Cos'è che li fa MUoverE ?

Chi avrebbe detto che una attività così semplice e spontanea - si cammina prima ancora di connettere verbo- poteva determinare una occasione di aggregazione, il ricostituirsi di antiche frequentazioni,risvegliare la voglia di stare insieme e condividere le emozioni di piccole avventure.Eppure guardateli con gli zaini in spalla ripieni di sorprese, attrezzature più o meno consone alla bisogna - animati da spirito di conoscenza, inerpicarsi per boschi e pendii alla scoperta del mondo che li circonda.

Ed allora ci si chiede cos'è che li spinge ad andare ed andare ed andare, cosa cercano, quali le motivazioni.Come al solito è meglio non porsi mai troppe domande:le risposte potrebbero essere deludenti banali scontate.....volgari! Lasciamoli camminare....Non ci interessa dove e perché.

Ci preme che vadano, che vadano ma che vadano pure a...Ecco, appunto!

Brahamana V sec. a.c - Indra esorta Rohita

Non c'è felicità per chi non viaggia, Rohita!
A forza di stare nella società degli uomini,
Anche il migliore di loro si perde.
Mettiti in viaggio.

I piedi del viandante diventano fiori,
la sua anima cresce e dà frutti,
ed i suoi vizi son lavati via dalla fatica del viaggiare.
La sorte di chi sta fermo non si muove.
Allora vai, viaggia, Rohita!
Indra esorta Rohita - (dai Brahamana V Sec. a.c.)

mercoledì 11 novembre 2015

Cammino di Santiago 3° Estrella- Logrono-Burgos-Leon

20 -21-22 Aprile 2013

20/04
Come al solito l'ostello deve essere lasciato molto presto la mattina. Siamo gli ultimi ad uscire ma fuori
è una bella giornata limpida e tersa. E' sabato e cerchiamo un ambulatorio che possa risolvere il problema del piede di Francesca: una commessa di una farmacia ci indirizza all' equivalente della nostra Asl. Fortunatamente Francesca ha una copia del suo tesserino sanitario così sperimentiamo la validità del sistema sanitario europeo, con le cure che le vengono prestate gratuitamente.
Utilizziamo la mattinata per visitare le strutture medievali di Estrella, sempre suggestive, tra tutte la piazza di San Martin con il palazzo dei Re di Navarra del 12° secolo.
Recuperiamo l'auto e proseguiamo secondo il percorso suggerito dalla guida scaricata da internet.
in cima ad una salita che introduce al prossimo monastero individuiamo quasi per caso la Fuente de Vino.
"Peregrinos! Si quieres llegar a Santiago con fuerza y vitalidad de este gran vino eche un trago y brinda per la Felicidad"
E' la famosa fonte di Irache: i frati che coltivano le vigne hanno messo a disposizione da tempo immemorabile questo "sciroppo della salute"; e allora ti immagini il frate monaco rubicondo nel saio che versa il sacro liquido nella ciotola del pellegrino stanco e affranto. Oggi è tutto automatizzato, due rubinetti: da uno sgorga un corposo vino rosso, dall'altro limpida acqua fresca. E' una gioia per l'idea e per la possibilità di usufruire aggratis (ma non a volontà: se se ne vuole di più si può acquistare), e noi ne usufruimmo!
Poco più su la piazza del monastero attrezzata con tavoli e panche sotto degli strani alberi con rami potati
che sembrano lunghe braccia nodose con mani allungate alte verso il cielo, o ad indicare qualcosa più in là:
ci assicurano essere dei pioppi, ma fanno assumere una atmosfera streghesca all'intera piazza che a quell'ora di primo pomeriggio assolato è quasi deserta.....avranno montato qualche falò anche qui?!
Bando ai brividi, questo posto è ottimo per il nostro spuntino - pane e fichi raccolti - che la vivandiera acconcia con eccellenza. Ovviamente tutto innaffiato dalla gustosa bevanda.
Ci fermiamo per più di un'ora anche perchè la chiesa del convento è chiusa e vorremmo visitarla: non chiude invece il negozio dei monaci su un lato della piazza con tutte le loro prelibatezze: vino, marmellate, biscotti e pane di oltre dieci qualità e forme, cioccolate.
La vista alla chiesa è sbrigativa perchè austera e quasi spoglia: molto più interessante la parte esterna con le figure mostruose dei colatoi e le inferriate alle finestre.

