato? Che cosa? A chi? Quanta falsa ipocrisia.

L'ostello sembra vuoto. La pipinara è attesa per i prossimi giorni. Il tizio è andato in lavanderia, ma poi consumiamo insieme la cena. Ha un problema di respirazione e per la notte si deve attaccare ad un tubo per l'ossigeno.


26 Agosto 2014 – 8° Seconda parte – Dachau – Munchen

Il percorso che dalla città approccia il campo è lo stesso che percorrevano i deportati sia in arrivo alla stazione, che al ritorno dal lavoro. Un ampio giardino con diversi vialetti riporta su pale segnaletiche foto e descrizioni dell'odissea di questi poveracci.

Ci si poteva accorgere? Ci si poteva chiedere che fine facevano quelle centinaia di migliaia di persone che arrivavano con il treno?
E se fossimo stati noi? Ce ne saremmo accorti? Avremmo denunciato? Che cosa? A chi?
False ipocrisie.

Il campo dista un paio di chilometri e costeggia le mura di alcune fabbriche.
Il cancello, non l'originale, riporta la frase “ Arbright.........” (il lavoro nobilita) che per quello che
succedeva là dentro era un ignobile insulto a chi di lavoro sopravvive.

Ero già stato a Dachau . La lunga distesa spoglia con le fondamenta delle baracche in legno ben
allineate ed ordinate e giù in fondo i due prototipi, ricostruiti. Percorrere quell'interminabile viale sotto il sole sulla ghiaia grossa , lascia un senso di angoscia e sgomento. Alle spalle il monumento dell'olocausto con nomi di deportati inceneriti. C'è anche il monumento della chiesa cattolica e quello degli zingari.

Sulla sinistra i forni crematori con le stanze per le “docce” da cui usciva il gas.
“Ad Auschwitz c'era la neve e il fumo saliva lento, nel cielo tante persone che ora sono nel vento”

Il museo non è più come lo ricordavo. Sono stati rimossi gli oggetti che appartenevano ai deportati:
le divise a strisce così sinistramente famose, le pile ammassate di valigie di cartone, gli oggetti personali sequestrati, i capelli......
Ora è tutto più asettico più impersonale: ampi pannelli con fotografie, cineforum ad orario, ancora pannelli descrittivi, per stanze e stanze. Ho chiesto ragione, mi hanno risposto per l'igiene e mi hanno assicurato che è tutto correttamente conservato......in anonimi magazzini!
Quando si dice l'efficienza tedesca.
A me il sospetto che forse l'impatto con quei residuati poteva sconvolgere ancora oggi di più le coscienze.

Alle spalle del museo le prigioni! Non le avevo viste prima e sono rimasto impressionato:
celle due per due dove il malcapitato non aveva la possibilità di sdraiarsi e doveva rimanere in piedi! L'orrore non finisce mai e l'abiezione dell'uomo, la miseria e la viltà nemmeno........

Quindici chilometri mi separano da Monaco. La mente al campo, facile il percorso.

In breve sono nella periferia industriale di Monaco con le enormi e modernissime fabbriche della BMW e della Audi una appresso all'altra, nell'orario di uscita con gli operai liberati a frotte.. .

Il cielo si è rannuvolato e cade qualche goccia, mi aspetto di essere arrivato ma il percorso è ancora lungo. La ciclabile si inoltra nel bosco ed incrocia altri percorsi .Non so più dove andare e temo di fracicarmi. Un ciclista mi rassicura, seguire il sentiero. Esco all' Olimpya Stadion: un'altra perla
dell'architettura. Questo l'ho vissuto in prima persona nel 1970, e ci sono tornato varie altre volte.
E' così familiare che mi sento a casa. Ma devo arrivare dall'amica di Ele, la cuoca Valentina.

Le indicazioni sono precise ed in una stradina interna al …..., trovo il bar dove lavora e dove abbiamo l'appuntamento. La ragazza al bancone è molto carina ma non è Valentina. Arriva poco dopo prorompente. Forse mi vede sciupato e mi offre un ottimo strudel fatto con le sue mani!
Il motivo dell'incontro è che le mie carte non sborsano più soldi, ed ho chiesto un prestito di 100€ da ripagare con bonifico. Arriva anche il fidanzato di Valentina – un bel ragazzo con barba che fa l'attore e regista per teatro. Mi sorprende il coraggio di questi due ragazzi di rinnovarsi in una
situazione estranea. Mi danno anche le indicazioni per un ostello a poco, la strada dietro la stazione.

