nuvola attenua la calura ed il terreno più scosceso e ripido, riaccende la voglia di Francesca che ha bisogno di entusiasmo per alimentarsi, e quindi facciamo gli ultimi chilometri in stile arrampicata, allietati peraltro da altri giovani pellegrini, con le pale dei mulini a vento sempre più vicine, enormi e quasi minacciose, li superiamo in un attimo, accolti sulla piana dell' Alto del Perdon, 800 m slm, da raffiche di vento e dalle sculture in ferro omaggio ai pellegrini.....e ai somari.
Camminiamo e veniamo superati da due ragazzi con altro passo: cominciamo a lamentarci che non si arriva mai. Non siamo attrezzati con borracce e quando arriviamo in un paesino cerchiamo invano ristoro. E' il primo pomeriggio ed il paesetto ordinato e ben messo sembra disabitato.Ci sediamo di fronte ad un complesso chiesale, riprendiamo il cammino e la fermata del bus sembra prenderci in giro. L'entusiasmo va scemando con le prime fatiche e l'arrivo all'ostello - abbiamo scelto il secondo sulla strada all'ingresso del paesino - lo accogliamo con sollievo.
Questi ostelli - gestiti privatamente, oppure da associazioni pubbliche o ecclesiastiche - sono esattamente organizzati per il riposo dei pellegrini: infatti non offrono altro che un letto e un bagno dove accudirsi. Spesso le strutture sono sovraffollate e i letti a castello ammucchiati in modo da occupare ogni spazio disponibile. In cambio chiedono un obolo piuttosto contenuto 5/10 €, e questo è la misura di quanto valgono! D'altra parte c'è da considerare che questi ostelli sono l'evoluzione di luoghi di accoglienza che nel corso dei secoli hanno dato alloggio a pellegrini che perlopiù l'unica cosa che possedevano era il loro bastone e la loro borraccia, e che lo spirito del Camino di Santiago, è quello della penitenza - di un fioretto - alla ricerca delle cose vere della vita. Per cui vietato lamentarsi.
alla campagna. Ad un tratto incrociamo piccoli cumuli di sassi: un segnale del passaggio del pellegrino che lascia un sasso sul percorso. Francesca scambia due parole con un ragazzo spagnolo che - dice - di aver lasciato un promettente impiego bancario per affrontare il Camino, da solo. Qualche mese sabbatico.
A Cirauqui infatti c'è una bella frotta di pellegrini tutti intenti a fotografare gli stemmi medievali riportati sui portoni delle case padronali e raffiguranti animali, castelli e spade. Non ci sottraiamo.
Procediamo infatti adesso in buon numero,una ragazza piuttosto in carne ha evidenti problemi di deambulazione - piaghe al piede - ma non rinuncia a procedere. Un atletico ragazzo norvegese fa la spola avanti e indietro per incoraggiare e aiutare chiunque: lo ritroveremo all'ingreso di Estella.
Ci soffermiamo su un tronco sull'argine di una fiumara quasi in secca e Francesca scopre anche lei di avere un problema alla pianta del piede e alla caviglia.E' per questo che rallenta la sua marcia, ma stoicamente non demorde.
. E' già il primo pomeriggio quando arriviamo all'altezza di una chiesa medievale,- l 'Ermita di San Miguel dell'XI secolo - ma non abbiamo intenzione di deviare e fermarci. Proseguiamo ed attraversiamo il fiume tra una vegetazione rigogliosa e bruna e quando ne usciamo siamo ormai in vista della cittadina che ci accoglie dopo una larga curva con un imponente monastero con statue di monaci. Lungo la stessa Rua subito al principio l'Aubergue Municipales, dove ci fermiamo per la notte, ancora se possibile più accatastati e ammassati della sera prima. Cè il tempo però di tornare con il bus a recuperare la macchina e fare una bella cenetta al piano alto di un pub dove incredibilmente ci cucinano cordon blue ed insalata. Siamo soli nella sala ma la cena non è male.