Ovviamente con la macchina saltiamo alcune delle soste del camino, per altre ci soffermiamo a vedere almeno la cittadina. Arriviamo a Logrono nel secondo pomeriggio, e ci affrettiamo a cercare l'ostello dei pellegrini che dalla descrizione sembra grande e ben organizzato.
Come al solito camminare in macchina nei centri storici  è sempre disagevole: le strade della cittadina - in pietra - sono a perpendicolo e a senso unico. Perdipiù non è possibile fermarsi: le strade sono strette e senza possibilità di lasciare la macchina (giustamente i pellegrini vanno a piedi). Dopo un paio di su e giù finalmente lo troviamo e nonostante Francesca sia fasciata decidiamo che lei va a chiedere se c'è posto, ed io vado a parcheggiare. Impresa che si rivela molto più difficile del previsto, ma che alla fine si risolve nel lasciare la macchina in uno dei parcheggi sulle sponde dell'Ebro. Non so neanche se a pagamento. Raggiungo Francesca che mi sta aspettando sul portone dell'ostello: c'è un solo posto disponibile! Dobbiamo ricominciare da capo. Ha un foglietto con indicato l'indirizzo di un'altro ostello, non è vicino. Chiamiamo per conferma e dopo aver fatto il tratto di strada
che ci allontana dal centro, entriamo in una specie di cortile aperto contornato da palazzi popolari di oltre dieci piani. Troviamo l'ostello in un "sottano" - così lo chiamerebbero a Barletta- ma è piuttosto grande e pulito e soprattutto per dieci € a testa va più che bene. Back to the car,(non lontanissima alla fine)   e mi accorgo che le sponde del fiume sono attrezzate e piene di ragazzi in bici in running, ad amoreggiare sulle panchine alla luce di un sole che tra poco tramonta.
Scegliamo le nostre postazioni sui letti a castello e dopo esserci rifocillati, torniamo al centro per una visita
e per cercare qualcosa da mangiare. Percorriamo il corso principale investiti dalla luce del sole che tramonta di fronte; ci accorgiamo che il paesino è tutt'altro che "ino" anzi piuttosto pretenzioso ed elegante sia nei negozi che nei ristoranti con una movida piuttosto accentuata per l'ora. Non troviamo niente di gradimento per cenare e torniamo all'ostello dove Francesca con la sua abilità prepara una buona insalata. Non c'è altro da fare, un' occhiata all'esterno per trovare un bar per un gelato degno: niente da fare. A nanna.