Ringrazio commosso e mi congedo.

L'ostello che mi hanno segnalato lo trovo subito è enorme su cinque o sei piani: c'è un caos indescrievibile di ragazzi e ragazzine che corrono si rincorrono strillano e si chiamano. Il posto per me c'è. Dovro' restare tre notti poiché ho il treno prenotato da Roma – per evitare di non trovare posto.

La camera ha sei letti a castello. Una confusione di zaini valigie scarpe e vestiti a terra e sui letti.
E' mista, quindi dormono anche delle ragazze. Tutti i posti occupati ed igiene......
Per fortuna c'è un ampio balcone ed il mio posto libero è proprio lì accanto.


27-29 Agosto 2014 – 9° Seconda parte – Munchen Roma

La permanenza a Monaco è stata tutt'altro che esaltante.
Girare in bici ha sicuramente agevolato gli spostamenti, ma la decisione di non fare il turista e visitare chiese e musei ha determinato una noia mortale in attesa della partenza.

Ricorderò perciò solo alcuni degli spostamenti di quei giorni.

La stazione ferroviaria. Grande moderna pannellata. Un viavai continuo di gente dalle entrate laterali e da quella principale. Negozi , per lo più per mangiare e di abbigliamento.
Il mio biglietto non poteva essere cambiato (per anticipare la partenza)
All'interno ed all'uscita principale, posta in una piazza trafficata da auto e tram, poveri cristi ubriachi e sporchi si aggirano, alcuni barcollanti, in cerca di espedienti ed avvenimenti: la guardia infagottata nella sua divisa iperaccessoriata vigila impotente.
Non un bel posto dove passare il tempo.

MarienPlatz. Eravamo tutti accalcati al lato della chiesa eccitati in attesa del passaggio della maratona. Sembravamo tutti fratelli, ma evidentemente non lo eravamo : ce lo hanno ricordato gli attentatori. Oggi sono tutti radunati sotto il campanile per assistere, ma soprattutto fotografare, lo spettacolo del ricco “Carillon”.
Nel mio vagabondare, subito sotto, scopro la via condotti di Monaco..... gioiellerie e firme di abbigliamento, per lo più italiane. Mi soffermo a fotografare alcune creazioni orodiamantate: le farò vedere a Fortuna. Un commesso attempato ed elegante si insospettisce, il mio aspetto? , e mi chiede ragione delle foto. La mia versione, amante dell'arte orafa, sembra convincerlo. Non una bellissima figura in quella strada elegante con limousine in sosta in attesa dello shopping di velate, o truccatissime, acquirenti arabe.

Il Market. Uscendo da MarienPlatza si incrocia questa bella piazza che fa mostra di banchi e bancarelle di ortofrutta e spezie e confetture. Numerosi bistrot ristoranti offrono ristoro con wurstel crauti e soprattutto birra. I loro menu' strillati su variopinti cartelloni sono accattivanti.
A sedere sul posto o a portar via. Sono tentato ma la mia penuria mi trattiene. Mi farò una birra.

Ma non di quelle sfuse lì offerte, troverò una Peroni da 66.
Inizia una peregrinazione tra supermarket e negozi alimentari: decine e decine di tipi diversi di birra, analcolica, al limone, sprite, e bibite di ogni genere, ma nessuna birra normale.
Trovo finalmente in un bar una lattina di Heineken da 50, Costa un botto, ma non posso rinunciare.
Non sono soddisfatto. Nel paese della birra non sono stato capace di trovarne!!!