21/04
Se alzarsi presto la mattina per lasciare l'ostello è una fatica, siamo però ripagati dall'aria che troviamo fuori.
Sembra tutto pulito ed oggi che è domenica anche piuttosto silenzioso. Prima di andare a prendere la macchina al parcheggio sul fiume, ci facciamo una lunga passeggiata per il corso quasi deserto a quest'ora.
Vogliamo fare una buona colazione e cerchiamo un bar come si deve che troviamo proprio all'uscita della zona pedonale: è una specie di pub irlandese con banconi in legno e atmosfera buia, ma è pulito e ci sediamo
per un ottimo caffellatte con brioches e dolcetti gustosi che allietano la mattinata di Francesca..
La meta di oggi è Burgos che dista una novantina di chilometri.
Lungo il percorso incrociamo di tanto in tanto qualche pellegrino che procede sotto il sole rovente in un
paesaggio desolato e privo di punti d'ombra:ci vergogniamo un pochino nella nostra bella pandina climatizzata, ma il nostro è un impegno diverso.
Ci fermiamo a metà strada a Santo Domingo de la Calzada, cioè San Domenico della strada.
Fu un monaco benedettino dell'undicesimo secolo che dedicò la sua vita ai pellegrini. L'Hospital che costrui per loro è oggi una residenza di lusso. Le costruzioni sono medievali. Questa cittadina è famosa per la leggenda  "del pellegrino impiccato":
 Secondo la leggenda il figlio di una coppia di pellegrini fu impiccato ingiustamente per furto, ma quando i genitori andarono a reclamarne il corpo, trovarono il figlio vivo e vegeto. Questi raccontò loro che a salvarlo era stato Santo Domingo. Quando il governatore locale venne a sapere del miracolo disse che il pellegrino era vivo come la gallina che stava mangiando, al che la gallina arrostita (asada) si mise a cantare...... Santo Domingo de la Calzada, donde cantò la gallina despùes de asada!

In ricordo di questo miracolo nella cattedrale c'è una stia con una coppia di polli vivi......Certo più gustosi sono i famosi "milagros", biscotti a forma di galletto che ricordano appunto la vicenda e sono diventati
una caratteristica della cittadina. La cattedrale - che abbiamo visitato durante la funzione domenicale -
ha una pala d'altare molto ricca con al centro una Madonna con bambino.
Riprendiamo il "cammino", il panorama è ora più mosso e la strada si inerpica su per colline e boschi,
ma ben presto arriviamo a Burgos. Fortunatamente troviamo subito l'Hostal Juveniles e posto per la notte:
è una costruzione moderna pulita con ampie camerate e pullula di gioventù.
Approfittiamo di alcune indicazioni per l' area commerciale dove entriamo a Decathlon  per comprare i bastoncini supertecnici e per me anche una coperta in teflon che ripiegata su se stessa occupa lo spazio di un fazzoletto. Francesca aveva bisogno anche di uno zaino.

L'ostello è ubicato proprio al centro di Burgos vicino alla Plaza Major e soprattutto alla splendida cattedrale che abbiamo la possibilità di fotografare - foto sfocate - perchè illuminata di notte. Ci facciamo un bel giro
e qui per uno dei soliti battibecchi perdo le tracce di Francesca che sparisce per mezz'ora lasciandomi con la solita angoscia di quello che le può capitare, salvo poi ripresentarsi placida come se niente fosse successo.
Non c'è molta gente in giro, e decidiamo di tornare all'ostello che avrebbe chiuso di lì a poco.
Nell'ampia camerata l'attività preparatoria per la notte è frenetica. Quasi tutti i letti sono occupati, ma per fortuna la distanza di uno dall'altra consente un minimo di privacy- cosa non scontata. Molti già dormono incuranti del vocio e delle luci accese, Francesca scambia impressioni con due ragazzi italiani che stanno facendo il camino in bici. (li incroceremo con la macchina un centinaio di Km dopo....)
Finalmente si spengono le luci: io sono orgoglioso di aver disvolto la mia coperta ma non sapevo di quanto fosse..... rumorosa! Crepita ad ogni piccolo movimento ed io che giro e mi rigiro per tutta la notte ho suonato una musica che sono certo sia stata piuttosto fastidiosa: ma tutti rispettosi, nessuno si lamenta .
Al risveglio Francesca ha cambiato posto!

22/04
La mattina è fredda. Francesca vuole affermare la sua indipendenza e mi annuncia che vuole andare in giro da sola a vedere la città: ci vediamo tra un'ora! Non mi resta che assecondarla e torno piano piano alla macchina facendo un giro lungo per far passare un po' di tempo.
Siamo usciti alle 8 e alle 9,30 ancora non è tornata. Come al solito comincio a preoccuparmi, ma poi la vedo arrivare e tutto passa. Mi suggerisce di andare su al castello ( è dove appena è stata a piedi) per una erta ripida, e da lì vedere il panorama della città e della piana che circonda Burgos. E' il Mirador da cui attraverso
tavole in bronzo si può riconoscere lo "sky line" della città con le innumerevoli chiese; il castello con le mura è più in alto ancora. Burgos è la patria del Cid Campeador, la cui tomba è all'interno della cattedrale che purtroppo non visitiamo.Prima di lasciare la città però vogliamo visitare l'antico Hospital del Rey, oggi trasformato in un moderno campus universitario. Forse avremmo dovuto dedicare più tempo a questa bella città, ma non ne abbiamo, quindi via.
Seguiamo la nostra guida e ci troviamo presto fuori della citta': la prossima tappa è Leon.

Ci troviamo subito nella campagna delle mesetas della regione di Castilla - Leon: strade dritte e strette quasi un sentiero che si insinua tra i campi. Sostiamo, come quasi tutti i pellegrini, in una area al limitar della provincia di Palenza prima del ponte dell'Arcivescovo un ponte romano ad 11 arcate sul torrente Pisuerga. Ci fermiamo a fotografare la solitudine del luogo ed una coppia di ragazzi camminatori che rinfrescano le loro estremità togliendosi gli scarponi.
Ci fermiamo ancora a Fromista un paesino ben curato che conserva una chiesa romanica dell'' XI secolo che cerco di fotografare da tutte le direzioni è la chiesa di "San Martino. Poco più in la un altra chiesa anch'essa degna di nota è la chiesa di San Pedro. Questi paesi sembrano fissati nel tempo ed il loro fascino deriva proprio dal non essere stati deturpati dalla modernità.
Lungo il camino si incontrano spesso sculture dedicate al pellegrino a grandezza naturale : Francesca si fa fotografare con uno di loro... sembra quasi vivo ed il cucchiaio che Francesca per celia tenta di prendere
sembra proprio poggiato lì un attimo prima.
Arriviamo alla periferia di Leon nel primo pomeriggio. Abbiamo due indirizzi per l'ostello: il primo è fuori dal centro ma è quello che sembrerebbe più consigliato: peccato che non c'è più da qualche anno, anzi meglio
perchè l'altro indirizzo è proprio nel centro della città medievale. Le macchine non passano e vado in escursione. L'ostello si chiama                  e vengo subito accolto bene, il prezzo è di 5 € a persona ma quando chiedo di vederlo - stanno ancora ripulendo - sono disgustato dalle enormi camerate rimpinzate di letti e dai bagni non propio lindi! Mi faccio ridare soldi e documenti, e vedo poco più in là sullo stesso edificio un albergue a 3 stelle.E' l'albergo che i prelati della struttura utilizzano, più tardi alla messa nella cappelletta ritroveremo molti pellegrini. Mi accordo per un prezzo decente e abbiamo una camera tutt aper noi incluso iol bagno che sfruttiamo immediatamente. Non sarà proprio penitenziale ma ogni tanto ci vuole un ristoro decente. Dopo un giro alla città nuova - niente di che  - dove prendiamo i viveri, e dopo cena
ci dedichiamo ad un giro della città medievale, integra nell' ampia scalinata in pietra che porta alla maestosa cattedrale che le luci arancioni rendono ancora più suggestiva.              

  

martedì 1 settembre 2015

Il Cammino di Santiago 2 - Aprile 2013

La notte movimentata, le due signore olandesi -o tedesche - che ci hanno dormito accanto hanno intonato il noto concerto notturno per fiato e naso, è stata surclassata dall'attività parossistica della mattina.
Ancor prima delle sei un via vai continuo e frenetico dalle brande verso il bagno e ritorno, - proprio vicino al mio letto -  uno scalpicciar di scarponi,  un rumore fatto di parole prima bisbigliate - fastidiosissime - sfociate in breve in vocio babelico incurante, ad intensità crescente, che alfine occupava tutti gli spazi, rimbalzando e amplificandosi, di chi scambiava esperienze, emozioni proponimenti ed itinerari, mentre si raccoglievano lenzuola e sacchi a pelo, si curavano piaghette ai piedi,  si stringevano i lacci degli scarponi e degli zaini, ci si preparava per il cammino odierno.