Situazione analoga alla Birreria Augustiner.
In atmosfera da Octoberfest, un vasto giardino pieno di tavolini e panche all'aperto, banconi di legno massiccio all'interno, tavolacci e tavolini, intrico di sale e di avventori , odori diffusi di cavoli e kartoffen, aria fumosa e appiccicaticcia, fraulein in costume alle spine a riempire boccali di bionda e di bruna, camerieri in calzoncini corti con pattina ricamata alla bavarese si aggirano frenetici tra i tavoli pieni di tedesconi e tedescone chiassosi e rubicondi. Spezialitat del giorno segnata, prezzo
incluso, con gesso su lavagnette nere. Sarebbe bellissimo partecipare a quella festa colorata.
La birreria è sulla strada che dall'ostello porta alla stazione e poi al centro. L'ho percorsa avanti e indietro, tutte le sere. Tentato sono entrato ben due volte: la prima volta sono stato letteralmente ignorato e sono rimasto divertito a godermi quell'umanità. Un'altra volta non c'era un predellino libero, ne' fuori ne' dentro, gente prenotata in piedi ad aspettare il proprio turno. Niente birra!!!!

Il bosco di....... E' esteso per qualche decina di ckilometri ed all'interno scorre l'Isaar: anche questo già visto con gli ampi prati verdi alla Blow up, ed i ragazzi appesi al sottoponte a contrastare la corrente dell'impetuoso, in quei tratti, fiume.
Con la bici ho però la possibilità di percorrerlo per esteso ed è quello che faccio. Perdo presto l'orientamento perchè vorrei arrivare alla Casina Cinese, segnata da tutte le parti.
Ci arrivo dopo vari giri: questa parte del parco è molto più mondana e frequentata. La casina è una costruzione in legno molto grande che raccoglie intorno a se caffè, giochi e rent-bike.

Arrivo al Centro Commerciale di …... perchè sto pensando a come impacchettare la bici.
Dovrò comprare un telo ed inserire le ruote smontate in capaci borse di plastica. Rinunciato a comprare il carrier della bici, sono quest'ultime che cerco, ed approfitto della mia tenuta per chiedere e spiegare ad allibite commesse la mia necessità. Il centro ovviamente ospita tutti i brand popolari più famosi e così alla fine, riesco nel mio intento: ho le buste capienti per le ruote!!!!

All'ostello faccio conoscenza con un ragazzo tedesco ma di origini mediorientali. E' a Monaco per cercare lavoro: è molto sicuro di se è laureato ed i suoi interessi sono in ambito finanziario.
“Offre” le sue competenze a banche e agenzie di investimento, e deve attendere ad un paio di colloqui di lavoro. E' cicciotto e simpatico, mi sembra un po' montato.
Seduto al balcone della stanza noto a terra una specie di sigaretta avvoltolata: è di sicuro una “canna” . Non la raccolgo. Sento gli ospiti, ragazzini, del piano di sopra che la stanno cercando
freneticamente. La faccio notare al mio coinquilino che si china subito a raccorgliela, guardandosi bene dal restituirla a quelli di sopra. E' per se!! Disapprovo per la canna e per l'appropriazione.

Oggi vorrei fare un giro per il parco dell'Olimpia Stadion. Già da subito è stato un punto di aggregazione per turisti e tedeschi: ricordo gli spettacoli serali nell'anfiteatro nei giorni precedenti
l'inizio dei giochi. Ma anche, in occasioni successive, la massa enorme di tifosi del Bayern per una partita di campionato, oppure i picnic consumati sulle panche apposite. C'è un lago con anatre e cigni, lievi colline e chilometri di piste percorsi ad ogni ora del giorno da runners e ciclisti o semplici passeggiatori. C'è anche il museo …...
Le mamme e le tate ci portano i bambini a giocare.
Ci sono le panchine. Come un vecchietto imbarbonito ho preso dalla sacca il panino che mi ero fatto a colazione e la birretta bella fresca che mi ero presa al centro commerciale.Forse mi sono pure un po' appisolato......Non una conclusione degna.
E' arrivato alla fine il giorno, anzi la sera della partenza.
Mi sono avviato per tempo con tutto il mio carico per il binario: il treno originava da Monaco e quindi hanno aperto con oltre mezz'ora di anticipo. Ho avuto perciò tutto il tempo di smontare le ruote delle mia Bottecchia, e metterle nelle buste, ho girato il manubrio, non i pedali che creavano ingombro, e ho tutto avvolto nel telo chiudendo con il cordino verde. Non un gran lavoro ma la assistente di carrozza è stata così gentile da mettere la bici in uno scompartimento chiuso.
Ho potuto viaggiare, e dormire, tranquillo fino a Roma! All'arrivo c'era Fabrizio ad aspettarmi.