Attoniti e frastornati, Francesca nella branda di sopra ed io sotto, tentavamo con tutte le nostre forze di resistere, indugiando sotto il lenzuolo con gli occhi chiusi, fingendo di ignorare tutto quel parapiglia, ma alla fine abbiamo dovuto capitolare anche perchè la regola dell'ostello imponeva l'uscita alle otto! Ed in effetti in brevissimo tempo tutto il caos si era placato: i pellegrini all'improvviso erano scomparsi con tutto il loro carico ed i rumori, lasciando le camerate svuotate e le brande spoglie.
Avremmo imparato presto che quel rito si sarebbe ripetuto identico, in tutti gli ostelli del nostro percorso e presumibilmente in tutti gli innumerevoli ostelli sparsi lungo il "Camino".

Per noi - ancora imborghesiti e non adusi - la mattinata iniziava al bar di fronte all'ostello, guarda caso gestito da un ragazzo ligure o toscano, con una bella colazione - caffellatte succo e cornetto! - che doveva approntarci alle fatiche imminenti.

Il nostro camino infatti iniziava dal Puente della Magdalena, seconda tappa dell' itinerario francese in Navarra e che partiva da Roncisvalle - o ancor prima da Juan Pie de Porc in Francia. Anni prima avevamo fatto,Francesca ed io, un primo tratto di quella tappa che perciò consideravamo già fatta!
Il percorso a ritroso dall'Ostello al Puente, poche centinaia di metri attraversando la porta di Francia, è sufficiente per innescare quel conflitto perenne che cova sotto la cenere del rapporto padre/figlia, che nonostante i buoni propositi reciproci ci accompagnerà ancora per molto tempo ancora.

Scattate le foto di rito, diamo ufficialmente il via al nostro camino seguendo attenti la conchiglia che indica il percorso che, attraversando prima il Casco Antiguo, ci accompagna dai quartieri della moderna Pamplona alla periferia verso l' Alto del Perdon: è questa una altura a circa 7 km che si raggiunge attraversando campi e un paesino dove l'attrazione da vedere e' la Fuente Reniega - ormai disseccata - ma che non vediamo perchè avremmo dovuto deviare dal percorso.


Infatti c'è da notare che nonostante siamo appena partiti, io mi porto da casa una brutta gonalgia che seppur non mi impedisce di camminare, mi provoca però un bel po' di dolore. La stessa Francesca ha problemi con i suoi scarponi, comprati nuovi per la bisogna (....te l'avevo detto che mi avrebbero fatto male...!), e quindi lei decide di pellegrinare in ....sandali!

Il campo che attraversiamo è completamente assolato e sebbene la temperatura non sia eccessiva, quando inizia la salita iniziano le prime difficoltà: Francesca comincia ad attardarsi, si lamenta degli scarponi, se li cambia, un pellegrino anziano ci sopravanza, e dopo i soliti scambi di complimenti, riprendiamo. Sullo sfondo la sequenza delle moderne pale a vento che
coronano l' altura dove siamo diretti, ci danno l'idea della distanza che dobbiamo percorrere.
Fortunatamente, qualche 
nuvola attenua la calura ed il terreno più scosceso e ripido, riaccende la voglia di Francesca che ha bisogno di entusiasmo per alimentarsi, e quindi facciamo gli ultimi chilometri in stile arrampicata, allietati peraltro da altri giovani pellegrini, con le pale dei mulini a vento sempre più vicine, enormi e quasi minacciose, li superiamo in un attimo, accolti sulla piana dell' Alto del Perdon, 800 m slm, da raffiche di vento e dalle sculture in ferro omaggio ai pellegrini.....e ai somari.

Sostiamo per un pò in quell'area, confondendoci con altri gruppi, per fare foto e rifocillarsi. In basso in lontananza Puente La Reina, il paesino meta della nostra prima tappa, che dista però ancora una decina di chilometri. La nostra intenzione è di intercettare il bus, ma gli orari sono ormai saltati. Infatti la discesa convulsa per il sentiero sconnesso di sassi e brecciolini, mi
riporta alla mente quasi la discesa di Tavolara, anche se questa è più lunga e meno ripida. Alla fine della discesa attraversiamo campi di girasoli e la cosa che mi incuriosisce sono i solchi nella terra, come se fosse stata arata di fresco, ma più profondi: avrei letto che qualche giorno prima una scossa di terremoto aveva appunto mosso la terra!



Camminiamo e veniamo superati da due ragazzi con altro passo: cominciamo a lamentarci che non si arriva mai. Non siamo attrezzati con borracce e quando arriviamo in un paesino cerchiamo invano ristoro. E' il primo pomeriggio ed il paesetto ordinato e ben messo sembra disabitato.Ci sediamo di fronte ad un complesso chiesale, riprendiamo il cammino e la fermata del bus sembra prenderci in giro. L'entusiasmo va scemando con le prime fatiche e l'arrivo all'ostello - abbiamo scelto il secondo sulla strada all'ingresso del paesino - lo accogliamo con sollievo.




Questi ostelli - gestiti privatamente, oppure da associazioni pubbliche o ecclesiastiche - sono esattamente organizzati per il riposo dei pellegrini: infatti non offrono altro che un letto e un bagno dove accudirsi. Spesso le strutture sono sovraffollate e i letti a castello ammucchiati in modo da occupare ogni spazio disponibile. In cambio chiedono un obolo piuttosto  contenuto 5/10 €, e questo è la misura di quanto valgono!  D'altra parte c'è da considerare che questi ostelli  sono l'evoluzione di luoghi di accoglienza che nel corso dei secoli hanno dato alloggio a pellegrini che perlopiù l'unica cosa che possedevano era il loro bastone e la loro borraccia, e che lo spirito del Camino di Santiago, è quello della penitenza - di un fioretto - alla ricerca delle cose vere della vita. Per cui vietato lamentarsi.
Questo di Puente la Reina è dei Padre Reparadores, suddiviso in stanze da 9 letti a castello (quindi per diciotto persone), e fortunatamente - superato un disguido- troviamo posto.

Con il bus torniamo a Pamplona a recuperare l'auto, parcheggiata opportunamente vicino alla stazione dei bus dove non c'è da pagare l'esoso ticket, che parcheggiamo davanti l'ostello - cercando di non farci troppo notare!  La passeggiata per il corso antiguo - prolungamento del Monastero dei Padri Reparadores - il cui selciato testimonia l'epoca - XIV secolo - non offre molte attrattive, al di là di un grande crocifisso in legno con la tipca faccia smunta del Gesù espaniol. Ci sono un paio di trattorie che espongono il loro "menù dos peregrinos", e ci facciamo allettare da una minestra calda che consumiamo unici avventori. La giornata è stata lunga. Gli altri sono già quasi tutti a nanna e lo stesso facciamo noi.     
  
             
18 Aprile -
 La notte è passata veloce ma ristoratrice, ed il risveglio come solito troppo frettoloso per noi che abbiamo il meabolismo lento. Approfitto per farmi una doccia calda, anche se fuori - le finestre del bagno sono spalancate - l'aria mattutina è fresca e piuttosto umida. Purtroppo non ho un accappatoio e mi devo asciugare con il mini-asciugamano da palestra di Francy.
Dobbiamo affrettarci perchè stanno già spazzolando le camerate.Timbro per la compostela e soliti ultimi, saliamo in macchina - sempre discreti - e posteggiamo davanti alla fermata del bus, da dove scenderemo per recuperare l'auto dalla nostra seconda tappa Estella 25 Km.
Casualmente di fronte alla fermata c'è un bar - già notato la sera prima - dove consumiamo la nostra consueta colazione.

La giornata è coperta e rischia pioggia: un'altra eventualità per cui non siamo troppo preparati. Partiamo, come solito con molta calma: non abbiamo fretta. Fotografiamo il ponte di pietra - il ponte de la Reina -del dodicesimo secolo, veramente notevole - come i molti altri che incontreremo lungo il camino - e ci incamminiamo su un lato della strada sterrata: sull'altra due altri pellegrini - meglio attrezzati di noi - uno dei quali disabile.






Il paesaggio è quello tipico della campagna: distese coltivate a perdita d'occhio senza alberi o rilievi.
Il primo paesino che incontriamo è Maneru dove possiamo dissetarci ad una fontana posta in una piazza: incrociamo una strana signora con un grande cane bianco che fa il camino da sola, e che ritroveremo più avanti.
Le stradine del paese perlopiù piastrellate finiscono in campagna. La guida dice che nel Medioevo il villaggio era frequentato dai templari, di cui però non si vede traccia. E' invece ben visibile quella di un ostello quattro stelle da cui escono panciuti quattro "pellegrini": mi vengono in mente le offerte di tour guidati del camino, con possibilità di trasferimento by car, sia del bagaglio che del....pellegrino! Un po' come noi anche se noi abbiamo intenzione di fare il nostro bel percorso a piedi. 

Si continua lungo il sentiero in mezzo 
alla campagna. Ad un tratto incrociamo piccoli cumuli di sassi: un segnale del passaggio del pellegrino che lascia un sasso sul percorso. Francesca scambia due parole con un ragazzo spagnolo che - dice - di aver lasciato un promettente impiego bancario per affrontare il Camino, da solo. Qualche mese sabbatico.
E' curioso come si addensano e poi si discostano i vari camminatori: anche se il passo è diverso spesso sono i posti di attrazione che intruppano. 




  

Cirauqui infatti c'è una bella frotta di pellegrini tutti intenti a fotografare gli stemmi medievali riportati sui portoni delle case padronali e raffiguranti animali, castelli e spade. Non ci sottraiamo.





 Un altro motivo di aggregazione è la difficoltà del percorso: il ponte dopo il paese è posto su una strada romana rimasta pressocchè integra, per un breve tratto, in fondo ad una discesa perigliosa che appunto rallenta e aggruppa.
 
 Procediamo infatti adesso in buon numero,una ragazza piuttosto in carne ha evidenti problemi di deambulazione - piaghe al piede - ma non rinuncia a procedere. Un atletico ragazzo norvegese fa la spola avanti e indietro per incoraggiare e aiutare chiunque: lo ritroveremo all'ingreso di Estella. 
Ci soffermiamo su un tronco sull'argine di una fiumara quasi  in secca e Francesca scopre anche lei di avere un problema alla pianta del piede e alla caviglia.E' per questo che rallenta la sua marcia, ma stoicamente non demorde.

. E' già il primo pomeriggio quando arriviamo all'altezza di una chiesa medievale,- l 'Ermita di San Miguel dell'XI secolo - ma non abbiamo intenzione di deviare e fermarci. Proseguiamo ed attraversiamo il fiume tra una vegetazione rigogliosa e bruna e quando ne usciamo siamo ormai in vista della cittadina che ci accoglie dopo una larga curva con un imponente monastero con statue di monaci. Lungo la stessa Rua subito al principio l'Aubergue Municipales, dove ci fermiamo per la notte, ancora se possibile più accatastati e ammassati della sera prima. Cè il tempo però di tornare con il bus a recuperare la macchina e fare una bella cenetta al piano alto di un pub dove incredibilmente ci cucinano cordon blue ed insalata. Siamo soli nella sala ma la cena non è male.                       

lunedì 17 agosto 2015

CI HANNO RUBATO LE BICI.......

Che cosa avreste fatto voi se tornando da una passeggiata non aveste più trovato la vostra bici, inserita qualche minuto prima correttamente in una rastrelliera portabici nella piazza della stazione ferroviaria di fronte all'ufficio turistico di una cittadina balneare della costa catalana ?

Che cosa avreste detto se la vostra bicicletta fosse stata equipaggiata con borse laterali anteriori e posteriori
imbottite di tutto quello che può servire per un viaggio di oltre trenta giorni, tra mutande e magliette, medicine (una borsa intera) e camere d'aria, cartine e attrezzi, la bisogna di un tour appena iniziato?

Come vi sareste sentiti al pensiero che il lavoro di organizzazione, studio degli itinerari, storia dei luoghi, prenotazioni e anticipi, percorribilità e difficoltà, previsione di imprevisti, e poi messa a punto della bici, spese accessorie, insomma tutto volato via in un attimo perchè ti sei ritrovato come un pirla in mutande  con un ombrellino da spiaggia in mano?

Come avreste reagito voi all'inettitudine delle forze dell'ordine, appostate sul marciapiede a fianco all'ingresso della stazione a cinque metri dalla rastrelliera, stark & hutch in macchina che hanno potuto solo dirci:
"eh, la stazione è il posto peggiore dove lasciare le bici.....ormai le avranno caricate con un furgone.....è impossibile ritrovarle....." salvo allontanarci dal luogo del delitto con la scusa di una inutile denuncia?

E che cosa avreste potuto replicare a vostra figlia - compagna di viaggio - che giustamente reclamava
che su tutti i siti di turismo che riguardano Barcellona e dintorni la prima avvertenza è sul rischio di furto delle bici. Ed io che per due mesi sono stato al computer aprendo proprio quei siti, non me ne sono mai accorto?

CI HANNO RUBATO LE BICI !!!!!

E' stato vano il giro in cerca di un qualche piccolo indizio (speranza subito annientata  alla vista di un barbone che frugava nei cassonetti). Vano sfogare la rabbia su quegli stupidi - e chissà se complici - tutori dell'ordine.
Una rabbia che montava insieme al magone. Un' impotenza mista a rassegnazione e incredulità: non poteva essere possibile infatti. Ci scherzavamo tornando dal mare, ma era una boutade. Chi poteva avere l'ardire di caricarsi due biciclette bardate e pesanti come le nostre. Il rispetto che si deve ai viaggiatori non poteva consentirlo......

E' SUCCESSO! BASTARDI.. VIGLIACCHI. 

Vale la pena prendersela con quei disgraziati che per campare rubano? Oppure addebitare alla connivenza delle istituzioni che con la loro incapacità di intercettare il crimine lo alimentano
garantendone l'impunità?  

Il mercato delle biciclette usate è molto florido in Spagna! E le nostre erano molto appetibili: non bici scrause da battaglia, ma bici di marca e di qualità. Una Atala con doppie sospensioni, ed una Bottecchia Cross Lite.
Complimenti al paese dei giovani della libertà e della mancanza di controlli sul malaffare. Basta con il Sud del mondo. Sarebbe potuto accadere in Germania? a Copenhagen? In Olanda? Io credo di no. In Italia si!

Avevamo preso il treno fino a Sitges per evitare il traffico di uscita da Barcellona ed  i tornanti di Vilanova,
e proseguire poi fino a Calafell, la nostra prima tappa dove avevamo l'hotel prenotato.
Ci siamo fatti ingannare dall'amenità del luogo, una cittadina di mare nel pieno della stagionalità.
Un errore , il MIO, imperdonabile.
Siamo arrivati a Calafell in treno!. TUTTO E' POI  CAMBIATO.